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La BCE: "Rischi al ribasso per la crescita, al rialzo per l'inflazione"

Prospettive incerte per via delle incognite legate a strozzature dell'offerta e crisi in Ucraina. Ma la crescita c'è e i numeri portano a concludere il programma di acquisti anti-pandemico a marzo

Bruxelles – Più o meno tutto come da programma. Rischi al ribasso per la ripresa, rischi al rialzo per l’inflazione. Che può incidere sulla ripartenza economica. Situazione incerta, ma dati alla mano la BCE interromperà il programma pandemico di acquisto di titoli pubblici (PEPP) alla fine di marzo, come stabilito. Per il consiglio direttivo non appare più giustificato continuare con l’intervento finanziario della Banca centrale, che resta comunque pronta a continuare a sostenere Stati membri e loro economia reale.  Se il miglioramento dei dati economici era chiaro e la fine del PEPP era atteso per il 30 marzo, non era in programma era un’inflazione così elevata per così tanto tempo, e fare previsioni non è semplice. Addirittura “i rischi per le prospettive di inflazione sono orientati al rialzo, in particolare nel breve termine”.

Per questo nel confermare la fine dello speciale programma l’organismo della BCE assicura che “nell’ambito del mandato la flessibilità rimarrà un elemento della politica monetaria” ogniqualvolta minacce alla trasmissione della politica monetaria mettano a repentaglio il raggiungimento della stabilità dei prezzi.

In tale ottica l’Eurotower aggiunge che i  reinvestimenti del PEPP possono essere adattati in modo flessibile nel tempo, nelle classi di attività e nelle giurisdizioni in qualsiasi momento. “Ciò potrebbe includere l’acquisto di obbligazioni emesse dalla Repubblica ellenica”. Il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, se del caso, per garantire che l’inflazione si stabilizzi al suo obiettivo del 2 per cento nel medio termine. Perché per l’immediato gli esperti di Francoforte non lasciano margini di ottimismo.

Crescita contenuta, e tanti nodi. Ma nel complesso situazione positiva

“L’economia dell’area dell’euro continua a riprendersi, ma la crescita dovrebbe rimanere contenuta nel primo trimestre”, spiega la presidente Christine Lagarde nel corsosdella conferenza stampa di fine riunione. La crescita economica “si è indebolita” allo 0,3 per cento nell’ultimo trimestre dello scorso anno, riconosce.  Tuttavia, “la produzione ha raggiunto il livello pre-pandemia alla fine del 2021”, e già questo giustifica la chiusura dei rubinetti del credito della BCE. “L’attività economica e la domanda rimarranno probabilmente deboli nella prima parte di quest’anno per diversi motivi”, che sono principalmente ancora le restrizioni da pandemia che non consentono il funzionamento di certi settori, il caro-energia che incide sul potere d’acquisto delle famiglie, e le difficoltà nelle forniture. Niente paura, però: “Guardando oltre il breve termine, la crescita dovrebbe rimbalzare fortemente nel corso del 2022, trainata dalla robusta domanda interna”.

Le nubi dell’inflazione e dell’Ucraina

In un quadro tutto sommato incoraggiante si scontra con due fattori correlati tra loro: inflazione e tensioni in Ucraina. In generale “sebbene le prospettive per l’inflazione siano incerte, è probabile che l’inflazione rimanga elevata più a lungo del previsto, ma diminuisca nel corso di quest’anno”, prova a fare il punto Lagarde. Molto dipende dalle strozzature. “Il ritmo con cui vengono risolte le strozzature dell’offerta costituisce un ulteriore rischio per le prospettive di crescita e inflazione“, avverte la numero uno dell’Eurotower. “Ci sono segnali che questi colli di bottiglia potrebbero iniziare ad attenuarsi, ma persisteranno ancora per qualche tempo”. Poi i venti di guerra che spirano lungo il confine russo-ucraino.

“Le nubi geopolitiche che abbiamo, se si materializzassero, avrebbero ripercussioni sull’energia. E, quindi, sul livello dei prezzi”, non può non ammettere Lagarde. La Russia potrebbe ridurre l’offerta di gas o rivedere i listini. Mosse che “avrebbero anche un impatto sulla ripresa”. Ecco perché “la pace è sempre meglio di qualsiasi guerra, per l’economia“. 

C’è anche dell’altro per guardare al rialzo le incognite sul costo della vita. Se le pressioni sui prezzi si tramutano in aumenti salariali più elevati del previsto o se l’economia torna più rapidamente alla piena capacità, l’inflazione potrebbe rivelarsi più elevata.

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