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    Home » Editoriali » Vorrei un Parlamento diviso

    Vorrei un Parlamento diviso

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    27 Ottobre 2013
    in Editoriali
    Alexis Tsipras e Martin Schulz
    Alexis Tsipras e Martin Schulz

    Non è vero che il Parlamento europeo è l’unico organo che rappresenta direttamente i cittadini europei. Naturalmente non si può negare che siano gli elettori a indicarne i membri, ma questi, una volta entrati nell’Eurocamera, perdono la fondamentale caratteristica in base alla quale sono stati scelti: l’appartenenza a schieramenti politici alternativi. Di norma, in tutti i paesi europei, si vota, si contano le preferenze, e chi ne ha di più governa. Ci sono casi nei quali schieramenti alternativi si trovano costretti a stare insieme, ed è vero che sono casi sempre meno rari (vedi Germania e Italia, e anche il minuscolo Lussemburgo sta sperimentando qualcosa di simile), ma il presupposto è sempre chiaro: si tratta di un periodo, restiamo forze alternative e tali saremo alle prossime elezioni. Ecco, vorrei vedere una maggioranza ed una minoranza anche nel Parlamento europeo. Vorrei che ci fosse un’opposizione, come in ogni Parlamento che si rispetti, ed una maggioranza che fa la voce grossa e si assume delle responsabilità.

    Questo “accordo istituzionale” che governa i deputati non fa crescere l’Europa e non fa crescere il Parlamento. Che senso ha che le due maggiori forze politiche, popolari e socialisti, sempre, si accordino sulla scelta del presidente? Metà mandato a me e metà a te. Ridicolo, credo che sia la carica istituzionale che dura di meno al Mondo, escluso San Marino, che ha dimensioni inferiori e che, comunque, nell’Ue neanche ci vuole entrare. Non ci si divide nella scelta del presidente della Commissione, magari non tutti lo votano, ma non si arriva mai a una conta: si lascia passare quello che ha scelto la forza politica più grande, ma non necessariamente la maggioranza parlamentare.

    Così il risultato è che nessuno ha una vera responsabilità di governo, tutti (tra le grandi forze) sono coinvolti, ma nel contempo tutti sono meno liberi. Sì, perché i deputati tranne uno o due casi di vera rottura durante una legislatura, non hanno la possibilità di andare contro la volontà dei governi dei loro Paesi, altrimenti rischiano la candidature, e tra popolari, socialisti e liberali più o meno si dividono tutti i governi del Ventotto. Dunque serve una copertura politica, una protezione istituzionale, che dia la libertà ai deputati di votare secondo coscienza, potendo opporre ai loro governi la divisione inevitabile tra maggioranza ed opposizione, che costringe, non necessariamente ma spesso, a contarsi.

    Questo non è previsto dalla prassi istituzionale europea, ma c’è una via per uscirne: l’elezione “diretta” del presidente della Commissione, chiesta a larghissima maggioranza dallo stesso Parlamento. I deputati devono sentirsi vincolati alle proposte che i loro partiti offriranno agli elettori e difenderle, immaginando solo alleanze coerenti, e tentando di evitare le “grandi coalizioni”, a meno che i numeri non le impongano. Ora ad esempio c’è in Parlamento una sorta di “grande coalizione”, ma non è imposta dai numeri, è una scelta di quieto vivere, un malinteso senso democratico per cui i due o tre partiti più forti si dividono il potere parlamentare e non segnano una vera autonomia dai governi.

    Dunque i socialdemocratici candidano Schulz, la sinistra ha indicato il greco Tsipras, gli altri ancora non sappiamo, ma avranno i loro campioni. Questo è il primo passo, poi si dovrà votare, in Aula, per un presidente, e non vorrei vedere i socialisti votare per il candidato liberale insieme ai popolari. Magari senza i popolari sì, ma non insieme, ed anche viceversa. Il centrosinistra e la sinistra potrebbero, se i numeri lo consentiranno, votare un candidato di mediazione, magari un verde, certamente più vicino di un popolare. O popolari e liberali votare un esponente del Ppe senza i voti (o il tacito appoggio) dei socialisti. Mi si dirà che il Consiglio, che ha il suo potere di indicare il presidente al Parlamento potrebbe insistere su un suo candidato. E’ vero, e allora vedremo un bel braccio di ferro, avremo uno scontro, che in qualche modo finirà, perché a nessuno conviene restare senza un presidente della Commissione (e di conseguenza senza commissari), e secondo me finirebbe con la vittoria del Parlamento, se saprà dividersi.

    Lorenzo Robustelli

    Tags: commissioneelezionimaggioranzaopposizioneparlamento europeopresidenteschulzTsipras

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