Bruxelles – Situazione e andamento economico sono nel complesso incoraggianti, ma non così tanto da giustificare un taglio dei tassi di interesse. Per questo il consiglio direttivo della Banca centrale europea riunito a Firenze preferisce la via della prudenza e opta per continuare con la pausa, lasciando invariati i livelli di costo di prestito del denaro come già fatto a luglio e poi ancora a settembre. Il tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale resta dunque al 2 per cento, il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali rimane al 2,15 per cento, e il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale è confermato al 2,40 per cento.
“L’inflazione rimane prossima al nostro obiettivo di medio termine del 2 per cento e la nostra valutazione delle prospettive di inflazione rimane sostanzialmente invariata”, premette la presidente della BCE, Christine Lagarde. , solo parzialmente rincuorata dai dati disponibili: la crescita dell’eurozona “è ancora debole, ma migliore del previsto”, ammette riferendosi al timido +0,2 per cento dell’ultimo trimestre. “L‘economia ha continuato a crescere nonostante il difficile contesto globale, tuttavia le prospettive sono ancora incerte, in particolare a causa delle continue controversie commerciali globali e delle tensioni geopolitiche”. Perché, spiega, certamente il cessate il fuoco tra Israele e Gaza e l’accordo sui dazi tra Unione europea e Stati Uniti “hanno attenuato alcuni dei rischi al ribasso per la crescita economica”. Al tempo stesso, però, il reale impatto delle tariffe USA su esportazioni e investimenti manifatturieri “potranno essere quantificati solo con il passare del tempo”, la guerra tra Russia e Ucraina va avanti con tutte le incognite del caso, e le tensioni sino-europee non aiutano.
Ifo: “Improbabili maggiori tagli dei tassi di interesse nel 2025”
In estrema sintesi, “il contesto commerciale globale ancora volatile potrebbe interrompere le catene di approvvigionamento, frenare ulteriormente le esportazioni e pesare su consumi e investimenti”. Su questo un ruolo gioca anche il clima di fiducia, avverte ancora Lagarde: “Un deterioramento del sentimento sui mercati finanziari potrebbe portare a condizioni di finanziamento più restrittive“. ,
Data la situazione occorre fare le cose per bene. A giudizio della numero uno dell’Eurotower “i solidi bilanci del settore privato e i nostri passati tagli dei tassi di interesse rimangono importanti fonti di capacità di resistenza”, a cui va aggiunta la componente mancante, tutta pubblica e squisitamente governativa. Ecco dunque l’appello alle riforme: “I governi dovrebbero dare priorità alle riforme strutturali e agli investimenti strategici che favoriscono la crescita, garantendo nel contempo la sostenibilità delle finanze pubbliche“, insiste Lagarde con quelle che è un mantra degli ultimi anni, valido non solo ma soprattutto per l’Italia.
Non ci sono solo i compiti per casa. Nella lista delle cose da fare della BCE c’è anche l’agenda UE da portare avanti. “È fondamentale dare pronta attuazione al piano per la competitività della Commissione europea”, continua Lagarde, che esorta i 27 a “promuovere un’ulteriore integrazione dei mercati dei capitali completando in tempi ambiziosi l’unione del risparmio e degli investimenti e l’unione bancaria”.
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