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Polonia, la Commissione chiede alla Corte di Giustizia UE sanzioni per il mancato rispetto dell'indipendenza dei giudici

Polonia, la Commissione chiede alla Corte di Giustizia UE sanzioni per il mancato rispetto dell'indipendenza dei giudici

Il gabinetto von der Leyen ha anche inviato una lettera di messa in mora a Varsavia per non aver applicato misure conformi alla sentenza della Corte UE sulla sospensione temporanea delle competenze della sezione disciplinare della Corte suprema di Varsavia

Bruxelles – Si va allo scontro aperto tra Unione Europea e Polonia. La Commissione Europea ha chiesto oggi (7 settembre) alla Corte di Giustizia dell’UE di imporre sanzioni finanziarie al Paese membro per garantire il rispetto dell’ordinanza di misure provvisorie dello scorso 14 luglio sull’indipendenza del sistema giudiziario polacco. Si tratterebbe di una penalità giornaliera, per tutto il tempo in cui Varsavia non si allineerà all’ordinanza della Corte UE.

L’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen ha anche deciso di inviare una lettera di messa in mora (il primo passo della procedura d’infrazione) a Varsavia, dal momento in cui non ha adottato le misure necessarie per conformarsi alla sentenza della Corte di Giustizia del 15 luglio sul regime disciplinare dei giudici, definito “incompatibile con il diritto dell’Unione”.

Al centro della contesa c’è la richiesta della Commissione UE – accolta dai giudici europei – di sospendere provvisoriamente le competenze della sezione disciplinare della Corte suprema della Polonia, a causa di alcuni provvedimenti disciplinari arbitrari contro magistrati non graditi alla maggioranza del governo di Mateusz Morawiecki. Tuttavia, la Corte costituzionale polacca ha respinto il regolamento comunitario che permette alla Corte UE di pronunciarsi su “sistemi, principi e procedure” delle corti polacche. A nulla è servito l’appello di circa 3.500 giudici e pubblici ministeri polacchi per fare in modo che Varsavia non si schierasse contro le decisioni della Corte UE.

Da parte dell’esecutivo UE era arrivata la minaccia di sanzioni economiche se la Polonia non avesse rispettato la sentenza sullo Stato di diritto entro il 16 agosto. Nella lettera inviata da Bruxelles si chiedeva a Varsavia di indicare tutte le misure “adottate o previste” per conformarsi all’ordinanza e alla sentenza della Corte di Giustizia. La risposta, arrivata proprio nell’ultimo giorno disponibile, non è stata considerata adeguata: “La Polonia ha comunicato l’intenzione di smantellare la Camera disciplinare nella sua forma attuale, ma senza fornire ulteriori dettagli”, si legge nella nota della Commissione. Inoltre, “la sezione disciplinare sta continuando alcune delle sue attività contro i giudici”.

https://twitter.com/EU_Commission/status/1435184157404041220?s=20

A proposito di risposte adeguate, se il gabinetto von der Leyen riterrà che la replica polacca alla lettera di messa in mora non sia soddisfacente, “come passo successivo la Commissione può portare il caso davanti alla Corte di Giustizia dell’UE, ancora una volta”. L’applicazione della multa – fino a quando non saranno sospese le competenze della sezione disciplinare della Corte suprema polacca – dovrebbe essere messa subito in atto, anche se non è ancora stata indicata l’entità, ha fatto sapere il portavoce dall’esecutivo comunitario, Eric Mamer.

I sistemi di giustizia in tutta l’Unione Europea devono essere indipendenti ed equi“, ha commentato la presidente von der Leyen. “I diritti dei cittadini europei devono essere garantiti allo stesso modo, ovunque vivano”. La vicepresidente della Commissione per i Valori e la trasparenza, Věra Jourová, ha sottolineato che “le sentenze della Corte di Giustizia europea devono essere rispettate in tutta l’Unione, questo è un dovere per costruire e alimentare la necessaria fiducia reciproca tra gli Stati membri e i cittadini”. Quello di oggi è un “ulteriore passo per affrontare la situazione in Polonia”, ma Bruxelles rimane “pronta a lavorare con le autorità polacche per trovare soluzioni”.

Il commissario per la Giustizia, Didier Reynders, che il 20 luglio aveva firmato l’ultimatum a Varsavia, è stato più duro: “Ho sempre detto che la Commissione Europea non esiterà a prendere tutte le misure necessarie per garantire la piena applicazione del diritto comunitario”. Per questo motivo l’esecutivo UE “interviene oggi in qualità di custode dei trattati” ed è “essenziale che la Polonia si conformi alle sentenze-chiave per proteggere l’indipendenza giudiziaria”.

Non si è fatta attendere la secca risposta da Varsavia. “La Commissione Europea blocca illegalmente i fondi in Polonia e chiede sanzioni, questi sono atti di aggressione“, ha scritto su Twitter il vice-ministro della Giustizia, Sebastian Kaleta, facendo riferimento al rispetto dello Stato di diritto come condizione per l’accesso ai fondi del bilancio pluriennale UE 2021-2027. “Dopo l’approvazione del bilancio dell’Unione Europea, gli organi UE hanno lanciato un attacco illegittimo” contro la Polonia, è stato l’attacco del membro del governo Morawiecki.

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