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    Home » Politica Estera » La risoluzione su Gaza divide l’Aula di Strasburgo. È scontro sul termine genocidio

    La risoluzione su Gaza divide l’Aula di Strasburgo. È scontro sul termine genocidio

    I socialisti lo vogliono inserire nel testo, ma il leader dei popolari Weber frena: "Non aiuta, serve unità". In ballo anche la richiesta di sospensione dell'Accordo di associazione Ue-Israele. Intanto Tel Aviv ordina l'evacuazione di Gaza City

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    9 Settembre 2025
    in Politica Estera
    Gaza City

    La distruzione a Gaza City (foto: Omar Al-Qattaa/Afp)

    Bruxelles – Che redigere un testo comune sulla tragedia umanitaria in atto a Gaza fosse un compito difficile, lo dimostra il fatto che – a quasi due anni dal 7 ottobre 2023 – il Parlamento europeo si è sempre finora sottratto dall’incombenza. I gruppi politici metteranno per la prima volta ai voti una risoluzione giovedì 11 settembre, e le negoziazioni sono serrate. Il rischio di incagliarsi su punti di vista inconciliabili è altissimo, a partire dalla questione ‘genocidio sì’ o ‘genocidio no’.

    A insistere per riconoscere l’intento genocidario dell’azione militare israeliana è la famiglia socialista. A costo di fratture con la destra moderata. L’eurodeputata del Partito Democratico, Lucia Annunziata, l’ha affermato chiaramente in Aula: “Se per uscire dall’impasse in cui siamo oggi dobbiamo dividerci sul genocidio, dividiamoci pure”. Che gli oltre 64 mila morti palestinesi, il blocco agli aiuti umanitari, le evacuazioni forzate e le occupazioni coatte costituiscano un genocidio, ne è sicura anche la capogruppo S&d, Iratxe Garcia Perez, che tuttavia mantiene una certa cautela: “Quello che sta succedendo è un genocidio. Se ci sono problemi con il modo in cui lo chiamiamo, negozieremo. Sono disposta a negoziare”, ha aperto in mattinata la socialista spagnola.

    Chi non sembra disposto a scendere a compromessi, sono i 46 del gruppo della Sinistra europea: “Quello che vogliamo è una condanna chiara al genocidio, sostegno alla Corte penale internazionale” e “sanzioni a Netanyahu”, ha elencato il copresidente Martin Schirdewan. Nel testo depositato dal gruppo compaiono anche una dura critica ai leader delle istituzioni europee, colpevoli di “silenzi prolungati e mancanza di chiare condanne” dei crimini commessi da Israele, la richiesta di un embargo totale sulle armi a Tel Aviv e la “cessazione immediata” dell’accordo Ue-Israele nella sua interezza.

    Iratxe García Pérez Manfred Weber
    La capogruppo S&D Iratxe García Pérez e il capogruppo Ppe Manfred Weber (foto: EP)

    Numeri alla mano, è difficile che l’ambizioso testo proposto dalla sinistra radicale venga accolto dall’Aula. D’altra parte, le mozioni messe sul tavolo dai gruppi di destra ed estrema destra – Conservatori (Ecr) e Patrioti (PfE) – non contengono nessun elemento capace di aumentare la pressione sul governo di Netanyahu. Anzi, Ecr chiede che il Parlamento “respinga le accuse infondate secondo cui Israele starebbe commettendo un genocidio a Gaza”, ed entrambi incoraggiano una “continua cooperazione” con Tel Aviv nell’ambito dell’Accordo di associazione.

    Verosimilmente, il compromesso sarà raggiunto al centro, tra Popolari e Socialisti, con l’appoggio dei liberali di Renew e del gruppo dei Verdi. Sulla questione genocidio, la linea ufficiale dei primi è che “non spetta al Parlamento europeo decidere“, ma alle “procedure in corso presso organismi internazionali”, mentre il negoziatore dei Verdi per la risoluzione, Villy Søvndal, ha preferito parlare di “spargimento di sangue”, senza ricorrere al termine genocidio. Per il resto, i paletti fissati da liberali ed ecologisti ricalcano quelli indicati da S&d: sanzioni ai ministri estremisti israeliani, la sospensione del pilastro commerciale dell’accordo di associazione Ue-Israele e lo stop alla vendita e al trasferimento di armi verso Tel Aviv. Oltre che un cessate il fuoco immediato e l’ingresso di aiuti umanitari in larga scala nella Striscia di Gaza.

    Nessuno di questi punti è però presente nel testo redatto dal Ppe. Il suo leader, Manfred Weber, ha affermato questa mattina che “non aiuta avere un dibattito sulla formulazione, sulla parola genocidio o no”, ma che “quello che conta è trovare unità, trovare un approccio comune”. Per i popolari, il Parlamento europeo deve limitarsi a lanciare un appello per “un cessate il fuoco immediato, per il rilascio degli ostaggi detenuti da Hamas e per un flusso senza ostacoli di generi alimentari e aiuti umanitari per la popolazione di Gaza”, ha spiegato il relatore Michael Gahler. Aggiungendo che “non deve esserci alcuna evacuazione forzata dei civili che vivono nella città di Gaza”.

    L’esercito israeliano ha però già ordinato l’evacuazione immediata di Gaza City. E per quanto riguarda le altre richieste, i capi di Stato e di governo dell’Ue e l’Alta rappresentante le ripetono come un disco rotto da mesi, senza che abbiano sortito alcun effetto. Il rischio è, come paventato dalla leader socialista Perez, il Ppe metta gli altri gruppi di fronte a una “risoluzione vuota”, che “dice la stessa cosa che abbiamo sentito negli ultimi mesi, ovvero niente”. In definitiva, che l’Eurocamera si scopra effettivamente incapace di fare la propria parte per mettere fine alla sofferenza di oltre un milione di civili palestinesi. Genocidio o no.

    Tags: gazagenocidioisraelepalestinaparlamento europeopperisoluzioneS&D

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