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    Home » Economia » Italia Paese col cibo più sano al mondo, ma un “semaforo” può rallentare la crescita

    Italia Paese col cibo più sano al mondo, ma un “semaforo” può rallentare la crescita

    Un primato sancito dallo studio Bloomberg e messo in discussione dal sistema di etichettatura che bolla olio extra vergine, parmigiano e altri prodotti del Bel paese come “dannifichi” rispetto ad una bibita gasata light

    Mattia Drago</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Mattia_Drago" target="_blank">@Mattia_Drago</a> di Mattia Drago @Mattia_Drago
    6 Aprile 2017
    in Economia
    italy food traffic light

    Dall’inviato

    Strasburgo – L’Italia è il paese più sano al mondo. A dirlo è lo studio pubblicato da Bloomberg su 163 Paesi comparati sulla base di alcuni criteri, dove gli italiani, nonostante una situazione economica “in difficoltà”, risultano più in forma di canadesi, americani e inglesi. A compromettere questo primato, però, potrebbe esserci una serie di “semafori”, molto simili tra loro, che potrebbero bloccare la crescita all’estero (e forse anche in Italia?) di un settore trainante per la nostra salute e la nostra economia: l’agroalimentare.

    Non c’è solo il semaforo britannico, che con il “rosso” induce i consumatori ad evitare cibi come il parmigiano o l’olio d’oliva, ma ci sono anche sei multinazionali del cibo, quasi tutte non europee, che propongono alla Commissione Ue un sistema simile. Il sistema di etichettatura “a semaforo” (con bollini rosso, giallo e verde),  bolla prodotti come il Prosciutto i molti formaggi come “più pericolosi per la salute”, ad esempio, di alcune bibite Light. Ancora una volta, sono le associazioni di settore italiane, Federalimentare e Coldiretti, a lanciare l’allarme sulle ripercussioni economiche che questo sistema a colori ha causato e sta causando a tutto il comparto agro-alimentare, in un Convegno tenuto a Strasburgo, al Parlamento europeo.

    Nello specifico, il sistema adottato dalle sei multinazionali (Coca Cola, Mars, Mondelez, Nestlé, Pepsico e Uniliver), prevede l’inserimento di un bollino di diverso colore, a seconda della presenza/non presenza o della quantità di grassi, zuccheri e sali nei prodotti alimentari. Secondo le grandi società internazionali, questo strumento “contribuisce a promuovere una dieta più salutare tra i consumatori, per contrastare il dilagante fenomeno dell’obesità e le malattie legate ad esso”. “In verità”, ha dichiarato durante il convegno il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo, “noi vediamo che con questo sistema i prodotti con elementi artificiali hanno tutti il bollino verde, mentre molti prodotti che rappresentano la base della dieta mediterranea sono etichettati con un bollino rosso”. “Verde e rosso non rappresentano un’informazione, ma una interpretazione che cerca di far prendere al consumatore una direzione, di influenzare la scelta”, ha aggiunto Moncalvo.

    “Lo studio pubblicato da Bloomberg”, ha dichiarato il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia, “rappresenta uno studio indipendente” che certifica con dati “fermi, certi e incontrovertibili” il fatto che l’Italia “non ha rivali a livello di alimentazione. “Sistemi di etichettatura fuorvianti” come quello del “semaforo”, ha aggiunto Scordamaglia, “rappresentano un chiaro abbassamento della qualità e standardizzazione”. Inoltre, sempre durante il convegno, il presidente di Federalimentare ha definito “latitante” la Commissione europea che su temi del genere ha deciso di bollare la questione come di pertinenza degli Stati membri. “E’ un fatto gravissimo che la Commissione non prenda una posizione, pensando di poter delegare ai parlamenti dei 27 Stati una questione cruciale come questa”. Secondo Scordamaglia, “proporre un sistema ‘semplice’ non può voler dire abdicare sulla qualità”.

