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    Home » Economia » Perché la crisi del settore automotive tedesco mette a rischio la produzione italiana

    Perché la crisi del settore automotive tedesco mette a rischio la produzione italiana

    I due storici partner commerciali rischiano di essere inghiottiti nello stesso vortice negativo. La trasformazione green spaventa il settore, come i rischi della delocalizzazione della produzione

    Noemi Morucci di Noemi Morucci
    31 Ottobre 2024
    in Economia
    Auto

    Foto: Jens Schlueter/Afp

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    Bruxelles – Italia e Germania vanno storicamente a braccetto come partner commerciali. Nel 2023 è stato registrato il secondo valore di interscambio maggiore di sempre, confermando per la Germania la prima posizione negli scambi con l’Italia.

    La crisi del settore automotive tedesco intanto però non rallenta, con Volkswagen e il taglio dei rami secchi sia in Germania che in Belgio, la diminuzione della produzione e dell’esportazione, i dazi Ue alla Cina per evitare di restare schiacciati dalle vendite di auto elettriche da Pechino. E l’Italia rischia di subire una forte onda d’urto se il settore automotive in Germania entrasse in una spirale discendente.

    Nel 2023, secondo i dati della Camera di Commercio Italo-Germanica (AHK Italien), è stata registrata una crescita degli scambi nel settore delle auto, con aumenti per le importazioni e nelle esportazioni. “I dati dimostrano la strutturalità dei rapporti italo-tedeschi pur nel contesto del rallentamento tedesco”, commenta la Presidente di AHK Italien, Monica Poggio.

    La filiera delle auto ha mosso quote per 25,76 miliardi di euro, di cui la quota di esportazioni di componentistica dell’Italia verso la Germania è del 20.5 per cento, secondo i dati di Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica), con una valore economico di 5,2 miliardi di euro. Come importazioni, la Germania è sempre al primo posto come partner italiano (23,6 per cento del totale).

    “La crisi della domanda di autoveicoli in Europa e in Italia, l’aumento dei costi di produzione e il rallentamento degli investimenti in nuove tecnologie della mobilità stanno creando le premesse per un possibile peggioramento di scenario“, avverte Marco Stella, Presidente del Gruppo Componenti Anfia. Stella, parlando dei posti di lavoro, ricorda che: “Nel primo semestre 2024, sono stati annunciati tagli per ulteriori 32.000 posti di lavoro, superando i 29.000 del secondo semestre 2020. La componentistica è sotto pressione anche in Italia”, ricordando anche le grandi perplessità della filiera riguardo ai tagli del Fondo automotive prospettati dal governo italiano.

    Il 2024 si prospetta un anno di arretramento per i vari indicatori economici, a partire dal fatturato, secondo le stime dell’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana e sui servizi per la mobilità 2024. Chiaramente in Ue, come in Italia, si deve guardare anche agli obiettivi politici, come quello della neutralità climatica. L’Italia ha reso il ripensamento dello stop ai motori a combustione entro il 2035 una priorità da portare al Consiglio dell’Ue, con reazioni non particolarmente accoglienti, per altro.

    Il mercato sta evolvendo e con questo le regole della produzione, per cui anche in Italia ci si sta spostando verso la produzione di componenti dedicati a veicoli elettrici, come anche per i veicoli a guida automatizzata. Il problema, come anche in Germania, è che il mercato stesso non è pronto a recepire i nuovi prodotti. Le scelte del gruppo Volkswagen possono segnare un punto impegnativo da cui ripartire, soprattutto considerando l’ottica di delocalizzare la produzione verso paesi extra-Ue.

    Perdere una fetta di mercato per l’esportazione di veicoli e componentistica sarebbe un danno consistente per l’Italia. Anche lo studio di Ice (Rapporto Ice – L’Italia nell’economia internazionale 2023-2024) conferma la prospettiva dura per il settore: “Prospettive deboli si delineano anche per i settori legati ai trasporti, a partire dall’automotive, caratterizzato da un fisiologico assestamento sui livelli elevati raggiunti dopo la forte crescita del biennio 2022-23”. Grande attenzione al cambio epocale per il settore con la decarbonizzazione e al alle difficoltà del dibattito in Ue, che, per Ice, renderà “più incerti i tempi e le modalità con cui la trasformazione green si concretizzerà nel mondo dei trasporti“.

    Per Prometeia, siamo “siamo ancora ben lontani dall’obiettivo del 2035”. E’ chiaro che mancano politiche di incentivo, per cui la Germania stessa non investe sul settore auto elettriche e si registra “un’inversione di tendenza, con una riduzione della quota di auto elettriche vendute sul totale“.

    L’Italia è molto lontana dalla media europea per l’elettrico e senza il traino tedesco rischia di avere prospettive ancora meno rosee per i futuri anni.

    Tags: automotiveCrisigermaniaitaliaperdite

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