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    Home » Politica Estera » Jo Cox, morte di uno spirito critico

    Jo Cox, morte di uno spirito critico

    Ritratto di Jo Cox, “Una donna che ha speso la sua vita per rendere il mondo un posto migliore”

    Alessandro Ricci</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Alessandricc" target="_blank">@Alessandricc</a> di Alessandro Ricci @Alessandricc
    16 Giugno 2016
    in Politica Estera

    Dal nostro inviato

    Londra – Un urlo: “Britain first”, “Regno Unito prima di tutto”. Una pugnalata. Uno sparo. Così è stata uccisa Helene Joan Cox, parlamentare del Labour Party, 42 anni da compiere il giorno prima del referendum su Brexit, che in Gran Bretagna sta animando una campagna piuttosto accesa tra i sostenitori del Leave e quelli del Remain.

    Mentre stava facendo campagna elettorale per sostenere il fronte europeista Joan Cox, detta Jo, è stata uccisa da un uomo che secondo testimoni presenti sulla scena del delitto avrebbe urlato “Britain First”, il nome del partito di estrema destra britannico schierato contro Ue e immigrazione.

    “Una donna che ha speso la sua vita per rendere il mondo un posto migliore”,  così il marito Brendan Cox ricorda Jo. Un impegno costante per la causa dei rifugiati e delle donne nei paesi del terzo mondo le era valso la presidenza del Labour Women’s Network, organismo mirato a coinvolgere un numero sempre maggiore di donne in politica.

    Eletta nel 2015 nel collegio di Batley & Spen, collegio del West Yorkshire, Cox è arrivata in Parlamento con una laurea a Cambridge e un solido curriculum alle spalle, che la vedeva, tra le altre cose, impegnata con  la National Society for the Prevention of Cruelty to Children e Oxfam. Ruolo, quest’ultimo, che le valse il posto di capo dell’ufficio europeo a Bruxelles.

    Descritta come una persona che, nonostante gli impegni in tutto il mondo, amava il suo collegio elettorale: “Era da tanto tempo che non avevamo un parlamentare che si interessasse di Birstal”, ha dichiarato una donna ai microfoni di Channel 4.

    Europeista convinta, Cox ha partecipato insieme al marito alla “battaglia” sul Tamigi di ieri tra i due fronti, alla quale ha preso parte anche Nigel Farage. Nel suo primo discorso alla camera dei Comuni aveva sottolineato che “molte aziende nello Yorkshire vogliono la sicurezza e la stabilità dell’adesione della Gran Bretagna all’Unione europea, una causa che non vedo l’ora di difendere con passione in questo luogo e altrove.”

    Nel suo breve mandato parlamentare si è spesa per spingere la Gran Bretagna a fare di più per aiutare le vittime della guerra civile siriana: ha istituito un gruppo parlamentare sulla Siria e ha portato alla camera dei Comuni il dibattito sulla situazione dei rifugiati e ha sostenuto con forza la necessità per il governo britannico di fare di più, sia per aiutare le vittime sia per porre fine al conflitto siriano.

    Jo Cox amava descriversi “a sinistra del partito” e “sicuramente non un blairiana”. Critica con Jeremy Corbyn, il segretario del partito, sull’intervento militare in Siria, per il quale si era schierata a favore.

    “Uno spirito critico che non vuole essere messo in una categoria” era il suo motto. Ora che non c’è più, l’UK ha perso una grande attivista dei diritti civili, e la campagna per Brexit si è macchiata di sangue. La colpa non può essere attribuita a nessuno dei fronti, Britain First si è dissociato dall’accaduto, ma ciò che è successo è un fatto terribile, che ha scosso una campagna montata su una tensione crescente – e chi ci ha rimesso più di tutti sono una donna semplice e impegnata, suo marito e i suoi due bambini.

    Tags: brexitCoxJo CoxLabourueUk

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