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    Home » Economia » Per ridurre le emissioni l’Unione europea punta su un’economia dell’idrogeno ‘verde’

    Per ridurre le emissioni l’Unione europea punta su un’economia dell’idrogeno ‘verde’

    "L'opzione più compatibile con l'obiettivo di neutralità climatica dell'UE". La bozza della strategia sull'idrogeno della Commissione europea, di cui Eunews ha preso visione, indica l'idrogeno prodotto da fonti rinnovabili come lo strumento su cui far leva per decarbonizzare il continente. L’esecutivo stima investimenti tra 13 e 15 miliardi di euro entro il 2030

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    23 Giugno 2020
    in Economia
    idrogeno

    Bruxelles – Sviluppare un’economia dell’idrogeno pulito rientra tra gli sforzi dell’Unione europea per raggiungere la neutralità climatica, zero emissioni nette, entro il 2050. Una strategia integrata sull’idrogeno in Europa sarà presentata dalla Commissione europea l’8 luglio (inizialmente era stato indicato il 24 giugno) ma dalla bozza del documento di cui Eunews ha preso visione, emerge chiaramente che l’obiettivo prioritario dell’Esecutivo è quello di far leva prima possibile sull’idrogeno verde, chiamato così perché prodotto da energie rinnovabili, allo scopo di decarbonizzare il mix energetico dell’Unione, favorendo anche la transizione dei settori più inquinanti che hanno maggiori difficoltà ad abbandonare le fossili. Nella bozza trapelata si fa riferimento in particolare ai trasporti, all’industria siderurgica (potrebbe essere il caso dell’impianto dell’Ilva di Taranto) e a quella chimica.

    Se l’idrogeno rinnovabile, definito “l’opzione più compatibile con l’obiettivo di neutralità climatica dell’UE”, è al centro della strategia, la Commissione prevede che “nel breve e medio termine” sia necessario continuare a ricorrere all’idrogeno a base fossile a basse emissioni di carbonio per “ridurre rapidamente le emissioni derivanti dall’attuale produzione di idrogeno”. Riconosce dunque di dover accettare anche l’utilizzo di idrogeno “blu”, ottenuto dal gas naturale con cattura e stoccaggio del carbonio (CCS), che a sua volta faciliterà la transizione verso un’economia dell’idrogeno completamente rinnovabile al 2050. Respinge però il ricorso all’idrogeno cosiddetto “grigio”, prodotto da gas metano mediante processo di conversione termochimica che però produce anche CO2. Per qualcuno è già di per sé una vittoria e un riconoscimento dei progressi dell’Unione europea per raggiungere i suoi standard ambientali e climatici.

    Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo per il Green Deal

    Nel testo si fa cenno alla crisi innescata dalla pandemia e alla necessità di riconvertire l’economia europea in termini di sostenibilità e tecnologie pulite. Nel quadro della ripresa, investimenti mirati nelle rinnovabili e in idrogeno a basse emissioni di carbonio saranno critici per creare nuovi posti di lavoro e rendere sostenibili quelli vecchi. Il vicepresidente esecutivo in capo al Green Deal, Frans Timmermans, ha più volte indicato nel corso degli ultimi mesi l’idrogeno, insieme al metano, come le “energie del futuro” per favorire la transizione verso la completa decarbonizzazione del continente. La proposta della Commissione europea servirà a creare una economia all’idrogeno integrata in Europa, intervenendo al tempo su domanda, produzione, infrastrutture e regole di mercato. È proprio un mercato dell’idrogeno pulito che la Commissione mira a sviluppare, per renderlo anche economicamente più competitivo rispetto a quello prodotto dalle fossili.

    Una tabella di marcia per gli investimenti

    Per ora, infatti, l’idrogeno verde non rappresenta un’alternativa così soddisfacente nel settore energetico e la sua produzione andrebbe resa economicamente ed energeticamente più conveniente. Per la produzione richiede una grande quantità di energia con costi molto superiori, ad esempio, a quella di idrogeno grigio e ancora non consente la produzione su larga scala. La strategia della Commissione si pone, dunque, il problema di abbassare i costi dell’idrogeno rinnovabile per renderlo più competitivo rispetto a quelli più inquinanti dal punto di vista delle emissioni, stimolando “un circolo virtuoso di aumento di domanda e offerta”.

    Per aumentare la produzione di idrogeno pulito, che ora rappresenta solo una minima parte di quello complessivamente usato, l’UE dovrà promuovere un aumento massiccio della produzione di elettrolizzatori, necessari per la trasformazione di energia rinnovabile (eolica e solare, soprattutto) in idrogeno verde, attraverso un processo di elettrolisi dall’acqua.  Nel documento, la Commissione mette a punto una tabella di marcia ricca di obiettivi da mettere in pratica da ora fino al 2050. Entro il 2024 punta ad ampliare la propria capacità produttiva di elettrolizzatori per 4 GW (gigawatt) e 40 GW entro il 2040. Entro il 2030, invece, stima che potrebbero essere investiti tra i 13 e i 15 miliardi di euro in elettrolizzatori per la produzione di idrogeno in tutta l’UE, oltre a 50-150 miliardi di euro per una capacità eolica e solare dedicata di 50-75 GW. Complessivamente, da ora fino al 2050, dal Berlaymont prevedono investimenti fino a 180 miliardi di euro nella produzione di idrogeno pulito.

    Tags: commissione europeaenergie fossilienergie rinnovabilifrans timmermansgreen dealidrogeno bluidrogeno verdeinvestimentistrategia idrogeno

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