    Indagando sui possibili motivi che hanno spinto le multinazionali a introdurre un sistema del genere, il presidente Moncalvo ha sottolineato inoltre come queste società “hanno le maggiori quote di mercato in Paesi fuori dall’Europa, ovvero in quegli Stati che nella classifica di Bloomberg occupano le posizioni trentesima, quarantesima o giù di lì”. Questo, secondo il presidente di Coldiretti, giustifica l’impiego di queste società nell’introduzione del “semaforo” ai prodotti, per consentire loro di aumentare le quote di mercato nel vecchio continente, a discapito dei cibi di qualità. Una situazione “ampiamente” dimostrata dallo studio di Nomisma, riportato dalle associazioni dei produttori a riprova dell’allarme lanciato, in cui, ad esempio, si riscontra una perdita del 7% delle vendite del Parmigiano Reggiano dal 2013 al 2015 nel Regno Unito (dove vige il sistema a bollini), in netto contrasto con il +7% registrato nel resto d’Europa per lo stesso periodo di riferimento.

    Il parlamentare europeo Paolo de Castro (S&D), che ha introdotto l’evento, ha ribadito che che “non sono dei bollini colorati a garantire una giusta alimentazione. Invitiamo quindi gli inglesi a seguire il nostro modello alimentare, poiché sano ed equilibrato”. De Castro ha sottolineato anche “l’importanza di avere insieme Coldiretti e Federalimentare per questa battaglia comune, non solo per quanto riguarda il semaforo, ma anche sul tema dell’origine dei prodotti. Questo Parlamento ha già votato a favore, ma si vede che la Commissione Ue non va avanti e gli Stati agiscono da soli, distorcendo il mercato. È il momento di fare un passo avanti in questa direzione, con urgenza, verso ciò che vogliono i consumatori europei”. De Castro ha anche aggiunto che delle sei multinazionali che lavorano a una loro proposta di sistema di etichettatura simile al semaforo, “la maggioranza neanche paga le tasse in Europa, se vogliamo dirla tutta”.

    Parole di contrarietà al sistema di etichettatura arrivano anche dall’eurodeputato Giovanni la Via (Ppe) : “Non abbiamo nulla da imparare dagli inglesi, hanno una vita più corta degli italiani in media di 8 anni. Questo strumento non è in linea con quell’allungamento della vita che tutti noi dobbiamo perseguire. È un modello che si fonda su interessi industriali di alcuni soggetti che sicuramente non hanno a cuore la vita e la salute dei cittadini europei. Noi lo respingiamo con forza”. Secondo La Via “la Commissione europea fa Ponzio Pilato, qui al Parlamento europeo questa cosa non passa”.

    Elisabetta Gardini, capo delegazione di Forza Italia (Ppe) ,nel fare le conclusioni dell’evento ha rimarcato, tra l’altro, come “secondo il sistema di classificazione a semaforo cibi sani che diamo ai nostri bambini, come il latte intero o una grattatina di parmigiano sulla minestrina, sarebbero da bollino rosso, e dunque più pericolosi nel biberon di una bibita gasata light!”.

    Gardini, ha espresso la sua “forte” contrarietà a questo sistema, aggiungendo che “pesare il parmigiano per il sale che contiene, nega la qualità del parmigiano stesso”. “La Dieta Mediterranea”, ha ricordato Gardini citando l’Unesco, “è un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni”. Questo insieme, continua l’eurodeputata, “rappresenta una tale diversificazione che è cultura, un mondo che vive da millenni di storia, e che quindi non può essere sostituito da chi va in laboratorio a produrre simil-formaggi”.

    IN seguito alla denuncia di Federalimentare e Coldiretti l’eurodeputato e vice segretario della Lega Nord, Lorenzo Fontana, ha fatto un’interrogazione parlamentare alla Commissione chiedendo che “l’Europa dichiari, chiaramente e definitivamente, il proprio ‘no’ all’introduzione del, cosiddetto, ‘semaforo’ per la valutazione dei prodotti italiani”. Per Fontana “non è ammissibile un sistema ideato da un cartello di cinque multinazionali che bloccherebbe con un bollino rosso eccellenze come il Parmigiano”.

    Tags: agroalimentarealimentazionecoldirettidieta mediterraneafederalimentareitaliasemaforo alimentare

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