I progressi nei negoziati di adesione della Turchia all’Unione Europea dipendono dal rispetto dei diritti fondamentali e dello stato di diritto. Nelle conclusioni sui processi di Allargamento, stabilizzazione e associazione, il Consiglio Europeo, ignorando gli avvertimenti lanciati dal primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, ritorna sulle recenti incursioni della polizia turca e gli arresti di diversi giornalisti e rappresentati dei mezzi di comunicazione. Questi metterebbero “in discussione il rispetto della libertà dei media, che è un principio fondamentale della democrazia”. Di conseguenza, il Consiglio Ue esorta Ankara a lavorare su riforme che definiscano “adeguati meccanismi di pesi e contrappesi per la piena tutela della libertà”. Questa deve essere garantita nel suo senso più lato, ed include “la libertà di pensiero, di espressione e dei media, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto e rispetto dei diritti umani, compresi quelli delle donne, dei bambini e delle persone appartenenti alle minoranze, la libertà di religione e dei diritti di proprietà, così come l’attuazione di tutte le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo”.
In quest’ottica, la legislazione turca in merito al diritto di associazione e di riunione, così come quella relativa all’intervento delle forze dell’ordine, “dovrebbe essere portata in linea con gli standard europei”. Nelle conclusioni presentate oggi a Bruxelles, il Consiglio Ue rimane “preoccupato per l’indebita interferenza dell’esecutivo nelle azioni della magistratura, per i frequenti modifiche di legislazioni chiave senza la dovuta consultazione con le parti interessate, e per le restrizioni all’accesso delle informazioni”. Per affrontare questi problemi e allineare la Turchia agli standard europei, è necessario “rafforzare la cooperazione e rafforzare le attività comuni in materia di stato di diritto e diritti fondamentali”.


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