- L'Europa come non l'avete mai letta -
venerdì, 24 Aprile 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Newsletter
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Politica » La vittoria di Orbán: facile vincere barando al gioco della democrazia

    La vittoria di Orbán: facile vincere barando al gioco della democrazia

    Intervento della co-presidente del Partito dei Verdi europei: "Vittoria costruita negli ultimi anni, con un lavoro paziente, svoltosi sotto gli occhi consapevoli e indulgenti delle istituzioni comunitarie e in particolare del Consiglio e della Commissione"

    Monica Frassoni</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@monicafrassoni" target="_blank">@monicafrassoni</a> di Monica Frassoni @monicafrassoni
    11 Aprile 2018
    in Politica
    Donald Tusk, Victor Orban e Jean-Claude Juncker

    Donald Tusk, Victor Orban e Jean-Claude Juncker

    Il Primo ministro Viktor Orbán, paladino di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, è riuscito a ottenere il risultato al quale mirava: raggiungere la maggioranza sufficiente a dargli la possibilità di cambiare la costituzione a suo piacimento, di smantellare la residua autonomia della Corte Costituzionale (dato che può da adesso nominarne tutti i membri) e di continuare la sua opera di trasformazione dell’Ungheria nella “democrazia illiberale” che persegue da tempo, senza particolari ostacoli o paletti politici e legali.

    Questa vittoria è stata costruita nel corso degli ultimi anni, con un lavoro paziente, svoltosi sotto gli occhi consapevoli e indulgenti delle istituzioni comunitarie e in particolare del Consiglio e della Commissione. Una vittoria che viene da lontano, dunque, e che si basa sul noto detto “che bello vincere facile”. Lo spazio di azione della società civile e dei partiti di opposizione sono stati progressivamente limitati. “Fake news” ripetute a iosa li hanno delegittimati e azioni di “giustizia” a comando hanno posto notevoli ostacoli alla loro azione. Una ossessiva propaganda ha convinto gli ungheresi che il loro maggiore problema era il rischio di un’invasione islamica e un cosmopolitismo che ne avrebbe distrutto l’identità. Basta dare un’occhiata ad alcuni dei poster elettorali di Fidesz, come quello che raffigura la candidata del partito verde LMP, Bernadett Szél, coperta da uno chador, per dire che le politiche di apertura ai migranti avrebbero minacciato la libertà delle donne ungheresi.

    Anche se Orbán stesso e altri importanti esponenti di Fidesz hanno studiato grazie a borse di studio del famoso speculatore diventato filantropo Soros, la battaglia ingaggiata contro di lui (copiata penosamente a pappagallo in Italia soprattutto da Giorgia Meloni) è solo un’altra di una guerra che ha lasciato sul terreno varie vittime illustri, come il più importante giornale di opposizione “Népszabadság”, costretto a chiudere nel 2016 dopo aver dichiarato bancarotta.

    Monica Frassoni

    Le regole elettorali, che hanno ritagliato le circoscrizioni a profitto di Fidesz, permettono l’uso di database che segnalano le preferenze degli elettori (le cosiddette “liste Kubatov”), impediscono ai partiti di opposizione di essere presenti come rappresentanti di lista in tutti i seggi elettorali, non pongono alcuna regola per i finanziamenti, impediscono la formazione di coalizioni di partiti diversi,  e via elencando i 36 errori nel sistema elettorale segnalati già nel 2014 dall’OSCE. Per non parlare dei media, vittime di un lungo processo di normalizzazione iniziato da anni e che ha portato l’Ungheria a un poco lusinghiero 70° posto su 180 nella classifica della libertà di stampa: tutto è permesso, dall’uso di “pubblicità progresso” per fare pubblicità a Fidesz, al controllo progressivo da parte di amici e sodali di Orbán della stampa locale e regionale; dall’istituzione – molto criticata a suo tempo a Bruxelles già nel 2010/2011 – di un consiglio per i media con poteri di supervisione dei contenuti e soprattutto di concessione delle licenze, alla proibizione ad alcuni media di fare domande durante le conferenze stampa, ecc… Risultato? Oggi l’Ungheria è il paese contro il quale si moltiplicano i casi di violazione inviati alla Corte europea dei diritti umani a Strasburgo, casi che il governo spesso perde, infischiandosene allegramente.

