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    Home » Politica » Una nomina di troppo getta ombre su Juncker, il Parlamento si ribella

    Una nomina di troppo getta ombre su Juncker, il Parlamento si ribella

    Il presidente della Commissione europea al centro di critiche per la nomina del nuovo segretario generale dell'esecutivo comunitario. I socialisti francesi denunciano "irregolarità" e accendono i riflettori sull'assenza di trasparenza

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    9 Marzo 2018
    in Politica
    Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, con, a destra, Martin Selmayr

    Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, con, a destra, Martin Selmayr

    Bruxelles – Il nuovo segretario generale della Commissione europea, Martin Selmayr, fa tremare l’intera istituzione comunitaria. Il suo processo di nomina, considerato da molti come sospetto per modalità e tempistiche, getta un’ombra sulla trasparenza dell’esecutivo comunitario e, in un periodo di euroscetticismo crescente, contribuisce ad alimentare le perplessità sul progetto comune. E’ stato il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, a proporre Selmayr per il posto di segretario generale, lasciato vacante da Alexander Italianer, dimessosi per ragioni personali. Un ricambio tutto interno che però sfugge alla prassi e forse a qualche norma, tanto che il caso finisce in Aula a Strasburgo. Il Parlamento europeo ha deciso di discutere la questione in occasione della sessione plenaria della prossima settimana.

    Juncker sostiene di aver discusso e stabilito la nomina di Selmayr nel collegio dei commissari del 21 febbraio scorso. E’ stato il lussemburghese in persona a dirlo, in una conferenza stampa convocata per l’occasione. La verità sembra però poter essere un’altra. Juncker ha informato i commissari della sua decisione, perché nessuno del collegio era stato messo al corrente. La riunione del 21 febbraio è durata oltre un’ora, ma la decisione della nomina di Selmayr ha portato via pochi minuti. Il servizio dei portavoce della Commissione fa quadrato, com’è giusto che sia, attorno al suo presidente. “Non sono state violate le regole”, il ritornello ripetuto fino a oggi nella battaglia, quasi quotidiana, ingaggiata nella sala stampa di Bruxelles dove il corrispondente del quotidiano francese Libération, Jean Quatremer, guida un gruppo di giornalisti che ogni giorno chiede nuove informazioni e la spiegazione di dettagli poco chiari.

    Anche il Financial Times, il giornale più autorevole dentro la Commissione dopo qualche giorno dall’esplosione della vicenda ci ha scritto su un editoriale. “L’Ue è confrontata da numerose sfide … le sue istituzione centrali devono avere credibilità e trasparenza. Il modo con cui Selmayr è stato nominato non contribuisce a questo fine. Un’inchiesta rapida e approfondita è necessaria per eliminare ogni sospetto di cattive pratiche”, ha scritto il prestigioso quotidiano.

    Selmayr (tedesco, come lo sono anche i segretari generali di Parlamento e Servizio esterno) è un uomo potentissimo all’interno della Commissione, e letteralmente temuto da molti per la sua capacità di controllo di ogni dettaglio, dal più piccolo al più grande, che riguardi l’istituzione europea. Ha anche fatto una carriera molto rapida, forse la più rapida della storia, ottenendo una promozione ogni due anni dalla sua assunzione in poi. Il limite legale di “almeno due anni” per scattare di grado è stato sempre rispettato, ma la media, per gli altri, oscilla tra i 3 e i 5 anni.

    “Il caso Selmayr mette in pericolo l’avvenire della costruzione europea e la credibilità dell’istituzione guardiana dei Trattati” sul funzionamento dell’Ue, criticano i socialisti francesi in Parlamento europeo. La delegazione francese del gruppo socialdemocratico (S&D) contesta la qualifica funzionale di Selmayr, “fino ad oggi spacciato per direttore generale, cosa questa non vera”. Selmayr è stato fino all’1 marzo capo di gabinetto di Juncker. I servizi di portavoce della Commissione hanno spiegato che il grado di capo di gabinetto è equiparato a quello di direttore generale, ma “è giuridicamente falso”, scrivono i francesi nella lettera indirizzata a a Juncker. Per i francesi c’è “l’intima convinzione di una chiara violazione delle regole”, e sulla base di queste convinzioni si sono rivolti al difensore civico europeo.

    “L’affaire Selmayr è macchiato di irregolarità”, scrivono i francesi ad Emily O’Reilly, a cui si chiede di verificare l’operato della Commissione europea. Il compito del mediatore europeo, o difensore civico, è proprio quello di indagare sui presunti casi di cattiva amministrazione. La Commissione adesso trema. Se si dovessero verificare irregolarità Juncker finirebbe sul banco degli imputati per essere stato egli stesso il principale responsabile di una vicenda di cui si chiede piena chiarezza. Non proprio una bella storia per la Commissione “dell’ultima chance”, come l’ha più volte definita Juncker.

    Già nel 1999 un altro presidente di Commissione lussemburghese fu messo sotto accusa da Quatremer, e perse. Jacqeus Santer fu costretto a dimettersi, e con lui l’intero esecutivo europeo, a causa della nomina da parte della Commissaria Edith Cresson del suo dentista all’interno del gabinetto.

    Tags: difensore civicoEmily O'ReillyJean-Claude JunckerMartin Selmayrmediatore europeoparlamento europeosegretario generalesocialisti francesiue

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