Bruxelles – Se da una parte l’Italia continua a tessere le proprie relazioni extra-europee per l’approvvigionamento di combustibili fossili, dall’altra ha la necessità di allinearsi agli obiettivi comunitari che spingono l’Unione europea verso un’economia a emissioni nette pari a zero e verso il raggiungimento dei target sulle energie rinnovabili fissati per il 2030. In questo contesto di transizione energetica, la Commissione europea ha approvato oggi (8 giugno) un importante regime italiano di aiuti di Stato pari a 23 miliardi di euro destinato a sostenere la produzione di elettricità da fonti pulite. “Con questo regime da 23 miliardi di euro, l’Italia sosterrà la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili a partire da varie tecnologie, come l’energia eolica onshore, l’energia solare o l’energia idroelettrica, al fine di conseguire gli obiettivi del patto per l’industria pulita”, ha commentato Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea per una Transizione pulita, giusta e competitiva. “Il regime aiuterà inoltre l’Italia a ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e ad aumentare la quota di energie rinnovabili”, ha evidenziato ancora.
Questi sussidi statali sono stati autorizzati nell’ambito del Clean Industrial Deal State Aid Framework (CISAF), un quadro normativo europeo concepito per agevolare gli Stati membri nello sviluppo delle energie rinnovabili, nella decarbonizzazione dei processi industriali e nella diffusione di tecnologie a basso impatto ambientale. Nello specifico, gli aiuti finanziari sosterranno la costruzione e l’attivazione di nuovi impianti che generano energia elettrica sfruttando l’eolico terrestre, il solare, l’idroelettrico e il gas derivante dal trattamento dei fanghi di depurazione.
Le aspettative riposte in questo provvedimento sono particolarmente alte, in quanto si prevede che i nuovi impianti aggiungeranno complessivamente 37,15 GW di capacità elettrica rinnovabile, una quota che da sola equivale a circa il 48 per cento dell’attuale capacità da fonti rinnovabili già installata sul territorio nazionale. Un incremento di questa portata contribuirà in modo significativo al percorso di decarbonizzazione dell’Italia, il cui piano strategico prevede di coprire entro il 2030 il 39,4 per cento del consumo finale lordo di elettricità tramite fonti pulite.
Oltre ai benefici ambientali, l’attuazione di questo programma favorirà una progressiva riduzione dei prezzi dell’energia elettrica a vantaggio di imprese e consumatori, riducendo al contempo la dipendenza dell’intera Unione europea dalle importazioni energetiche estere, in perfetta armonia con gli obiettivi del Clean Industrial Deal e del piano REPowerEU.
Gli aiuti saranno concessi sulla base di una procedura di gara “trasparente e non discriminatoria, in cui i beneficiari presenteranno un’offerta sul prezzo di esercizio necessario alla realizzazione di ogni singolo progetto”, dettaglia Palazzo Berlaymont. Per quanto riguarda l’aspetto operativo, l’incentivo economico verrà erogato sotto forma di premio per ogni kilowattora (kWh) prodotta e immessa nella rete elettrica nazionale, calcolato sulla base del meccanismo del prezzo di esercizio, comunemente noto come strike price. Questo sistema prevede che se il prezzo di mercato dell’elettricità scende al di sotto dello strike price stabilito, lo Stato versa la differenza finanziaria al produttore per garantirgli la sostenibilità dell’investimento, mentre se il prezzo di mercato supera tale soglia, è il produttore stesso a dover restituire l’eccedenza monetaria allo Stato.
L’accesso a questi fondi seguirà infine due percorsi distinti a seconda delle dimensioni della struttura: gli impianti eolici e solari con una capacità superiore a 1 MW dovranno aggiudicarsi il sostegno partecipando a procedure competitive e aste separate, mentre gli impianti di taglia inferiore a 1 MW potranno accedere direttamente ai benefici del regime senza l’obbligo di alcuna gara.

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