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Frontex senza pace. Anche la direttrice esecutiva ad interim Kalnaja sotto indagine per possibile malagestione di fondi Ue

Frontex senza pace. Anche la direttrice esecutiva ad interim Kalnaja sotto indagine per possibile malagestione di fondi Ue

Secondo quanto emerge da un'inchiesta internazionale, l'agenzia Ue avrebbe ritardato il pagamento degli alloggi dei suoi funzionari di stanza all'estero. Il nuovo scandalo rischia di costare alla funzionaria lettone la conferma alla guida di Frontex

Bruxelles – Un nuovo scandalo rischia di travolgere ancora Frontex, proprio nei giorni in cui si decide il futuro della guida dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Come rivelato da un’inchiesta internazionale guidata da Lighthouse Reports, Der Spiegel e Mediapart, la direttrice esecutiva ad interim Aija Kalnaja compare tra gli indagati dell’Ufficio europeo anti-frode (Olaf) per ritardi non giustificati nel pagamento degli alloggi dei suoi funzionari di stanza all’estero.

Frontex Aija Kalnaja Ylva Johansson
Da sinistra: la direttrice esecutiva ad interim di Frontex, Aija Kalnaja, e la commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson

Le informazioni sarebbero state divulgate agli Stati membri e alla Commissione Europea lo scorso 23 novembre durante una riunione a porte chiuse, a cui anche gli eurodeputati sarebbero stati tenuti all’oscuro. Secondo quanto emerge dai documenti ottenuti dai media internazionali, l’Agenzia avrebbe sospeso il contratto con il principale fornitore di servizi di alloggio – l’agenzia di viaggi estone Baltic Tours – perché sospettato di aver applicato prezzi “eccessivi”. In questo modo i locatori europei che ospitavano soprattutto membri del corpo permanente di Frontex non avrebbero ricevuto il compenso dovuto e sarebbero ancora in attesa degli affitti che Frontex deve pagare con i fondi comunitari. Come dichiarato a Euractiv, l’Olaf al momento non può fornire ulteriori dettagli “a causa della riservatezza dell’indagine”, ma anticipa che questa non è l’unica indagine in corso che riguarda l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera

L’attuale direttrice ad interim di Frontex ha confermato di aver ricevuto l’informazione dall’Ufficio anti-frode di essere una “persona interessata” dall’indagine. Anche se fosse attestata la sua innocenza, il rischio professionale per Kalnaja rimane particolarmente elevato: a quasi otto mesi dalle dimissioni dell’ex-direttore esecutivo, Fabrice Leggeri, per il coinvolgimento nelle violazioni dei diritti umani delle persone migranti nel Mar Egeo, il consiglio di amministrazione di Frontex dovrebbe decidere oggi (martedì 30 dicembre) il nome della nuova o nuovo direttore esecutivo. L’ultimo scandalo potrebbe costare il posto alla funzionaria lettone – che ha retto provvisoriamente le sorti dell’Agenzia Ue dal primo luglio – nella competizione a tre con Terezika Gras, segretaria di Stato del Ministero degli Interni croato, e Hans Leijtens, alto funzionario militare olandese.

L’affaire Leggeri in Frontex

Il nuovo rischio di scandalo per Frontex si apre mentre non si è ancora chiuso quello sulle violazioni dei diritti umani nel Mar Egeo. Era il 29 aprile quando l’ex-direttore esecutivo Leggeri annunciava le sue dimissioni, portando come giustificazione il fatto che “il mandato su cui sono stato eletto e rinnovato nel giugno 2019 è stato silenziosamente ma effettivamente cambiato“. Mentre la Commissione Ue smentiva immediatamente qualsiasi cambio di ruolo dell’Agenzia nel proteggere le frontiere esterne dell’Unione nel rispetto dei diritti umani, era apparso subito evidente che la decisione si era resa piuttosto necessaria dai contenuti del rapporto – non pubblicato – dell’Olaf sulle accuse di cattiva condotta in relazione alle violazioni dei diritti umani alle frontiere esterne dell’Ue.

Fabrice Leggeri Frontex
L’ex-direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri

Nel corso dell’audizione a porte chiuse da parte delle commissioni per il controllo dei bilanci (Cont) e per le Libertà civili (Libe) del Parlamento Europeo, il direttore generale dell’Olaf, Ville Itälä, aveva confermato che le violazioni riguardavano anche la leadership di Frontex. Proprio per questo motivo il rapporto è rimasto nascosto per mesi. L’Ufficio europeo anti-frode non può pubblicare i rapporti, perché il suo compito è solo quello di condurre le investigazioni, mentre l’agenzia direttamente interessata – Frontex, appunto – ha sì l’obbligo di trasparenza, ma anche quello di “trattare i rapporti in modo confidenziale”, dal momento in cui il documento menziona esplicitamente le persone coinvolte nelle violazioni dei diritti umani e sotto investigazione. Al momento il documento ufficiale non è ancora stato reso pubblico.

Il contenuto del rapporto è però di dominio pubblico dallo scorso 13 ottobre, grazie a un leak (una fuga di notizie non autorizzata) pubblicato dalla stessa rete di media internazionali. Al centro delle indagini concluse nel febbraio di quest’anno – dopo 16 mesi di lavoro – ci sono interviste a testimoni oculari, messaggi WhatsApp ed e-mail ottenute dalle perquisizioni degli uffici della sede di Frontex a Varsavia. In questo modo l’Olaf ha potuto ricostruire il coinvolgimento attivo o passivo (cioè di non impedimento delle violazioni) da parte dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera nei pushback, i respingimenti illegali di persone con diritto alla protezione internazionale ai confini dell’Unione Europea, messi in atto dalla guardia costiera greca: in molti passaggi del documento viene denunciata la pratica di abbandonare esseri umani in zattere di salvataggio gonfiabili in mezzo al mare per impedire loro di esercitare un proprio diritto fondamentale. La direzione di Frontex ha nascosto casi di violazioni dei diritti umani “di natura grave o che probabilmente persisteranno” anche al suo stesso responsabile dei diritti fondamentali, Jonas Grimheden (dal giugno 2021).

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