dall’inviato a Strasburgo – Messo al bando il gas russo una volta e per sempre, adesso si mette nel mirino l’energia nucleare di provenienza russa. L’Aula del Parlamento europeo completa l’iter legislativo della proposta messa sul tavolo a giugno, e su cui l’intesa inter-istituzionale è stata trovata a inizio mese. A larga maggioranza (500 voti favorevoli, 120 voti contrari e 32 astensioni) gli eurodeputati approvano in via definitiva la misura anti-Putin dell’Unione europea. “E’ una maggioranza forte, il Parlamento europeo può essere orgoglioso”, sottolinea Ville Niinistö (Verdi), membro della commissione Industria e co-relatore del testo. “Questa è una decisione senza precedenti”, che segna “un grande successo per l’UE”.
Adesso “ci aspettiamo che la Commissione europea presenti la proposta per vietare anche l’energia nucleare“, evidenzia Inese Vaidere (PPE), relatrice per la commissione Commercio internazionale. Il suo non è un auspicio: nonostante nell’UE ancora 12 Paesi membri su 27 facciano un ampio uso di energia nucleare, “so che la Commissione presenterà la proposta“, assicura Valdere, rispondendo a una domanda di Eunews.
Si tratterà di capire come e quanto l’esecutivo comunitario vorrà colpire l’energia derivante da atono. Possibile un blocco parziale, ipotizza Niinistö, poiché, riconosce, eliminare completamente il nucleare “è più difficile rispetto al dover cambiare il fornitore di gas”. L’esponente dei Verdi non a caso ricorda che c’è una differenza tra combustibile nucleare e tecnologia nucleare, a sottolineare che i modi per colpire la Russia sono diversi, e tra questi ci sono i servizi per il settore.
Insomma, il nucleare russo è messo nel mirino. “Credo che gli Stati membri debbano prepararsi”, sostiene Niinistö. Prepararsi non tanto ad alternative alle centrali, quanto a nuove tensioni internazionali. Attualmente la Russia è il secondo fornitore di uranio dei Paesi dell’UE dopo il Niger, ma con il Paese africano le relazioni si sono complicate sulla scia dell’instabilità politica seguita al colpo di Stato del 2023. Smettere di acquistare dalla Russia vorrebbe dire innanzitutto rivolgersi verso il Kazakistan, Paese storicamente e tradizionalmente nella sfera di influenza e interesse russo. Accrescere la presenza europea in Asia centrale rischia di alimentare nuove tensioni.
Intanto si consuma la stretta sul gas, con il Parlamento europeo che ottiene anche condizioni più rigorose per la sospensione temporanea del divieto di importazione in situazioni di emergenza relative alla sicurezza energetica dell’UE. Per colmare eventuali lacune ed evitare l’elusione, gli operatori dovranno fornire alle autorità doganali maggiori dettagli sul paese di produzione del gas prima di poterlo importare o stoccare.


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