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Bilancio più leggero, rimborsi e garanzie: la proposta di Michel per salvare l'Europa
Charles Michel oggi in conferenza stampa (Foto: Consiglio europeo)

Bilancio più leggero, rimborsi e garanzie: la proposta di Michel per salvare l'Europa

Il presidente del Consiglio europeo pubblica la proposta di budget pluriennale e fondo per la ripresa. Per il periodo 2021-2027 risorse per 1.074 miliardi di euro. Recovery Fund da 750 miliardi, 500 dei quali in garanzie. Nessun taglio a coesione e agricoltura. La delusione dei socialdemocratici: "Poco ambizioso"

Bruxelles – Un bilancio ancora più snello, ma con le stesse risorse per il meccanismo per la ripresa, che mantiene lo stesso equilibrio tra garanzie e prestiti. Charles Michel ci prova, concedendo a entrambe le parti. La proposta negoziale ai leader per un nuovo budget comune pluriennale (MFF 2021-2027) e il fondo anti-crisi (NextGenerationEU) è finalmente svelata, e adesso sarà oggetto di negoziati che si annunciano serrati. “Sono ottimista per natura, ma anche realista”, dice il presidente del Consiglio europeo, consapevole delle divergenze attorno al tavolo.

Le concessioni ai ‘frugali’

Ecco allora le proposte per chi vuole meno contributi (soprattutto Paesi Bassi e Svezia, ma pure Austria e Danimarca, noti come ‘frugali’). Risorse complessive di 1.074 miliardi di euro per l’intero settennato di bilancio. Una proposta di 20 miliardi di euro più leggera rispetto a quella dello stesso Michel di fine 2019 e di 10 miliardi più snella rispetto a quanto messo sul tavolo dai leader in occasione del vertice di febbraio. Sempre per frenare le resistenze dei governi più recalcitranti, confermati i rimborsi sul contributo al bilancio (noti come ‘rebate’) per Austria, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia, ma “a prezzi 2020” e non più a prezzi 2018, dunque più sostanziosi.

Un ‘regalo’ per gli olandesi

Ancora, l’istituzione di una riserva di bilancio di cinque miliardi di euro per le conseguenze imprevedibili della Brexit. Uno strumento tenuto “al di fuori del bilancio”, spiega Michel, viste le tante incertezze che circondano il negoziato, ancora a rischio di accordo mancato. “E’ uno strumento nuovo”, sottolinea il presidente del Consiglio europeo, che l’ha pensato in particolare per i Paesi Bassi, più esposti di chiunque altro dal processo di addio britannico per le forte relazioni commerciali in essere. Una concessione in cambio di concessioni sul resto del pacchetto.

Le proposte per gli altri: resta la supremazia delle garanzie

Michel lascia invariato il meccanismo per la ripresa. Restano 750 miliardi di euro, con la stessa suddivisione tra garanzie e prestiti: 500 miliardi di euro per le prime, 250 miliardi per i secondi. Il grosso delle risorse del meccanismo per la ripresa ricade nel ‘Fondo per la ripresa e la capacità di resistenza’, che conta 560 miliardi di euro. Il 70% delle garanzie provenienti da questo fondo si intende renderle operative e spendibili nel 2021 e nel 2023, con il restante 30% da utilizzare entro la fine del 2023.

Salve coesione e agricoltura, tagli a investimenti e ricerca

La proposta messa sul tavolo non contiene tagli al bilancio sulle voci di spesa più sensibili. Restano invariate le risorse per le politiche di coesione (323,2 miliardi) e per la politica agricola comune (333,3 miliardi). Anche i fondi per le politiche di immigrazione (8,7 miliardi di euro) restano invariati. Il grosso dei tagli viene operato su InvestEU, il programma erede del piano Juncker per gli investimenti strategici. Qui si opera un taglio di 10 miliardi euro, a cui si aggiunge il taglio di cinque miliardi per la ricerca, ridotto a 75,9 miliardi.

Il presidente del Consiglio europeo è convito di poter trovare un accordo. “Non intendiamo sprecare denaro, intendiamo riformare e trasformare l’Europa”. Michel precisa quindi che restano ferme le priorità su green economy e digitale, e che le garanzie saranno legate alla presentazione di piani di riforma nazionali che dovranno essere onorati alla lettera.

La norma per la tutela dello stato di diritto

La proposta negoziale di Michel prevede inoltre che “verrà introdotto un regime generale di condizionalità per affrontare le manifeste carenze generalizzate nel buon governo delle autorità degli Stati membri per quanto riguarda il rispetto dello stato di diritto, quando necessario per proteggere la corretta esecuzione del bilancio dell’UE, compresi i fondi del meccanismo per la ripresa e gli interessi finanziari di l’Unione”. Si potrà in sostanza intervenire contro quei Paesi che portano avanti politiche lesive dei diritti fondamentali. Non piacerà a Ungheria e Polonia.

La delusione dei socialisti

“La proposta di Charles Michel è deludente e sbilanciata. Comprendo la necessità di essere flessibile per trovare un compromesso, ma tale compromesso deve corrispondere alle aspettative generali del popolo e delle istituzioni europee”, dichiara Iratxe García la presidente del gruppo parlamentare socialdemocratico S&D al Parlamento europeo. “Con l’aumentare delle sfide, anche il budget per affrontarle deve aumentare. Questa proposta non riesce a farlo – dice la parlamentare -. Un bilancio straordinario, il cui obiettivo è aiutare l’Europa a riprendersi, non può essere utilizzato per finanziare programmi regolari dell’UE”.

Secondo García con la sua proposta “il presidente Michel insiste nel sacrificare le esigenze a lungo termine dell’UE nel breve termine. Dopo aver ricevuto le preoccupanti previsioni economiche aggiornate dalla Commissione europea questa settimana, è indispensabile concentrare i nostri sforzi sulla coesione nei prossimi anni”.  “Mi addolora – sottolinea – che Charles Michel si allontani dalla proposta originale della Commissione, dalla grande maggioranza dei governi e sicuramente dalla posizione del Parlamento europeo”.

Anche Patrizia Toia, del PD è delusa. “La dotazione ottimale per la Ricerca è un numero a tre cifre, per questo, in linea con il mio Gruppo S&D, non sono soddisfatta della proposta del presidente del Consiglio Ue Charles Michel. Continueremo a insistere per accrescere gli 89,4 miliardi dedicati alla ricerca che sono oggi il frutto, da un lato, della riduzione di 5 miliardi del programma Ue per la ricerca Horizon Europe e, dall’altro, di una quota di 13,5 miliardi che Next generation EU dedicherà a questo settore”.

Secondo Toia, in sostanza, “la proposta di Michel è poco ambiziosa e noi auspichiamo che i Paesi più coraggiosi tra cui l’Italia facciano cambiare questa bozza”.

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