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    Home » Politica » Elezioni in Germania: Merkel alla ricerca degli alleati

    Elezioni in Germania: Merkel alla ricerca degli alleati

    Nonostante i sondaggi sembrino piuttosto chiari, ancora nessun partito si è esposto sulle future alleanze. Intanto, per la prima volta dal 1950, un partito più a destra di Cdu entrerà al Bundestag

    Alessandro Ricci</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Alessandricc" target="_blank">@Alessandricc</a> di Alessandro Ricci @Alessandricc
    20 Settembre 2017
    in Politica
    Elezioni Germania

    Berlino – Non c’è dubbio che anche dopo le prossime elezioni tedesche del 24 settembre la parola cancelliere sarà declinata al femminile. Angela Merkel, attuale cancelliera tedesca, si avvia verso il quarto mandato, emulando colui che la “creò”, Helmuth Kohl, uno dei padri della moderna Cdu (Christlich Demokratische Union Deutschlands) e della riunificazione tedesca.

    I sondaggi, per quanto sempre da prendere con cautela, parlano chiaro: la Cdu e la compagine bavarese Csu (Christlich-Soziale Union in Bayern) si attesteranno intorno al 36%, un buon risultato ma non abbastanza per governare in solitaria in un sistema elettorale proporzionale. Dietro, con diversi punti di scarto, c’è Martin Schulz, l’ex presidente dell’Europarlamento e candidato cancelliere per la Spd (Sozialdemokratische Partei Deutschlands), che dopo un iniziale sprint nei sondaggi raggiungendo e talvolta superando il partito democratico cristiano, ha visto un notevole calo dei consensi fino ad arrivare, a pochi giorni dal voto, al 22%.

    Se la battaglia per il primo posto sembra ormai vinta, quella vera si gioca nelle retrovie, dove tre partiti, Afd (Alternative Für Deustschland), Fdp (Freie Demoktranen Partei) e Die Grunen (Verdi), si contendono il gradino più basso del podio. La ricompensa dovrebbe essere chiara: il prestigio e, almeno per due delle tre formazioni, la possibilità di dare vita a una coalizione in compagnia di Cdu/Csu. Infatti, sia i verdi sia i liberali si aggirano intorno al 7 -10% delle preferenze, a seconda dell’istituto di sondaggi, e qualche voto potrebbe fare la differenza nel valzer delle alleanze.

    Sondaggi elettorali al 19 settembre 2017 (Fonte: Istituto INSA)
    Sondaggi elettorali al 19 settembre 2017 (Fonte: Istituto INSA)

    Il partito della cancelliera ancora non si è espresso sul futuro partner di governo, mentre Horst Seehofer, leader Csu, ha già lanciato un monito per evitare una nuova Große Koalition, ossia Cdu-Spd. Sembra chiaro che l’esclusione di uno schieramento tiri in campo direttamente le altre due, o perlomeno i liberali. Infatti, nel caso in cui i due maggiori partiti non si accordassero, non basterebbero i singoli voti dei liberali o dei verdi per formare un governo, ma ci sarebbe bisogno di entrambi i partiti.

    A questo punto, quella che si potrebbe presentare è una coalizione a tre, la cosiddetta Giamaica, dai colori della sua bandiera, ovvero nero (Cdu), giallo (Fdp), verde (Verdi). L’esperimento è già stato testato nel Saarland, fallendo dopo due anni, mentre un secondo tentativo è tuttora in corso nel Land dello Schleswig-Holstein, ma è ancora presto per valutarne l’esito.

    La vera novità di queste elezioni è il ritrovato vigore di Fdp capitanato da Christian Linder, 34enne in politica da 13 anni, che è riuscito a trainare il partito dal disastro del 2013, quando non raggiunse la quota del 5% necessaria per entrare al Bundestag, all’attuale 9%. Quello di Lindner è un partito del tutto nuovo almeno dal punto di vista dell’immagine. Slogan moderni, campagna impostata sull’immagine del leader e un programma tutto incentrato su digitalizzazione, formazione scolastica, libera iniziativa di mercato, flessibilità e privatizzazioni.

    Proprio questi temi, che hanno garantito un buon bacino di voti a Lindner, sono quelli più osteggiati dal probabile altro partner di coalizione: i Verdi. Guidato da Cem Özdemir, il partito ambientalista, che in un immaginario schema politico si potrebbe collocare a sinistra, è per un interventismo maggiore da parte dello stato, per un nuovo sistema sociale che superi i programmi di integrazione al reddito Harzt IV, contro il nucleare, per l’eliminazione del carbone entro il 2030 e per delle punizioni severe contro i responsabili dello scandalo Dieselgate.

