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    Home » Politica » Di fronte alla minacce ibride l’UE sospende l’esenzione dall’obbligo dei visti

    Di fronte alla minacce ibride l’UE sospende l’esenzione dall’obbligo dei visti

    Il voto dell'Aula rende definitive le misure sui visti per i cittadini dei Paesi terzi in ingresso nell'area Schengen di libera circolazione. Operata una nuova stretta sull'immigrazione

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    7 Ottobre 2025
    in Politica, Mobilità e logistica

    Bruxelles – Paesi terzi e libera circolazione nell’UE, addio all’esenzione dell’obbligo dei visti. In caso di minacce per la sicurezza la Commissione europea può imporre di presentare nuovamente il documento anche per chi intende effettuare soggiorni di breve durata (fino a 90 giorni). A conferire questo mandato l’Aula del Parlamento europeo, che in via definitiva ha approvato a larga maggioranza – 518 favorevoli, 96 contrari, 24 astenuti – il cambio di passo.

    Il nuovo sistema prevede che i nuovi eventuali obblighi di visto per i cittadini dei Paesi terzi in ingresso nell’area Schengen di libera circolazione possa essere dapprima temporanei (come ad esempio nel caso del”attesa dello svolgimento di indagini o colloqui istituzionali) per poi divenire definitivi qualora i problemi dovessero persistere.

    Immigrazione e soprattutto minacce ibride, l’UE si ‘blinda’

    Il principio alla base di queste modifiche legislative è la necessità di voler rispondere a minacce alla sicurezza interna. Un cardine su cui ha insistito il Partito popolare europeo (PPE) in tempi in cui l’Unione europea vive in un rinnovato clima di paura crescente. Si potranno re-introdurre barriere all’ingresso nel caso di un aumento dei reati gravi commessi da cittadini del Paese interessato, in caso di “aumento sostanziale” delle domande di asilo respinte, dei dinieghi d’ingresso o del numero di persone che superano la durata del visto. La soglia per calcolare un basso tasso di riconoscimento delle domande di asilo sarà fissata al 20 per cento dei cittadini di una Nazione extra-UE.

    Parlamento Ue
    Strasburgo, l’Aula del Parlamento europeo [foto: European Parliament]

    La riforma introduce poi nuove ‘ragioni’ per attivare una sospensione del regime ‘visa-free’, a partire dalle minacce ibride (come la strumentalizzazione dei migranti da parte dello Stato), programmi di cittadinanza per investitori (più noti in Europa come schemi per ‘passaporti d’oro‘), mancanza di allineamento con la politica dei visti dell’UE, violazioni della Carta delle Nazioni Unite, del diritto internazionale dei diritti umani o del diritto umanitario, e mancato rispetto delle decisioni dei tribunali internazionali.

    Prevista anche una stretta per i funzionari statali e diplomatici stranieri, a cui si potranno applicare le stesse restrizioni.

    L’UE tra paure e ipocrisia

    Se il relatore del testo, il socialista sloveno Matjaž Nemec, presenta l’esito del voto come come “meccanismo che rafforza il nostro impegno a favore dei diritti umani e del diritto internazionale“, la negoziatrice dei popolari, Ana Miguel Pedro, la inquadra in tutt’altro modo: “Queste modifiche inviano un messaggio chiaro e fermo ai Paesi terzi che, pur essendo considerati partner, non cooperano a sufficienza con l’UE e i suoi Stati membri nell’affrontare le minacce alla sicurezza e l’immigrazione irregolare“.

    Che cosa significa liberalizzazione dei visti per un Paese extra-Ue ed extra-Schengen e a quali è stata concessa

    E’ l’Unione europea che fa fatica a dire come stanno veramente le cose, che parla di diritti quando pensa ad altro. Ancora di più l’Unione europea chiude le porte in faccia a richiedenti asilo e persone potenzialmente pericolose. E’ l’Ue che si chiude in sé stessa e agli altri, e che all’inclusione preferisce l’esclusione mascherata da minaccia prodotta da nemici da cui l’UE di oggi si sente circondata. Le invasioni dello spazio aereo da parte di droni di Paesi terzi è probabilmente l’ultimo tassello di quel senso di insicurezza che oggi anima e agita l’Europa degli Stati.

    A poco o nulla sono valsi i richiami di Luc Frieden, primo ministro del Lussemburgo, tra i Paesi fondatori, che un’ora prima del voto, in occasione del suo intervento in plenaria, aveva sottolineato proprio ai deputati europei tutti come “una duratura reintroduzione dei controlli alle frontiere non sarebbe solo un peso per la nostra economia, ma anche un regresso per l’intero progetto europeo e per i valori che esso rappresenta”.

    Tags: immigrazionelibera circolazioneLuc Friedenminacce ibrideparlamento europeosessione plenariasicurezzauevisti

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