Strasburgo, dall’inviata – “In un contesto di crescenti tensioni geopolitiche, nazionalismo e protezionismo, l’Unione Europea resta un partner affidabile e duraturo”: queste sono le parole celebrative della presidente della commissione Commercio internazionale del Parlamento UE, Bernd Lange (S&D), che accolgono il voto che ha dato il via libera definitivo alla riforma del Sistema di preferenze tariffarie generalizzate (SPG). Lo strumento commerciale volto a sostenere la crescita dei Paesi in via di sviluppo è stato approvato nella seduta plenaria di ieri (28 aprile) con 459 voti favorevoli, 127 contrari e 70 astensioni e rappresenta per il socialista tedesco “una buona notizia per oltre 2 miliardi di persone in più di 60 Paesi, che beneficeranno per altri 10 anni delle preferenze tariffarie ridotte o nulle concesse unilateralmente dall’UE”.
In breve, lo schema delle preferenze generalizzate (GSP) è un meccanismo che, fin dal 1971, permette alle economie emergenti di esportare i propri prodotti verso il mercato unico europeo pagando dazi molto bassi. L’obiettivo dichiarato è di “offrire ai paesi in via di sviluppo una stabilità a lungo termine, soprattutto in momenti di crescenti sfide globali e di incertezza favorendo l’integrazione di queste nazioni nell’economia globale, contribuendo all’eliminazione della povertà e alla creazione di posti di lavoro nel rispetto dei diritti umani e ambientali”.
La riforma
La nuova normativa introduce criteri più severi per i beneficiari: per mantenere i vantaggi tariffari, i Paesi dovranno ratificare nuove convenzioni internazionali, tra cui l’Accordo di Parigi sul clima, la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e la Convenzione sui diritti dell’infanzia. Le due novità più discusse riguardano da una parte il legame tra commercio e migrazione e, dall’altro, le tutele per il settore agricolo europeo. Sono stati introdotti criteri più rigorosi (una procedura di valutazione più lunga e un impegno obbligatorio di almeno 12 mesi con i paesi interessati) che dovranno essere soddisfatti per beneficiare di questi vantaggi commerciali e, soprattutto, la possibilità di sospendere le preferenze tariffarie in caso di mancata cooperazione nel rimpatrio dei migranti irregolari. Su questo punto, dura la reazione di Cristina Guarda (eletta tra le file di Alleanza Verdi e Sinistra, nel gruppo europeo dei Verdi), che ha votato contro il regolamento finale, definendo “inaccettabile” il ricatto politico sui migranti. “Questa non è cooperazione, è neocolonialismo”, ha dichiarato, accusando l’Europa “di aver smarrito la propria bussola etica” condizionando gli aiuti allo sviluppo alla gestione dei flussi migratori. Dalla sponda opposta, la delegazione italiana dei Conservatori europei, per voce di Carlo Fidanza, ha espresso grande soddisfazione per il legame tra dazi e rimpatri, definendola una “storica battaglia della destra politica italiana che trova compimento”.
La seconda novità riguarda l’attivazione automatica di misure di salvaguardia, se le importazioni di riso dovessero aumentare del 45 per cento, al fine di proteggere i produttori europei dalla concorrenza asiatica. In pratica, se le importazioni da un Paese beneficiario aumentano notevolmente al di sopra della media delle importazioni passate nell’arco di 10 anni, l’UE sospenderà i tassi preferenziali per il resto dell’anno e introdurrà un contingente tariffario per l’anno successivo per prevenire perturbazioni del mercato.
A riguardo i Conservatori hanno dichiarato “di essere insoddisfatti dell’esito di un’altra battaglia condotta in maniera molto determinata e che riguarda un comparto importante dell’agricoltura italiana, un comparto sottoposto ormai da diversi anni a una forte pressione di mercato a causa delle importazioni dal sud-est asiatico”.
Il collega e connazionale, Daniele Polato parla di numeri: “Il voto di oggi autorizza sostanzialmente 500 mila tonnellate di ingresso da zero in Europa di riso da paesi terzi quando già nel 2014 si parlava di 10-20 mila tonnellate. Questo è quello che purtroppo troveremo: riso di scarsa qualità ad un prezzo basso, pieno di pesticidi, che va a sfruttare quei lavoratori, anche minori, le cui immagini di cronaca ci arrivano in maniera giornaliera”.
I deputati di Fratelli d’Italia avevano proposto di abbassare la quota degli import di attivazione delle clausole di salvaguardia al 20 per cento, ma gli emendamenti non sono passati.
Polato ha voluto provocatoriamente sollevare interrogativi sul tema della sovranità alimentare, chiedendosi che fine abbia fatto in un contesto segnato da una crisi generalizzata della sovranità. “Siamo di fronte ad una crisi generalizzata sulla sovranità e l’Europa dovrebbe fare degli atti concreti. La nostra preoccupazione è che poi i paesi terzi diventino l’Europa e questi paesi, che dovrebbero essere terzi, superino abbondantemente il potere negoziale europeo, anche dal punto di vista economico”, conclude.
Anche il Movimento 5 stelle parla di “Eccellenze italiane non tutelate” criticando la “maggioranza Ursula” di aver bocciato l’emendamento di abbassamento della soglia. Secondo la delegazione pentastellata, il regolamento non protegge abbastanza i produttori italiani dalla “concorrenza sleale” asiatica, evidenziando come nel 2025 il prezzo del riso italiano sia crollato rispetto all’anno precedente: “a livello UE l’import del riso asiatico è pari all’80 per cento e nel 2025 il prezzo del riso italiano è sceso fino a 60 cent/kg, circa la metà rispetto al 2024. L’Italia è il primo produttore di riso europeo, vantiamo un patrimonio di aziende agricole che va tutelato e non massacrato”
La Commissione europeaha accolto con favore il voto di ieri: era l’ultimo step (tralasciando l’approvazione formale del Consiglio) prima della sua entrata in vigore il 1° gennaio 2027.










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