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Sputnik, Putin attacca Breton: UE prevenuta. Sui vaccini, governi in pressing sul rispetto dei contratti

Sputnik, Putin attacca Breton: UE prevenuta. Sui vaccini, governi in pressing sul rispetto dei contratti

Fronte caldo anche con la Gran Bretagna. Johnoson vuole scongiurare il blocco dell'export, ipotesi in agenda al Consiglio europeo di questa settimana. La Commissione non esclude neppure il ricorso all'articolo 122 dei Trattati per liberare le licenze

Roma – Per la fornitura dei vaccini nell’Unione europea sarà una settimana cruciale con il tema che sarà al centro del Consiglio di giovedì e venerdì. Dopo il caos su AstraZeneca della scorsa settimana e risolto con il definitivo pronunciamento dell’EMA, si dovrà ora premere sull’acceleratore e superare i ritardi accumulati. Per fronteggiare la riduzione delle forniture da parte dell’azienda anglo-svedese, ci si interroga se la mossa di un blocco delle esportazioni verso Paesi terzi possa servire a smuovere lo stallo su contratti non rispettati.

“Finché tutti i produttori non avranno consegnato le dosi concordate per l’Unione europea, dovremmo essere fermi sul controllo delle esportazioni” ha detto il commissario per il mercato interno Thierry Breton, a capo della task force europea sui vaccini.  Per ora resta dunque una minaccia che punta a far onorare i contratti e chiedere “reciprocità” nelle regole di mercato.

Intanto si riapre anche la questione del vaccino russo Sputnik su cui ieri ancora Breton ha chiuso la porta sostenendo la “priorità ai vaccini prodotti sul territorio europeo. Non abbiamo assolutamente bisogno”. Così è scattata la reazione di Mosca: proprio dopo aver parlato con il presidente del Consiglio Charles Michel, il presidente Vladimir Putin ha accusato l’UE di politicizzare la battaglia contro il virus.

“Il commissario Thierry Breton è chiaramente prevenuto contro il vaccino Sputnik V solo perché è russo. Ignora che ha un’efficacia maggiore e risultati migliori”. Putin si lascia anche andare ad allusioni pesanti: “Non stiamo imponendo nulla a nessuno ma ci chiediamo quali interessi sono tutelati e rappresentati da queste persone? Gli interessi di alcune aziende farmaceutiche o dei cittadini dei Paesi europei”?

Sul siero sviluppato dalla Centro di Epidemiologia e microbiologia Gamaleja l’EMA sta andando avanti con la “valutazione dei dati disponibili e con le ispezioni ai siti produttivi, che sono in programma il mese prossimo” ha detto Marco Cavaleri, responsabile dell’Agenzia europea del farmaco per i vaccini. “A fine aprile faremo il punto della situazione e capiremo meglio la tempistica di una potenziale autorizzazione, qualora i dati la supportassero”.

Caldissimo anche il fronte con la Gran Bretagna per lo scontro sulle esportazioni di AstraZeneca. Proprio in vista del Consiglio europeo da cui potrebbero scaturire decisioni più drastiche, il primo ministro Boris Johnson, secondo quanto riferisce la BBC, ha già preso contatti con Angela Merkel e Emmanuel Macron e sentirà a breve anche altri capi di governo UE per cercare di arginare la minaccia di una guerra dei vaccini. L’offerta del governo britannico, scrive oggi il Times, è la possibilità di condividere  le scorte di un prezioso componente del vaccino che viene prodotto nello stabilimento Halix di Leiden in Olanda.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen nei giorni scorsi aveva reiterato la diffida e il possibile blocco dell’export. A Bruxelles ha replicato Helen Whately, ministro della salute e dell’assistenza sociale, esortando l’UE a mantenere gli impegni e ha messo in guardia dal “nazionalismo e dal protezionismo dei vaccini”.

La Commissione si trova dunque tra due fuochi, con i governi in grande difficoltà con la campagna vaccinale e che chiedono più determinazione. Il pressing arriva specialmente da Italia, Francia e Germania che hanno finora manifestato sotto traccia la loro insoddisfazione e che al Consiglio di questa settimana potrebbero alzare il tiro contro le aziende.

L’ipotesi di ricorrere all’articolo 122 dei trattati “è legittimo ed è una strada presa in considerazione” ha detto stamani un portavoce durante il briefing della Commissione. In pratica il ricorso è finalizzato a prendere “decisioni d’urgenza e in circostanze eccezionali”, in caso di gravi difficoltà nell’approvvigionamento di determinati prodotti, intervenendo anche con obblighi o divieti. In questo specifico frangente porterebbe a chiedere alle aziende farmaceutiche di liberare le licenze e avviare una produzione supplementare in impianti dentro l’Unione europea.

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