    Ma è sul tema dei migranti che si potrebbe consumare la battaglia più dura. Se infatti la Kanzlerin non si è espressa, gli alleati bavaresi chiedono un tetto agli arrivi. Al coro, inoltre, si è aggiunto anche Lindner, che durante la crisi dei migranti accusò Merkel di aver gettato il paese nel caos, oltre a richiedere che i profughi venissero rimpatriati appena il paese di origine fosse tornato ad essere considerato sicuro. I Verdi, totalmente dissonanti, sono per una legge che permetta i ricongiungimenti familiari. Solo su un tema, ironicamente, i due schieramenti si trovano d’accordo: c’è bisogno di regolamentare gli arrivi, specialmente sul fronte dei migranti economici.

    Infine, c’è da notare l’atteggiamento dei verdi durante la campagna elettorale. Katrin Göring Eckardt ha spesso dichiarato dal palco dei comizi che votare per i liberali equivarrebbe a votare per i cambiamenti climatici. In questo caso solo una mediazione di Angela Merkel potrebbe permettere la formazione di una coalizione duratura e stabile.

    Su un altro fronte, invece, c’è una battaglia agli estremi tra Die Linke e Afd. Entrambi gli schieramenti si attestano intorno al 10% e sembrano essere le mosche bianche di questa campagna elettorale. Il partito di destra identitaria sta combattendo la propria battaglia contro i migranti, con toni che assomigliano sempre più a quelli dell’estrema destra, forse per racimolare qualche voto in più dai simpatizzanti neonazisti. Hanno due leader in queste elezioni, Alice Weidel, la Spitzenkanditatin (candidata cancelliera) e Alexander Gauland, lo Spitzenkanditat (candidato cancelliere), la Germania, infatti, permette la candidatura di due cancellieri per lo stesso partito lasciando la scelta in caso di elezione, eventualità che non si è mai verificata. Ambedue i canditati sono incappati in diversi scandali nelle ultime settimane a causa delle proprie esternazioni. L’ultima, il desiderio del candidato cancelliere di “smaltire” il commissario tedesco per l’integrazione come immondizia in Anatolia. In ogni caso questi scandali non sembrerebbero aver scalfito l’immagine dei due candidati, che porteranno per la prima volta dal 1950 un partito più a destra della Cdu al Bundestag.

    Ormai agli sgoccioli della campagna elettorale, quello che emerge è che quattro anni di Große Koalition hanno portato ad un appiattimento del dibattito politico tra i due principali partiti. Bastava seguire con attenzione il dibattito televisivo tra Angela Merkel e Martin Schulz per rendersi conto che i due sfidanti fossero piuttosto vicini sui temi più importanti. L’ex presidente dell’Europarlamento ha pagato l’inconsistenza del proprio messaggio, fatto di proclami che non si sono tramutati in un programma politico concreto, ma piuttosto in un’immagine della Germania che spesso è stata tacciata di demagogia. All’interno del partito socialdemocratico c’è molta confusione: l’ala sinistra è contro l’alleanza con Cdu, quella più al centro, invece, ritiene che andare al governo significherebbe ottenere una posizione di potere e imporre alcune misure all’esecutivo.

    E proprio nel caso in cui optasse per una coalizione con Cdu, Spd reclamerebbe il ministero delle Finanze candidando lo stesso Martin Schulz. Posto che i socialdemocratici avrebbero voluto già quattro anni fa. Ma l’ex presidente dell’Europarlamento non è l’unico a mettere a rischio il posto di Wolfgang Schauble. Infatti, anche nel caso di una coalizione tripartita nero-giallo-verde, Fdp vorrebbe esprimere il titolare delle Finanze, in questo caso il vice presidente del partito Wolfgang Kubicki. L’eventualità è poco probabile ma non da escludere, anche perché circolerebbe già il nome di Werner Hoyer (Fdp), il presidente della Bei, Banca Europea per gli investimenti. Un curriculum da invidia, ma il rischio per la Germania sarebbe quello di perdere una pedina importante in Europa. L’ultima minaccia per il falco tedesco arriverebbe, invece, dall’interno del proprio partito con Ursula Von Der Leyen, nome già uscito nel 2013 e attualmente titolare della Difesa, che potrebbe soddisfare tutti i requisiti richiesti dal ruolo in quanto a familiarità in Europa e politiche europee.

    Infine, un ulteriore problema nel caso di un alleanza con i Verdi potrebbe essere la nomina di   Cem Özdemir a ministro degli esteri. Il politico, nato da genitori turchi in Germania, potrebbe inasprire i già duri rapporti con il presidente turco Recep Tayiip Erdogan. Se quindi la campagna elettorale tedesca è stata definita noiosa dagli stessi tedeschi, il dopo elezioni riserverà molte incertezze e qualche sorpresa già dalle ore 18, quando si chiuderanno i seggi e inizierà la conta dei voti.

    Tags: 2017elezioniFdpgermaniaJamaicaliberalimerkelscenarischulzsondaggiverdi

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