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Stato di diritto, Commissione UE sempre più preoccupata per l'indipendenza dei magistrati in Ungheria e Polonia

Stato di diritto, Commissione UE sempre più preoccupata per l'indipendenza dei magistrati in Ungheria e Polonia

Pubblicato il rapporto 2021 sul rispetto dei diritti e delle libertà nei paesi membri UE. Budapest e Varsavia mostrano sempre più problematiche per le ingerenze dell'esecutivo nella magistratura, mentre l'Italia deve affrontare riforme pendenti per snellire le procedure penali

Bruxelles – È “sempre più preoccupante” il quadro sul rispetto dello Stato di diritto in Ungheria e in Polonia. Se non fosse stato abbastanza chiaro dal lancio delle due procedure di infrazione per violazione dei diritti umani delle persone LGBT+ o dallo scontro tra Bruxelles e la Corte costituzionale polacca sulle competenze della Corte di Giustizia dell’UE, oggi (martedì 20 luglio) la Commissione Europea ha messo nero su bianco il regresso di Budapest e Varsavia sul fronte della salvaguardia dei diritti dei cittadini, dell’indipendenza giudiziaria e della libertà dei media.

La valutazione dell’esecutivo UE (insieme a quella degli altri venticinque Paesi membri UE) è stata illustrata nel Rapporto 2021 sulla condizione dello Stato di diritto in Europa, lo strumento annuale di cui si è dotato il gabinetto von der Leyen dal settembre dello scorso anno. In quanto garante dei Trattati dell’Unione, la Commissione dovrebbe farne rispettare i principi. Tra questi, anche quello relativo allo Stato di diritto, ovvero “il valore dell’Unione Europea sancito all’articolo 2 del Trattato sull’UE“, che comprende i principi di legalità (secondo cui il processo legislativo deve essere trasparente, responsabile, democratico e pluralistico), di certezza del diritto, di divieto di arbitrarietà del potere esecutivo, di tutela giurisdizionale effettiva da parte di giudici indipendenti, di separazione dei poteri e di uguaglianza di fronte alla legge.

La vicepresidente della Commissione UE per i Valori e la trasparenza, Věra Jourová

La pubblicazione della relazione 2021 arriva in un momento in cui questo tema è caldissimo a Bruxelles. In conferenza stampa le prime parole della vicepresidente della Commissione UE per i Valori e la trasparenza, Věra Jourová, sono state spese contro Varsavia: “Rispetti le decisioni di Bruxelles entro il 16 agosto, o dovrà affrontare sanzioni finanziarie“. L’esecutivo UE evidenzia che, rispetto alle sfide individuate quasi un anno fa, “le preoccupazioni permangono e in alcuni Stati membri sono aumentate“, in particolare per quanto riguarda “l’indipendenza della magistratura e la situazione dei media”. Il rapporto valuta la situazione in ogni Stato membro e fornisce raccomandazioni sui traguardi ancora da raggiungere sulle quattro colonne portanti dello Stato di diritto: sistema giudiziario, lotta alla corruzione, pluralismo dei media e questioni istituzionali legate ai controlli e agli equilibri.

“Gli Stati membri hanno compiuto progressi nell’affrontare le questioni relative allo Stato di diritto”, ha commentato la vicepresidente Jourová. “Tuttavia, ciò non è stato uniforme e ci sono motivi di grave preoccupazione“, anche per l’assassinio di due giornalisti sul territorio comunitario negli ultimi tre mesi, l’olandese Peter de Vries e il greco Giorgos Karaïvaz: “Il rapporto chiede un’azione decisa per migliorare la libertà e il pluralismo dei media”. Presentando la relazione 2021, il commissario per la Giustizia, Didier Reynders, ha ricordato anche il suo lavoro di discussione  in 20 Parlamenti nazionali “per avere un vero dialogo come Unione, fianco a fianco”.

Il bilancio di un’anno

Sul fronte dei sistemi giudiziari “alcuni Stati membri hanno continuato ad attuare riforme che riducono le garanzie di indipendenza” del potere giudiziario, “aggravando le preoccupazioni esistenti relative alla maggiore influenza del potere esecutivo e legislativo”. Occhi puntati sulla Polonia di Mateusz Morawiecki e l’Ungheria di Viktor Orbán, dove “attacchi politici e ripetuti tentativi di indebolire i giudici mettono ulteriormente a dura prova l’indipendenza della magistratura”.

