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    Home » Diritti » Abu Safiya, dopo quasi due anni l’UE chiede a Israele un equo processo. Ma senza disturbare

    Abu Safiya, dopo quasi due anni l’UE chiede a Israele un equo processo. Ma senza disturbare

    L'Alta rappresentante Kaja Kallas si esprime, perché costretta da una interrogazione parlamentare, sul caso del pediatra palestinese in carcere senza capi d'accusa

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    3 Settembre 2026
    in Diritti
    Hussam-Abu-Safiya [foto: Amnesty International]

    Hussam-Abu-Safiya [foto: Amnesty International]

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    Bruxelles – “L’Unione europea ha seguito da vicino il caso e lo ha portato all’attenzione delle autorità israeliane, invitando Israele ad assicurare il pieno rispetto delle garanzie di un processo equo e dei diritti del protetto”. Punto. La risposta dell’Unione europea è tutta qui, nelle parole quasi balbettate dell’Alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, sul caso di Hussam Abu Safiya, pediatra palestinese ed ex direttore dell’ospedale Kamal Adwan a Gaza, detenuto arbitrariamente dalle autorità israeliane dal 27 dicembre 2024, senza capi d’imputazione.

    La storia è di quelle che dovrebbe produrre reazioni e pressioni: Abu Safiya non è un combattente di Hamas, si è presentato al cospetto dei militari israeliani per chiedere di non bombardare l’ospedale, perché erano in corso operazioni e interventi su bambini. Era andato in pace e per la pace, e invece è stato preso e mai più rilasciato. L’episodio, di per sé, la dice lunga sul deterioramento dello Stato di diritto in Israele, Paese considerato una democrazia a cui l’UE, per ammissione di Kallas, ha chiesto di essere democrazia: una richiesta che da sola dimostra come la democrazia nello Stato ebraico sia sospesa.

    C’è di più nel caso in questione: oltre al ‘rapimento’ del medico palestinese, ci sono anche le condizioni di detenzione. Secondo il suo avvocato, Amnesty International e anche secondo le Nazioni Unite, Abu Safiya sarebbe stato sottoposto a isolamento prolungato, torture, maltrattamenti e privazione di cure mediche. Non certo condizioni tipiche di un modello di democrazia.

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    Nell’Unione europea forte con i deboli e debole con i forti, ecco allora il caso Abu Safiya scontrarsi con il caso Navalny: da una parte indifferenza e remissione, dall’altra indignazione e misure restrittive adottate in quattro e quattr’otto, prima contro i giudici che l’hanno incarcerato e poi contro la Russia, a riprova che, contrariamente a quando detto in altre occasioni da Kallas, nell’UE si usano diversi pesi e misure.

    A riprova di ciò, i ‘però’ usati da Kallas per affrontare la questione israelo-palestinesi, mai usati per parlare di Russia: “L’UE riconosce le legittime preoccupazioni di Israele in materia di sicurezza e il suo diritto di indagare su accuse credibili di coinvolgimento in organizzazioni terroristiche“, afferma l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, che poi ha comunque l’ardire di aggiungere che “tali indagini dovrebbero essere condotte nel pieno rispetto delle obbligazioni di Israele ai sensi del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani, anche per quanto riguarda il trattamento dei soggetti e le garanzie di un giusto processo”.

    Insomma, nel caso del pediatra Hussam Abu Safiya l’UE produce una bozza di indignazione, ma solo perché pungolata da 18 europarlamentari di cinque diversi schieramenti che hanno prodotto un’interrogazione a cui la Commissione non può non rispondere. Ma dopo quasi due anni di detenzione arbitraria l’UE si limita a chiedere quanto meno un processo, ma senza disturbare troppo Israele e il governo di Benjamin Netanyahu.

    Tags: democraziagazaHussam Abu Safiyaisraelekaja kallasstato di dirittoue

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