Bruxelles – L’Unione europea è “pronta a contribuire in ogni modo possibile per allentare la situazione e facilitare il ritorno al tavolo dei negoziati”. E’ quanto emerge dalla dichiarazione congiunta del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a margine della videoconferenza con i tredici governi dei Paesi del Golfo Persico e del Medio Oriente colpiti dalle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran. “Sebbene l’ordine internazionale basato sulle regole sia ora sotto pressione, crediamo fermamente che il dialogo e la diplomazia siano l’unica via praticabile da seguire”, si legge ancora nella dichiarazione congiunta.
Durante la videoconferenza, i vertici europei hanno ribadito la condanna agli attacchi indiscriminati dell’Iran e hanno espresso la loro “piena solidarietà ai popoli della regione”, insistendo su un maggior “impegno per la stabilità territoriale” e chiedendo “la protezione dei civili e il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario e dell’obbligo di rispettare i principi della Carta delle Nazioni Unite”. I due presidenti Ue hanno inoltre ricordato l’importanza delle operazioni difensive di Aspides e Atalanta che mirano a “proteggere le vie navigabili critiche e a prevenire qualsiasi interruzione delle vitali catene di approvvigionamento”.
C’è particolare preoccupazione per il Libano e l’escalation che ha portato “a un grave impatto sui civili, innescando sfollamenti su larga scala”, per cui von der Leyen e Costa hanno sottolineato “la necessità della protezione dei civili e del rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale”. In questo contesto, la Presidente von der Leyen ha annunciato la mobilitazione delle scorte di ReliefEU, strumento europeo di risposta alle emergenze che può essere attivato da partner e organizzazioni umanitarie, per sostenere circa 130.000 persone in Libano, con un primo volo previsto per domani (10 marzo).
I leader della regione hanno condiviso la loro analisi della situazione nei loro Paesi e nella regione più ampia e hanno spiegato l’impatto degli attacchi alle infrastrutture energetiche e della chiusura dello Stretto di Hormuz sulla sicurezza energetica globale, ed esplorato strade per rafforzare la cooperazione con i partner del Medio Oriente per mitigare questi rischi.
Per i Paesi dell’area, si sono collegati il re di Giordania Abdullah II ibn Al Hussein, il presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi, il principe del Bahrein Salman bin Hamad Al Khalifa, primo ministro e attuale presidente del Consiglio di cooperazione del Golfo, il presidente del Libano Joseph Aoun, il presidente siriano Ahmad Al-Sharaa, il vicepresidente turco Cevdet Yılmaz, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, il primo ministro iracheno Mohammed Shia’ Al-Sudani, il premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, quello del Kuwait Ahmad Abdullah Al-Ahmad Al-Sabah, il vice primo ministro degli Emirati Arabi Uniti Saif bin Zayed Al Nahyan, il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan Al Saud e quello dell’Oman Sayyed Badr bin Hamad Al Busaidi.



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