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Stato di diritto, in 14 condannano l'Ungheria per la nuova legge anti-LGBT. C'è anche l'Italia
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Stato di diritto, in 14 condannano l'Ungheria per la nuova legge anti-LGBT. C'è anche l'Italia

Il documento messo sul tavolo dai Paesi del Benelux è sottoscritto da altri 10 ministri, ma al momento della diffusione manca la sottoscrizione di Amendola, che voleva sentire le ragioni di Budapest. Il ministro quindi censura: "Non sono arrivati chiarimenti soddisfacenti"

Bruxelles – L’Ungheria spacca letteralmente in due l’Unione europea, con la metà degli Stati membri che si ritrova a censurare la legge contro la comunità LGBTQ e l’altra metà che non se la sente di sottoscrivere la dichiarazione di iniziativa Benelux. I ministri degli Affari europei, a Lussemburgo per preparare il summit dei leader e discutere di Stato di diritto, si ritrovano ad aprire una lotta intestina tutta all’Unione sulla questione dei diritti fondamentali.

Il primo ad annunciare che giornata si sarebbe presentata è stato il ‘padrone di casa’, il lussemburghese Jan Asselborn. Il ministro degli Esteri e degli Affari europei del Granducato ritiene la legge che vieta di parlare di omosessualità a i minorenni “una legge non europea, contraria a ogni diritto e valore fondamentale”, un’azione “da medioevo, quando non siamo più nel medioevo“. Da qui la dichiarazione che censura l’iniziativa, accusa il governo di Budapest, e apre gli scontri interni.

Il documento presentato da Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo riceve approvazione e condivisione di Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Spagna, Svezia. Ben 13 Stati membri su 27 contro Budapest, e nel momento in cui viene diffuso la dichiarazione di condanna pubblica spicca l’assenza dell’Italia tra quanti non prendono le distanza da un provvedimento giudicato “una forma flagrante di discriminazione”.

 

E’ in un secondo momento che si aggiunge anche il governo guidato da Mario Draghi. A sentire le spiegazioni del ministro per gli Affari europei, Enzo Amendola, da parte italiana si voleva sentire le ragioni di Budapest, prima di partire all’attacco. Ma a quanto pare le spiegazioni non sono servite e ad Amendola non è rimasto che unirsi alla censura.

L’Ungheria respinge al mittente le accuse. “Questa legge non è un legge che discrimina alcuna comunità”, sostiene Peter Szijjarto, ministro degli Affari europei di Budapest. “La legge riconosce quale diritto esclusivo dei genitori educare i loro figli circa l’orientamento sessuale. Mi chiedo se chi critica, che si tratti di politici o giornalisti, abbia letto questa legge”.

Ma la difesa di Budapest non sortisce effetto. Alla fine anche la Commissione fa fatica a trovare toni concilianti. Al contrario, Vera Jourova rincara la dose. Quando si parla di Stato di diritto in Polonia e Ungheria “la situazione non sta andando nella giusta direzione”, riconosce la commissaria per i Valori e la trasparenza, che ammette “l’aggravarsi” dello stato di cose. 

Nel giorno in cui a Lussemburgo i ministri erano chiamati a discutere anche di immigrazione, in vista del vertice dei capi di Stato e di governo di fine settimana (24 e 25 giugno), Amendola esulta per l’approvazione del Recovery fund e l’accordo sulla dimensione esterna dell’immigrazione, che non è ciò di cui ha bisogno nell’immediato l’Italia, che avrebbe invece bisogno di un accordo sui ricollocamenti che con ogni probabilità non ci sarà.