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    Home » Politica » Brexit e asilo comune, due fallimenti certificati nelle conclusioni del Consiglio europeo

    Brexit e asilo comune, due fallimenti certificati nelle conclusioni del Consiglio europeo

    L'ultima bozza di conclusioni del Vertice europeo ammette per la prima volta la possibilità di un non accordo col Regno Unito, e chiude alla riforma del regolamento di Dublino. Sull'immigrazione aiuti generici all'Italia, la vera priorità sono i movimenti secondari

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    26 Giugno 2018
    in Politica
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    Bruxelles – Il vertice dei capi di Stato e di governo si annuncia un fallimento. Le ultime bozze di conclusioni messe a punto dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, certificano la difficoltà dell’Europa degli Stati a trovare intese sui temi dove si ci attendevano passi avanti. Questi, però, non si prevedono all’orizzonte né si identificano nel testo diffuso che, al contrario, mette per la prima volta nero su bianco la possibilità di un mancato accordo finale sulla Brexit – scenario che tutti vorrebbero evitare – e pone l’accento sulla necessità di gestire i movimenti secondari dei migranti – quello che divide Italia e resto dell’Ue.

    Le conclusioni sulla Brexit sono di una paginetta. Quanto basta che per dire che non ci sono evoluzioni sostanziali e che tutto resta fermo com’è da tempo. Buone parole di rito su “gli ulteriori progressi compiuti su parte dei testi giuridici sul ritiro”, cui fanno da contraltare le “preoccupazioni” per l’assenza di progressi sulla questione irlandese. Motivo per cui Stati membri e parti interessate sono invitate a tenersi pronte a “ogni risultato”, il che implica anche quello di un mancato accordo. Nulla di nuovo, visto che lo scenario peggiore non era stato escluso, e anzi era stato preventivato quasi un anno fa.

    Se si mette nero su bianco il fallimento potenziale nei negoziati con Londra, si certifica il fallimento fattuale nella riforma del sistema comune di asilo e la riscrittura del regolamento di Dublino che lo disciplina. “Servirà altro lavoro per trovare un consenso basato sull’equilibrio di responsabilità e solidarietà”, recita il documento di Tusk di queste ore. E’ la resa di fronte all’ostinazione di quanti non vogliono sentire meccanismi di quote di redistribuzione. Si voleva avere un nuovo regolamento per il 30 giugno, ma così non sarà e il presidente del Consiglio europeo ne prende atto. Non c’è consenso e non si avrà. Anzi, il rischio è accrescere tensioni e divisioni.

    Sull’immigrazione l’Ue rischia di spaccarsi ulteriormente. Tusk sembra guardare all’Italia in modo non proprio distratto, ma certamente non come l’attuale governo vorrebbe. E’ opinione del presidente del Consiglio europeo che “i movimenti secondari dei richiedenti asilo tra Stati membri rischiano di compromettere l’integrità del sistema europeo comune di asilo” e lo spazio Schengen di libera circolazione. Per questo si invitano i governi ad “adottare tutte le misure legislative e amministrative interne necessarie” per contrastare tali movimenti. Si intravede sullo sfondo una risposta più nazionale e meno europea, l’esatto contrario di quello che vuole l’Italia, che a questo punto potrebbe far saltare il tavolo. Anche perché contropartite sostanziose non ce ne sono.

    Si dice che Italia e gli altri Paesi in prima linea non verranno lasciati soli, ma non è dato sapere come. Non si prevedono meccanismi di quote, mai voluti veramente da tutti, e ci si ostina sul concetto di “piattaforme di sbarco regionali”, che non trovano descrizioni né precisazioni. Andrebbero realizzate fuori dall’Ue, “in cooperazione con Paesi terzi” a oggi non meglio identificati. Governi africani da convincere, e da comprare. Brutto da dire, ma è così. Per fare queste piattaforme regionali l’Europa dovrà dare qualcosa in cambio, con la Libia che ha già dato forfait.In attesa di accordi tutti ancora da definire l’Italia rischia di essere lasciata al proprio destino. Le bozze di Tusk sono quindi la sintesi del fallimento dell’Ue, e la miglior ricetta – suggerita dalla capitali – per mettere in crisi l’Unione stessa.

    Tags: bozzabrexitconclusioniDonald Tuskimmigrazionemigrantiueverticevertice ue

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