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"Bulgaria, Romania e Croazia entrino in Schengen", nuovo richiamo agli Stati (e ai Paesi Bassi)

La Commissione europea mette sul tavolo una comunicazione per chiedere di procedere "senza ulteriori ritardi" alle decisioni che si rendono necessarie. Un primo via libera si attende per l'8 dicembre

Bruxelles – Bulgaria, Romania e Croazia hanno tutte le carte in regola per entrare a far parte dell’area Schengen di libera circolazione. “Non c’è dubbio che l’Unione sia pronta per una decisione storica di questa portata senza ulteriori ritardi”. Firmato: la Commissione europea. Il team von der Leyen torna a insistere sulla necessità di completare il processo di integrazione e rilanciare il mercato interno. Lo fa con una comunicazione rivolta agli Stati membri, ed in particolare ai Paesi Bassi, che continuano ad esercitare il diritto di veto che impedisce di trovare quell’unanimità richiesta per il cambio di passo.

È giunto il momento di consentire a Bulgaria, Romania e Croazia di diventare membri Schengen a pieno titolo, come è loro diritto, sottolinea Margritis Schinas, uno dei vicepresidente della Commissione europea, che mette in guardia sulle ricadute in termini di fiducia. I continui ritardi rischiano di alienare indebitamente i cittadini di questi paesi e in un momento in cui l’Europa deve essere più unita”.

La Commissione sa di potersi avvalere del sostegno del Parlamento europeo che, con due risoluzioni separate, nelle scorse settimane si è espresso a favore dell’allargamento a Bulgaria e Romania (18 ottobre) e alla Croazia (10 novembre). In occasione di questo secondo voto gli europarlamentari bulgari, di tutti gli schieramenti, ha inviato una lettera al primo ministro olandese, Mark Rutte, per ricordare che “le decisioni sull’allargamento dell’area Schengen non possono dipendere dall’agenda di un solo Stato” membro. Una dimostrazione della frustrazione crescente.

La Commissione europea si aspetta un via libera già in occasione della riunione dei ministri degli Interni dell’8 dicembre, utile ad aprire la strada per un accordo a livello di leader in occasione del vertice del Consiglio europeo della settimana successiva. Per il team von der Leyen il tempo delle decisioni è adesso. Anche perché, mantenere controlli alle frontiere interne in un momento di grande incertezza internazionale e lo spettro di una nuova recessione, non appare la scelta più lungimirante.

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