    In questo disastroso contesto, fortemente favorito da regole del gioco completamente truccate e da una propaganda martellante e xenofoba, non sono riusciti a essere portati all’attenzione dell’opinione pubblica, e soprattutto a pesare nella decisione degli elettori, i casi di corruzione dell’entourage di Orbán, soprattutto a danno del bilancio e dei contribuenti europei. Né è emersa la grave contraddizione tra il discorso anti-europeo e nazionalista (ci dobbiamo difendere, ha dichiarato Orbán appena rieletto, ma chissà da chi!) e il fatto che l’economia ungherese stia a galla grazie alla sua appartenenza all’Unione europea, proprio quella che Orbán vorrebbe smantellare nella sua dimensione di spazio di diritto comune, per ridurla a una specie bancomat a suo profitto e senza controlli. È molto chiaro che la sua larga vittoria non potrà che avere delle conseguenze negative sul dibattito in corso sul futuro del processo di integrazione europea e rafforzerà non poco il prestigio del Gruppo di Visegrad e la sua determinazione a portare avanti quella che Orbán stesso ha definito una “contro-rivoluzione”.

    Che fare allora? Innanzitutto, notare che in Ungheria esiste una opposizione e una società civile che combatte e che ha bisogno di sentire che non sono da soli di fronte a Orbán e i suoi. Non è un caso che nelle città più importanti Fidesz rappresenti una minoranza. Voglio qui rendere omaggio ai Verdi di Lehet Más a Politika (“La politica può essere diversa” – LMP), membro ungherese del Partito Verde europeo, che ha conquistato il 7% dei voti e 8 seggi dopo una campagna estremamente meritoria e difficile.

    Ma soprattutto bisogna smettere di pensare che la “contro-rivoluzione” del Gruppo di Visegrad (o di Salvini e Meloni) si possa sconfiggere rincorrendone gli argomenti, senza ingaggiare una battaglia che è politica, culturale, legale, sociale e che si pone in frontale contrasto con i dis-valori che Orban rappresenta. “Inutile fidarsi delle imitazioni, scegliete l’originale” diceva Jean-Marie Le Pen: ha ragione, come abbiamo ben visto in Italia con il disastroso risultato del PD di Renzi-Minniti e la vittoria non solo politica, ma anche culturale, di Salvini.

    In questo senso, emerge con evidenza la gravissima responsabilità del Partito Popolare Europeo di Antonio Tajani e Manfred Weber, che in questi anni (e anche in occasione di questa campagna elettorale) ha legittimato un operato del suo membro ungherese che si è rivelato sempre più autoritario e xenofobo, contrario ai valori democratici europei che il PPE dice di rappresentare. Un importante e prezioso sostegno, che dimostra la dannosa ambivalenza e il doppiopesismo irresponsabile di questa potente (ahinoi) famiglia politica europea. È stridente, infatti, il contrasto con la Polonia, governata da un partito che non fa parte del PPE e che si è trovata (giustamente) minacciata di sanzioni e ha dovuto aprire un negoziato con la UE su riforme non poi così diverse da quelle di Orbán. Insomma, viene invertito il ruolo dei partiti europei come elemento di rafforzamento e “armonizzazione” di standard di libertà e democrazia: il PPE, e in alcuni casi quali Romania o Slovacchia anche il PSE, hanno coperto e legittimato in maniera acritica membri che sfidano apertamente non solo valori come stato di diritto, non discriminazione, pluralismo e l’obbligo di elezioni libere ed eque, ma anche il progetto europeo. Un atteggiamento incomprensibile e totalmente controproducente!

    Questo è il vero rischio per l’Europa oggi: che venga interrotta e spezzata qualsiasi dinamica di ripresa del processo di integrazione europea e di cambio radicale delle politiche economiche fin qui perseguite verso politiche più eque e solidali e soprattutto più efficaci a riassorbire ineguaglianze e fare ripartire l’economia in modo sostenibile; il rafforzamento di Orbán e dei suoi alleati, la “contaminazione” di una parte crescente della sinistra con le tesi anti-europee e sovraniste alla Mélenchon, la prospettiva di un governo guidato da forze politiche  anti-europee e xenofobe come la Lega e la sua coalizione di destra, o ambigue sui valori di convivenza e democrazia come i 5 Stelle in Italia, non promettono nulla di buono né per l’imminente battaglia sul bilancio europeo, né per la riforma delle regole di Dublino, né per la riforma dell’Eurozona, né per le prossime elezioni europee.Sicuramente, questo è un trend che, viste anche le loro difficoltà interne e le loro ambiguità, Merkel e Macron, non potranno certo invertire da soli.

    Oggi più che mai la UE appare indebolita non solo a causa degli errori madornali di politica

    Victor Orban

    economica che hanno favorito in questi anni una inutile austerità senza risanamento e senza solidarietà, ma anche a causa dell’insipienza e della disattenzione dei suoi leader nei confronti di pratiche illiberali ed autoritarie, che hanno portato nel corso di questi anni alla conquista di sempre maggiore consenso da parte di forze politiche che negano i suoi stessi fondamenti, anche attraverso la manipolazione delle regole del gioco e il controllo dei media.

