Bruxelles – “La Commissione ritiene ingiustificati i dazi imposte dagli Stati Uniti d’America” sui beni provenienti da lavoro forzato. La tensione tra le due sponde dell’Atlantico continua a non placarsi e il portavoce per il Commercio dell’esecutivo comunitario, Olof Gill, risponde alle accuse del governo statunitense che, nella giornata di ieri (2 giugno), ha deciso di aumentare i dazi sui prodotti ritenuti frutto di lavoro forzato a 60 Paesi in totale. Tra questi, l’UE che, secondo il comunicato dell’esecutivo a stelle e strisce, sarebbe in modo specifico tra le 6 economie – assieme a Canada, Ecuador, Indonesia, Messico e Pakistan – che “non sono riuscite ad applicare efficacemente il divieto di importazione di merci prodotte con il lavoro forzato”. L’indagine, avviata a marzo, ha coinvolto anche altri 54 Paesi – tra i quali Cina, Hong Kong, Giappone, Russia, Emirati Arabi e Regno Unito – a cui sono stati applicate aliquote aggiuntive del 12,5 per cento. Per l’UE, e gli altri Paesi del raggruppamento di cui fa parte, viene proposta una aliquota aggiuntiva del 10 per cento.
Bruxelles, dunque, rimanda al mittente le accuse e rivendica la propria reputazione di partner affidabile. “Un accordo è un accordo: da parte dell’UE, siamo sulla buona strada per garantire l’attuazione degli impegni tariffari della nostra dichiarazione congiunta entro la fine di giugno”, sottolinea Gill. E ribadisce: “Ci aspettiamo che gli Stati Uniti rispettino pienamente i termini della Dichiarazione congiunta e la Commissione continuerà a garantire la piena tutela degli interessi dell’Unione europea”.
Questa disputa rende ancora una volta più acuto il clima politico già ‘infuocato’ che a inizio maggio ha visto Trump lanciare un ultimatum a Bruxelles ad azzerare le tariffe sull’export americano entro il 4 luglio, altrimenti i dazi statunitensi su tutto il “Made in EU” dovrebbero salire ben oltre il 15 per cento previsto dagli accordi di luglio scorso.
Riguardo alle accuse mosse a Bruxelles, la Commissione europea “prende atto dei risultati preliminari e delle azioni proposte nell’ambito delle indagini statunitensi ai sensi della Sezione 301 sul commercio di merci prodotte con il lavoro forzato”. Inoltre, ricorda che, “come abbiamo sempre chiarito durante tutto questo processo, l’Unione europea condivide pienamente le preoccupazioni degli Stati Uniti in merito al lavoro forzato e rimane pienamente impegnata a eliminarlo dalle catene di approvvigionamento globali attraverso azioni concrete”. A tal proposito, il portavoce Gill ricorda l’impegno europeo in materia, con il regolamento del 2024 che prevede il divieto di immettere sul mercato dell’UE tutti i prodotti del lavoro forzato, indipendentemente dal fatto che siano originari dell’UE o di un Paese terzo: “Uno degli strumenti più ambiziosi del suo genere a livello mondiale”, ricorda il portavoce. Perciò, Palazzo Berlayont mette in chiaro che “analizzerà attentamente i risultati preliminari dell’indagine” statunitense “e continuerà a dialogare con l’Amministrazione USA”. Ma “ciò detto, l’UE ritiene che i dazi imposti per questi motivi siano ingiustificati”.



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