Bruxelles – Attenzione ai tagli, quelle eccessivi. Sulla delicata partita del bilancio pluriennale dell’UE (MFF 2028-2034) i capi di Stato e di governo ricevono un avvertimento condiviso da Commissione e Parlamento. È un richiamo non nuovo, ma che ruota attorno ad una parola che sembra diventare la chiave di volta di tutto: ‘eccessivi’. Nel dibattito d’Aula sul budget che precede il vertice del Consiglio europeo considerato come decisivo per il negoziato politico sul dossier, sembra delinearsi una strada all’insegna di tagli, purché contenuti rispetto a quanto paventato dai leader degli Stati membri.
È la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la prima a porre l’accento sulla questione: “Vorrei mettere in guardia contro tagli ingenti: si rischierebbe di incidere pesantemente su priorità fondamentali che abbiamo concordato tutti insieme”. È questo il primo intervento di un esponente del partito popolare europeo (PPE) contro troppe riduzioni di risorse. Anche il vicepresidente del gruppo PPE, Sigfried Muresan, avalla una linea di meno soldi rispetto alla proposta della Commissione, purché a riduzione contenute: “Questo Parlamento non sarà in posizione di approvare un bilancio con tagli eccessivi“. Alla fine, suggerisce, “il bilancio deve essere sufficiente, altrimenti le sfide che abbiamo di fronte non scompariranno”.
La linea di riduzione di bilancio, ma non eccessiva, potrebbe essere la via d’uscita dal braccio di ferro inter-istituzionale, considerato che a livello di capi di Stato e di governo il PPE la fa da padrona con 12 leader su 27 (Austria, Cipro, Croazia, Germania, Grecia, Finlandia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Slovenia, Svezia, Ungheria). Contribuire meno al bilancio comune è sicuramente una scelta che va incontro alle esigenze dell’Italia, Paese dall’elevato debito pubblico, e al governo olandese guidato dal liberale Rob Jetten attento comunque alla spesa.
I socialisti (S&D), con la presidente del gruppo Iratxe García Pérez, provano a tenere alta la posta: “È impossibile fare di più con meno”, incalza, e rilancia un accordo sulle nuove risorse proprie, gli introiti per la Commissione che non incidono sui contributi nazionali. “Abbiamo bisogno di un’Europa dotata di risorse proprie, finanziata dai grandi gruppi digitali, dal gioco d’azzardo online e dalle criptovalute”. Per i socialisti il compromesso potrebbe essere questo: tagliare, ma non indiscriminatamente, i duemila miliardi proposti ma in cambio introdurre nuove tasse UE. In tal senso per García Pérez “abbiamo bisogno di un’Europa equa, che garantisca che le imprese energetiche versino la loro giusta quota sugli extraprofitti, utilizzando tali entrate per creare un buono sociale che aiuti le famiglie a sostenere le spese per elettricità, riscaldamento, carburante e beni alimentari di prima necessità”.
Dai banchi dei Verdi la co-presidente Terry Reintke avverte: “Se pensate di presentarvi a cose fatte con un documento da ingoiare, allora sarà un disastro“. L’esponente dei Greens ricorda che “questo Parlamento europeo è diverso dal precedente”, e dunque le approvazioni non saranno scontate.

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