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Polonia, c'è chi dice no: oltre tremila giudici si oppongono alla Corte costituzionale e chiedono rispetto sentenza UE

Polonia, c'è chi dice no: oltre tremila giudici si oppongono alla Corte costituzionale e chiedono rispetto sentenza UE

L'appello è ad allinearsi alla decisione della Corte di Giustizia dell'UE sulla sospensione provvisoria delle competenze della Camera disciplinare, vista come uno strumento dell'esecutivo di Varsavia per esercitare pressione sulla magistratura

Bruxelles – Un appello contro la generalizzazione. Circa 3.500 giudici e pubblici ministeri polacchi hanno deciso di far sentire la propria voce per fare in modo che nel Paese e negli altri Paesi membri UE non si alimenti la retorica di un intero sistema giudiziario in guerra con Bruxelles.

Con l’appello pubblicato ieri (28 luglio) dal giudice della Corte Suprema, Włodzimierz Wróbel, e condiviso da altri 93 colleghi dello stesso organo, i firmatari hanno chiesto alle autorità di Varsavia di rispettare la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che lo scorso 14 luglio ha confermato la necessità di sospendere provvisoriamente le competenze della sezione disciplinare della Corte suprema.

“Il rifiuto di eseguire le sentenze della Corte di Giustizia non è solo una violazione del diritto dell’Unione in vigore in uno Stato membro“, si legge nell’appello pubblicato su Facebook, “ma viola anche l’ordine costituzionale nazionale“, nello specifico gli articoli 1 e 2 della Carta polacca. Per questo motivo, i firmatari chiedono la sospensione della Camera disciplinare polacca per i giudici, in linea con quanto stabilito dalla Corte UE con sede in Lussemburgo.

La controversia sullo Stato di diritto è scaturita quando la Corte costituzionale di Varsavia ha respinto il regolamento dell’Unione Europea che permette alla Corte di Giustizia dell’UE di pronunciarsi su “sistemi, principi e procedure” delle corti polacche. Da Bruxelles è arrivato l’ultimatum a rispettare la sentenza entro il 16 agosto, minacciando sanzioni economiche in caso contrario.

Il governo presieduto dal leader della destra nazionalista, Mateusz Morawiecki (Diritto e Giustizia, PiS), non esclude la possibilità di una revisione della Camera disciplinare, ma questo non fa comunque dormire sonni tranquilli alla Commissione Europea: nell’ultimo rapporto sullo Stato di diritto è stato evidenziato che “le riforme del sistema giudiziario polacco, compresi i nuovi sviluppi, continuano a essere fonte di serie preoccupazioni“.

Anche se sono ancora presenti forti sacche di resistenza tra giudici e magistrati, la costante erosione del sistema giudiziario polacco è in atto dal novembre del 2015, quando il partito di governo PiS ha avviato una riforma del sistema con l’attuazione di circa 30 leggi. In particolare, la Camera disciplinare si sta trasformando in uno strumento dell’esecutivo per esercitare influenza sulla magistratura e proprio per questo motivo la Corte di Giustizia dell’UE ha accolto le ragioni presentate dalla Commissione Europea. “L’obiettivo è togliere l’immunità ai giudici critici nei confronti del governo”, sostiene l’organizzazione non governativa Human Rights Watch. Per il momento Varsavia continua a ignorare la sentenza della Corte UE, insistendo sul fatto di essere l’unica responsabile della gestione e regolamentazione del proprio sistema giudiziario.

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