    Questo, è bene ricordarlo, non è “solo” un problema di diritti e libertà, ma ha o avrà anche delle ripercussioni economiche e sociali devastanti: tanto per fare un esempio, l’economia ungherese soffre di una corruzione endemica, di una progressiva “invasione” dello stato nell’economia come ai bei tempi del “socialismo reale”, di una forte crisi del sistema educativo e sanitario;  è, a detta di molti economisti, “insostenibile”, anche perché l’unica fonte di una qualche crescita è costituita dai fondi europei che riceve e che sono destinati a ridursi drasticamente nei prossimi anni. Le ricette di Orbán, a partire dalla mano dura sui migranti – praticamente inesistenti in terra magiara – , non porteranno alla soluzione dei problemi degli ungheresi, esattamente come le ricette di Salvini non porteranno alcun giovamento all’Italia, perché anche qui il nostro problema principale non sono né i migranti né la Legge Fornero. Rimane da capire se l’opposizione politica e sociale, ma anche le istituzioni UE attraverso un cambio visibile del loro atteggiamento su molti temi, saprà nei prossimi mesi favorire rapidamente l’ascesa di un‘alternativa convincente, sia in campo economico che dei diritti e delle libertà, in tempo utile per le elezioni europee del maggio 2019. In Ungheria. Ma anche in Italia.

    Leggi l’intervento sul sito di Monica Frassoni.

    Tags: commissione europeaconsiglio europeoelezioniMonica Frassoniorbanungheria

    Ti potrebbe piacere anche

    Il vertice informale dei capi di Stato e di governo dell'UE [Nicosia, 23 aprile 2026. Foto: European Council]
    Energia

    Energia, Italia e Belgio bocciano l’agenda della Commissione. Costa: “Accelerare la transizione”

    24 Aprile 2026
    Il primo ministro ungherese, Viktor Orban, in versione LGBTQI+ [©Nicolas Liponne/MAXPPP - IPA agency]
    Diritti

    La Corte di Giustizia contro l’eredità di Orbán: la sua legge anti-LGBTQ+ viola il diritto UE

    21 Aprile 2026
    L'Alta rappresentante UE per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, al suo arrivo al Consiglio Affari esteri a Lussemburgo, 21 aprile 2026. Fonte: Consiglio UE
    Difesa e Sicurezza

    Kallas: “Sul prestito UE a Kiev da 90 miliardi ci aspettiamo decisioni positive domani”

    21 Aprile 2026
    Rumen Radev, ai tempi in cui era presidente della Repubblica bulgara [foto: imagoeconomica]
    Politica

    Bulgaria, alle urne vince il sospettato filo-russo Radev

    20 Aprile 2026
    Seggi elettorali. Fonte: Sara Minelli via Imagoeconomica
    Politica

    Dopo Ungheria, Bulgaria, Cipro, Svezia e Lettonia: le elezioni nell’UE nel 2026

    17 Aprile 2026
    La commissaria europea al Mediterraneo, Dubravka Šuica, presenta il Patto Mediterraneo Piano d'Azione (17 aprile 2026). Fonte: EC - Audiovisual Service
    Difesa e Sicurezza

    Trasformare le sfide attuali in opportunità: l’UE presenta il piano d’azione per il Mediterraneo

    17 Aprile 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    Le dichiarazioni alla stampa dei presidenti del Consiglio europeo, Antonio Costa, della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di Cipro, Nikos Christodoulidīs, del Libano, Joseph Aoun, della Siria, Ahmed Hussein al-Sharaa. Fonte: Consglio Europeo

    Von der Leyen ai leader Mediorientali: “Nei momenti di crisi i legami si rafforzano”

    di Giulia Torbidoni
    24 Aprile 2026

    I leader UE constatano che la sicurezza dell'Europa è "strettamente legata" a quella della regione in fiamme e oltre a...

    Nell’UE il 24, 3 per cento dei giovani fa attivismo online

    di Iolanda Cuomo
    24 Aprile 2026

    Una persona su quattro i 16 e 29 anni va sul web per esprimere un'opinione o a voti. Gli italiani...

    Sul bilancio Consiglio europeo in salita. Meloni: “Negoziato difficilissimo”

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    24 Aprile 2026

    Sul budget settennale (MFF 2028-2034) il vertice informale dei capi di Stato e di governo registra posizioni distanti e inconciliabili....

    L'aula del Parlamento europeo nella sede di Strasburgo. Fonte: Copyright: © European Union 2021 - Source : Parlamento europeo

    Bilancio UE, crisi energetica e Ucraina: i temi alla plenaria dell’Eurocamera

    di Giorgio Dell'Omodarme
    24 Aprile 2026

    La proposta di PPE, S&D e Renew Europe sul prossimo QFP propone di portare all'1,27 per cento del PIL il...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Rubens 19 - 20148 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione