Bruxelles – “Per garantire alle vittime un accesso effettivo alla giustizia, gli Stati membri dovrebbero istituire canali gratuiti, accessibili, di facile utilizzo, sicuri e prontamente disponibili per la denuncia dei reati“. È quanto recita la revisione della direttiva UE sui diritti delle vittime adottata in via definitiva oggi (21 maggio) – con 440 voti a favore, 49 contrari e 84 astensioni -, dal Parlamento europeo in seduta plenaria a Strasburgo. Si tratta della revisione della direttiva del 2012 e punta a garantire uno standard di protezione uniforme e aggiornata per tutte le vittime di reato, introducendo una nuova linea telefonica di assistenza UE per le vittime e l’utilizzo di strumenti digitali; chiedendo agli Stati di garantire risorse umane e finanziarie sufficienti per aiutare le vittime; prevedendo l’accesso all’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva per le vittime di violenza sessuale.
“Al giorno d’oggi, circa 70 milioni di persone nell’UE subiscono un reato ogni anno. Con questa riforma stiamo facendo un passo importante per garantire maggiore protezione, supporto e
diritti per tutte le vittime, inclusi i casi di violazione nell’ambiente digitale e quelli che coinvolgono vittime particolarmente vulnerabili, come i minori vittime di abusi sessuali online”, dichiara il correlatore per la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, Javier Zarzalejos (PPE, Spagna).
Nel dettaglio, la riforma punta a rafforzare i diritti delle vittime durante i procedimenti penali, anche attraverso l’informazione e il supporto emotivo nelle sedi giudiziarie, con un nuovo diritto alla privacy e alla non divulgazione dei dati personali della vittima al reo, il patrocinio a spese dello Stato per tutta la durata del processo per le vittime con mezzi insufficienti e l’accelerazione del pagamento dei risarcimenti. Istituisce linee telefoniche di assistenza per fornire informazioni, supporto e indirizzamento ai servizi competenti, disponibili online, tramite applicazioni e un numero telefonico europeo 116 006. Introduce la possibilità di denunciare i reati online e garantisce che anche le persone la cui libertà è limitata, ad esempio i cittadini extracomunitari in strutture per immigrati o le persone in strutture di assistenza (come ad esempio case di cura per anziani o persone con disabilità), possano effettivamente denunciare un reato. “Dovrebbe inoltre essere agevolata la segnalazione da parte di terzi tramite organizzazioni della società civile”, dettaglia il Parlamento. Include servizi di supporto per le vittime con esigenze specifiche, basati su una valutazione individuale da parte di professionisti qualificati, e aiuto specifico e accesso ai servizi sanitari per le vittime di violenza sessuale, come la contraccezione d’emergenza, la profilassi post-esposizione, i test per le infezioni sessualmente trasmissibili e l’accesso all’aborto. Infine, assicura “i più elevati standard di protezione e supporto per le vittime minorenni, adottando un approccio a misura di bambino e adeguato all’età, e includendo, ove possibile, diversi servizi (ad esempio, visita medica, supporto psicologico, videoregistrazione delle testimonianze, assistenza amministrativa) all’interno della stessa struttura”, precisa l’Eurocamera.
“Per la prima volta nella legislazione UE, riconosciamo che le vittime di violenza sessuale possono aver bisogno di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, inclusi la contraccezione d’emergenza e l’accesso all’aborto sicuro“, spiega Lina Gálvez, presidente della commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere (FEMM). “Negare tale assistenza alle donne vittima di stupro costituirebbe una chiara discriminazione”, conclude la relatrice. La direttiva impone la formazione obbligatoria e multidisciplinare per tutti i professionisti coinvolti (polizia, giudici, avvocati e personale sanitario), affinché sappiano trattare le vittime in modo imparziale e sensibile ai traumi per impedire domande invasive sulla vita privata delle vittime durante i processi. Secondo Lucia Yar, relatrice per i Renew, queste nuove previsioni permettono di “garantire che i diritti delle vittime non siano un elemento secondario ma il centro della giustizia”.
Un punto significativo del nuovo testo riguarda il riconoscimento e il supporto specifico per le vittime di reati motivati da pregiudizio: la direttiva impone agli Stati membri di condurre valutazioni individuali che tengano conto esplicitamente dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere per identificare i bisogni di protezione. “Nella legge c’è anche un pezzo del ddl Zan, affossato nel 2021 in Senato tra applausi indecenti della destra”, ha rimarcato l’eurodeputato del Partito democratico, Alessandro Zan (S&D). “Si riconosce che quando un reato è motivato dall’orientamento sessuale, identità di genere o disabilità della vittima, quello è un crimine d’odio e il trauma conseguente richiede forti tutele”, ha proseguit durante il dibattito a Strasburgo definendo il voto un “momento storico” e spiegando che la mancanza di riconoscimento del movente discriminatorio infligge alle vittime un “doppio trauma“, quello del reato e quello dell’indifferenza istituzionale. “Quel principio di civiltà bloccato in Italia entra ora nel diritto europeo e tornerà nel nostro Paese con la forza vincolante della legge: nel 2021 avevamo detto che la nostra battaglia non si sarebbe fermata e così è stato”, sono state le parole di festeggiamento tramite i social del relatore dei socialisti.
Nonostante l’adozione, la direttiva non è stata esente da critiche. Per l’eurodeputata dei Patrioti per l’Europa (PfE), Elisabeth Dieringer, l’inclusione di organizzazioni non governative nel processo di tutela è inappropriato per questa legislazione. “Resto critica perché ancora una volta abbiamo davanti un testo fortemente segnato da un discorso ideologico. Concetti come discriminazione intersezionale o identità di genere, che posto possono avere in un testo che parla di proteggere le vittime?”. Mentre l’europarlamentare slovacco del gruppo dell’Europa delle Nazioni Sovrane (ENS), Milan Mazurek, ha accusato i sostenitori della direttiva di legalizzare il “male” e di proteggere i migranti irregolari invece di deportare “i criminali” dalle strade europee: “Voi progressisti avete le mani sporche di sangue: avete il sangue delle vittime sulle vostre mani”.
La direttiva sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, non appena il Consiglio l’approverà formalmente. Poi gli Stati membri, inclusa l’Italia, avranno due anni di tempo per recepire le norme e rendere operative le nuove tutele vincolanti.









![[foto: EC - Audiovisual Service, European Union, 2022]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/09/difesa-ue-120x86.jpg)


