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    Home » Politica » Il 2025 per la competitività, il 2030 per la difesa: i leader si dettano l’agenda delle riforme

    Il 2025 per la competitività, il 2030 per la difesa: i leader si dettano l’agenda delle riforme

    Il vertice del Consiglio europeo invita ad accelerare i lavori fin da subito per semplificazione e produzione. La soddisfazione di Meloni, che frena sulla spesa pubblica per maggiore sicurezza

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    21 Marzo 2025
    in Politica, Difesa e Sicurezza, In Evidenza
    [foto: European Council]

    [foto: European Council]

    Bruxelles – Avanti con le riforme legislative che servono per dare nuovo impulso al tessuto produttivo europeo e rispondere alle esigenze di competitività, incluso il settore della difesa. I capi di Stato e di governo dell’Ue trovano l’intesa politica per quello che si configura essenzialmente come un programma di lavoro innanzitutto per l’anno in corso. Il 2025 viene  visto come l’anno della semplificazione normativa utile a rilanciare produzione e industria. Nelle conclusioni approvate dai Ventisette, si chiede di termine entro l’anno, “come questione prioritaria”, il lavoro avviato con la proposta di pacchetto Omnibus, con cui la Commissione Ue intende attuare la bussola per la competitività.

    In tal senso si chiede di procedere, “entro giugno”, alla modifica delle norme per imporre lo stop agli obblighi di rendicontazione aziendale, e di ridurre gli oneri burocratico-amministrativi di almeno il 25 per cento per le imprese e fino al 35 per cento per quelle di piccole e medie dimensioni (Pmi). Così facendo “renderemo le cose più facili per tutte le aziende nel nostro spazio economico”, sintetizza un soddisfatto presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, al termine dei lavori, “quindi oggi siamo andati avanti con la semplificazione”.

    Difesa Esercito UE

    Avanti con la difesa. Obiettivo: essere pronti nel 2030

    Se per la competitività l’orizzonte temporale è immediato, per un’Europa della difesa nel senso vero dell’espressione l’appuntamento è al 2030. I leader chiedono “un’accelerazione dei lavori su tutti i filoni per aumentare in modo decisivo la prontezza di difesa dell’Europa entro i prossimi cinque anni”, a partire da subito, vale a dire dalla proposte della Commissione – piano Rearm EU e libro bianco sul futuro della difesa (che Eunews ha tradotto in italiano) – e dalle conclusioni del vertice dei leader del 6 marzo.

    Vuol dire, nello specifico, iniziare a lavorare fin da subito alla produzione di tutto ciò che serve per accrescere la capacità in termini di difesa aerea e missilistica, sistemi di artiglieria (comprese le capacità di attacco di precisione profonda, missili e munizioni, droni e sistemi anti-drone, mobilità militare, sicurezza informatica, intelligenza artificiale e guerra elettronica. Si tratta delle priorità individuate dalla Commissione europea.

    Il vero nodo resta quello dei finanziamenti. Per il momento resta fermo il ‘no’ a nuovi eurobond. Per questo si invita la Commissione a “prendere in considerazione l’ulteriore utilizzo dei programmi dell’Ue”, e nello specifico si suggerisce di esplorare l’opzione di InvestEU, il programma ue per gli investimenti. Un invito, quest’ultimo, che conferma da una parte la linea tedesco-olandese, e dall’altra la proposta italiana come avanzata dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

    La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni [Bruxelles, 20 marzo 2025]

    Meloni tra soddisfazione e dubbi

    “Nelle conclusioni si fa riferimento alla proposta dell’Italia per un utilizzo di InvestEU per finanziare la difesa”, sottolinea la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che si dice soddisfatta per andamento e ancor più conclusione dei lavori. Perché, fa notare, nella parte relativa alla  competitività, “per la prima volta si fa riferimento al concetto di neutralità tecnologica, per cui l’Italia si era fatta promotrice” fin dall’inizio. E’ questa la questione dei motori alimentati a combustibili alternativi a quelli tradizionali, con il governo che sta cercando di permettere l’uso dei bio-carburanti, su cui l’Italia ha molto da dire, oltre ai carburanti sintetici (e-fuels) cari ai tedeschi.

    Meloni non nasconde però qualche dubbio in materia di difesa, e nello specifico nella possibilità di attivare entro il mese prossimo le clausole che consentono la sospensione del patto di stabilità interno – quello nazionale, non quello europeo – per permettere spesa pubblica per la difesa. “Il termine di aprile mi sembra un po’ ravvicinato“, riconosce l’inquilina di Palazzo Chigi. “Dovremmo prevedere un po’ più di tempo” per le valutazioni e le decisioni del caso. L’Italia, comunque, resta ferma sulla posizione di cercare di evitare nuovo debito pubblico.

    Di questi e altri temi legati alla Difesa si parlerà il 15 aprile a Roma nell’evento della serie Connact “Difesa comune europea: finanziamenti e integrazione industriale“.

    Tags: antonio costacompetitivitàdifesagiorgia meloniindustriainvestimentisicurezzauevertice dei leader

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