Per quanto riguarda la lotta alla corruzione, “gli Stati membri dell’UE continuano a essere tra i migliori a livello globale”, sottolinea la relazione. Tra il 2020 e il 2021 si è messo in moto un “rafforzamento dei quadri di prevenzione” e una generalizzata adozione o revisione delle strategie nazionali anticorruzione. Rimangono però “sfide legate alle indagini e ai procedimenti penali e all’applicazione di sanzioni” in alcuni Paesi UE, anche a causa del “rallentamento legato alla pandemia COVID-19”. In Ungheria “rimangono irrisolti i rischi di clientelismo, favoritismi e nepotismo nella pubblica amministrazione di alto livello” e quelli legati al “legame tra imprese e attori politici”, mentre in Polonia ci sono “preoccupazioni sull’indipendenza delle principali istituzioni preposte alla prevenzione e alla lotta alla corruzione”.

Capitolo libertà dei media. In generale durante la pandemia “giornalisti e operatori dei media in Europa sono stati sottoposti a forti pressioni”, un problema che “deve essere affrontato in tutta l’Unione”. Rischi di interferenze politiche, difficoltà economiche e altre minacce hanno reso più complesso il lavoro degli operatori dell’informazione, nonostante siano stati “fondamentali” per i cittadini nell’anno e mezzo di COVID-19. Una delle violazioni più gravi della libertà d’informazione è stata rivelata ieri: l’utilizzo dello spyware Pegasus per intercettare giornalisti e attivisti anche da parte del governo ungherese, secondo quanto emerso dall’inchiesta internazionale di Forbidden Stories. Da sottolineare anche la situazione “in deterioramento” in Slovenia, Paese membro che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea: “Sono state segnalate diverse azioni legali contro i giornalisti, con effetti intimidatori”, è l’allarme dell’esecutivo UE.

Infine, i pesi e contrappesi all’interno dell’ordinamento giuridico. “Parlamenti, tribunali, difensori civici e altre autorità indipendenti hanno svolto un ruolo cruciale” durante la pandemia, “che è stata una prova di tenuta per lo Stato di diritto”. Allo stesso tempo, “la società civile continua a dover affrontare minacce deliberate da parte delle autorità, protezione inadeguata contro gli attacchi fisici e verbali e un livello inadeguato di protezione dei diritti fondamentali”. Difficile non pensare subito a Budapest e Varsavia, ancora una volta, quando la relazione sottolinea la “serie di recenti sviluppi sul rispetto del primato del diritto dell’Unione“. In particolare la Polonia e il suo attacco alla Corte di Giustizia dell’UE, a seguito della sentenza sulla sospensione provvisoria delle competenze della sezione disciplinare della Corte suprema.

Il quadro italiano

Luci e ombre su Roma, secondo quanto emerge dal rapporto 2021 sullo Stato di diritto. Gli aspetti positivi riguardano soprattutto il sistema giudiziario e le riforme “volte a migliorarne la qualità e l’efficienza”, compresi i disegni di legge per lo snellimento delle procedure civili e penali. Importante anche la digitalizzazione delle procedure giudiziarie, anche alla luce degli obiettivi digitali del Piano nazionale di ripresa e resilienza approvato dalla Commissione lo scorso 22 giugno. Per quanto riguarda il disegno di legge sulla modifica delle modalità di elezione dei membri del Consiglio superiore della magistratura – in discussione in Parlamento – “è importante che tenga conto delle raccomandazioni del Consiglio d’Europa”, si sottolinea nel rapporto.

Bruxelles è invece preoccupata per il “rischio di corruzione e di reati connessi per infiltrarsi ulteriormente nell’economia legale italiana” durante il periodo di pandemia COVID-19. Una menzione speciale va sia alla “mancanza di risorse, l’esperienza e le competenze legali limitate” che “influiscono sulla capacità delle autorità di contrasto”, sia alle riforme “ancora pendenti in Parlamento” per snellire le procedure penali, soprattutto a livello di appello. Anche sul fronte dei media, nonostante l’Italia disponga di un “solido quadro legislativo e un regolatore indipendente”, “l’indipendenza politica dei media italiani rimane un problema, in particolare nel settore audiovisivo”. Si segnalano “numerosi attacchi fisici, minacce di morte e altre forme di intimidazione contro i giornalisti”.

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