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    Home » Opinioni » Il ministro che sussurrava al Cremlino

    Il ministro che sussurrava al Cremlino

    Justus Lipsius di Justus Lipsius
    27 Marzo 2026
    in Opinioni, Politica Estera
    Il ministro degli Affari esteri ungherese, Péter Szijjártó, e il ministro degli Affari esteri russo, Sergei Lavrov. Foto: Imagoeconomica

    Il ministro degli Affari esteri ungherese, Péter Szijjártó, e il ministro degli Affari esteri russo, Sergei Lavrov, al vertice dei BRICS. Foto: Imagoeconomica

    Il ministro degli esteri ungherese, Peter Szijjarto, ha ammesso di aver mantenuto contatti regolari con il suo omologo russo, Sergey Lavrov, anche durante le riunioni del Consiglio UE, confermando così le recenti rivelazioni del Washington Post.

    Intervenendo lunedì sera a un evento elettorale, Szijjarto ha difeso la propria linea affermando che lo ha fatto perché “le decisioni UE su energia, industria e sicurezza hanno un impatto diretto sui rapporti con partner esterni, Russia compresa”.

    Come avere, in pratica, un ventottesimo stato membro al tavolo negoziale, tanto la posizione dell’Ungheria, da anni, sembra essere speculare a quella della Russia.

    E così, quelle che finora erano state supposizioni, tanto da giustificare però, in alcuni casi, la precauzione di organizzare incontri riservati senza la presenza di rappresentanti ungheresi, come ha ricordato ultimamente il premier polacco Donald Tusk, hanno ricevuto conferma: all’interno dell’Unione europea agisce “ufficialmente” una quinta colonna.

    Non che le tetragone posizioni di Viktor Orban contro gli aiuti all’Ucraina e le sanzioni alla Russia, per non parlare del suo atteggiamento sprezzante sull’Unione europea e gran parte delle sue politiche, lasciassero molti dubbi in proposito. Ma così il cerchio si chiude.

    E fa un certo effetto pensare che fu proprio l’Ungheria il primo paese dell’Est a ribellarsi, nel 1956, al ferreo controllo sovietico nell’ambito del “Patto di Varsavia”, e fu ancora l’Ungheria, nel 1989, il primo paese a rimuovere la “cortina di ferro” che in senso fisico oltre che figurato divideva in due l’Europa dalla conclusione della Seconda guerra mondiale.

    Anche perché l’”attrazione fatale” verso la Russia di Putin non è legata solo alla vicinanza geografica o alla obiettiva dipendenza energetica, ma riguarda più in generale il modello di governo e la visione di società che i due leader perseguono, e che quello russo colloca, fra l’altro, nel solco ideale della “grande guerra patriottica” che ebbe come risultato anche l’asservimento dell’Ungheria all’Unione Sovietica.

    I sussurrii al Cremlino del ministro ungherese hanno suscitato, sinora, pochi commenti ufficiali, salvo il commento della vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen, secondo la quale eventuali fughe di notizie riguardo discussioni ministeriali a porte chiuse sono “molto preoccupanti. La Commissione si aspetta “chiarimenti”.

    In realtà, tutti aspettano probabilmente che il caso si risolva da sé, sperando nella sconfitta di Orban e dei suoi alle prossime elezioni politiche del 12 aprile, e la vittoria del suo sfidante, Peter Magyar. Non a caso, a dare man forte a premier è atteso a Budapest nei prossimi giorni il vicepresidente USA JD Vance, quando si dice la coincidenza.

    Ma la questione, invece, rimane. Fatti di questo genere, nella maggior parte degli stati membri danno luogo a inchieste approfondite e ipotesi di reato precise. Le delibere dei Consigli UE non sono esattamente delle chiacchierate di quattro amici al bar. E, se si devono prendere provvedimenti, è bene che lo si faccia.

    Tags: CremlinoPeter Szijjartoungheria

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