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    Home » Agrifood » Nutriscore, l’etichetta della discordia che divide l’Europa

    Nutriscore, l’etichetta della discordia che divide l’Europa

    Parigi decisa a usare la presidenza francese del Consiglio dell'UE, nella prima metà del 2022, per fare pressione sulla Commissione UE sull'adozione del sistema di etichettatura a semaforo. Ma anche nei Paesi dove i governi promuovono il Nutriscore il fronte comincia a traballare

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    18 Giugno 2021
    in Agrifood

    Bruxelles – E’ un’etichetta nutrizionale semplificata e colorata a dividere l’Europa. Si chiama NutriScore ed è un sistema di valutazione che va dalla “A”, di colore verde, alla “E”, di colore rosso, che è stato inventato in Francia e che nel 2022 potrebbe diventare obbligatorio in tutta l’Unione Europea. O almeno questo è quello che spera la Francia, dove il sistema è già stato adottato insieme al Belgio, la Germania, il Lussemburgo e i Paesi Bassi, mentre in Spagna è in fase di approvazione.

    Sistema di etichettatura Nutriscore

    Dal primo gennaio 2022, per i sei mesi successivi, Parigi sarà alla guida di turno del Consiglio dell’UE e non è difficile immaginare che farà di tutto per sfruttare a pieno questo semestre di presidenza per fare pressioni sulla Commissione Europea perché scelga proprio quello francese come sistema obbligatorio e armonizzato in Europa. Mentre i cittadini europei sono giustamente impegnati a preoccuparsi dell’uscita dalla crisi, a livello di Commissione Europea non si ferma l’iter di attuazione della strategia per la filiera agroalimentare sostenibile Farm to Fork – approvata a maggio 2020 – che prevede entro il 2022 la scelta di una etichettatura con i valori nutrizionali (front-of-pack, ovvero sul fronte dei prodotti) obbligatoria e armonizzata per tutti a livello europeo.

    Per molti e soprattutto per la filiera alimentare la posta in gioco è alta e ne va, in un certo senso, del futuro del cibo che mettiamo sulle tavole. Perché qualunque sistema di etichettatura è in fondo un sistema di condizionamento per i consumatori, che tendono a orientarsi sui cibi che l’etichetta definisce “più sani”. Attorno alla battaglia ci sono essenzialmente due schieramenti. Da un lato, una coalizione di 7 paesi (Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna e Svizzera) che ha annunciato l’istituzione di un meccanismo di coordinamento per facilitare l’adozione del Nutriscore. Di recente, Parigi e Berlino hanno rafforzato il loro asse di alleanze per l’armonizzazione dell’etichettatura francese.

    Dall’altro lato, si pone una coalizione lanciata dall’Italia, che comprende Paesi come Repubblica Ceca, Grecia e Romania ma che il governo di Roma sta cercando di allargare. Per l’Europa meridionale la posta in gioco è ancora più alta visto che diversi prodotti mediterranei come l’olio d’oliva, il parmigiano o il prosciutto vengono penalizzati con un colore che rispecchia un voto basso, come ‘C’ o ‘D’. Per l’Italia, si sa, è inaccettabile ed è in prima linea nel fronte europeo contro l’adozione del Nutriscore, per una volta unita tra politica e mondo della filiera nel condannare questo sistema di etichettatura semplificata e diversamente da altri Paesi ha anche presentato a Bruxelles un sistema di etichettatura alternativo, chiamato Nutrinform Battery, che appunto è un sistema a batteria, che presenta il valore nutrizionale di un prodotto in relazione all’apporto nutrizionale giornaliero raccomandato per quell’alimento.

    C’è però da dire che il sistema italiano presentato a Bruxelles parte svantaggiato nella corsa europea, dal momento che il Nutriscore è già adottato in diversi Paesi e quindi i consumatori si stanno abituando piano piano al suo utilizzo quotidiano al supermercato. Nonostante il vantaggio che è innegabile, la partita è ancora tutta aperta e anche nei Paesi in cui i governi stanno “sponsorizzando” il Nutriscore il dibattito sulla sua effettiva efficacia non è chiuso: ne è un esempio la Spagna, dove la classe politica rimane divisa e anche diversi produttori, come quelli di olio d’oliva, stanno dando battaglia per ottenere l’esenzione dal Nutriscore.

    Ma traballa anche la stessa roccaforte francese. Secondo la stampa locale, anche i produttori francesi dei famosi formaggi Roquefort e Pélardon chiedono alla Commissione Europea una rivalutazione del sistema francese – che li penalizza al livello di patatine e bibite con la lettera ‘E’ – o di esserne esonerati. Quindi soprattutto a livello produttivo sta emergendo sempre maggiore consapevolezza sui limiti del Nutriscore, il cui principale punto di forza – riconosciuto anche dall’Italia stessa – è il sistema colorimetrico, a colori, che risulta molto semplice e immediato per i consumatori.

    “Non è da escludere che a livello europeo si arrivi ad adottare un sistema colorimetrico perché più condiviso a livello europeo, ma non con i forti limiti del Nutriscore”, ha detto a Eunews Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia. Potrebbe prendere piede nei prossimi mesi una terza via, ovvero un sistema colorimetrico da adottare solo per i prodotti ultratrasformati esonerando quindi tutti i prodotti di qualità IGP, DOP, ma nemmeno prodotti come formaggi e salumi, come in sostanza sta chiedendo anche la Spagna. “Un Nutriscore profondamente diverso, con il riferimento alla quantità di consumo effettivo di un prodotto e con l’applicazione esclusiva sui prodotti ultratrasformati”. Una terza via su cui sembra essere d’accordo anche l’Italia, che deve trovare il giusto equilibrio tra il dare informazioni e avere un sistema immediato di controllo utile al consumatore.

    Tags: agroalimentare europeoDopetichette alimentarifarm to forkfranciaigpitalialuigi scordamagliaNutriscoreStefano Patuanelli

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