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    Home » Economia » Per la diplomazia energetica dell’Ue “serve un maggior coordinamento a livello dell’Unione”

    Per la diplomazia energetica dell’Ue “serve un maggior coordinamento a livello dell’Unione”

    L'analisi di Szymon Kardaś, in un paper per l'European Council On Foreign relations. "La Commissione dovrebbe considerare la possibilità di istituire un meccanismo per monitorare gli sforzi individuali di ciascuno Stato membro"

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    8 Aprile 2024
    in Economia, Green Economy
    Un container di gas. [foto: Wikimedia Commons]

    Un container di gas. [foto: Wikimedia Commons]

    Bruxelles – “Nei due anni successivi all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’Unione Europea e i suoi Stati membri hanno intensificato la loro diplomazia energetica”.  Lo scrive in un suo paper Szymon Kardaś, Senior policy Fellow dell’European Council On Foreign relations (Ecfr), aggiungendo che secondo i dati raccolti dall’Energy Deals Tracker dell’Ecfr, “dall’inizio della guerra sono stati conclusi più di 180 accordi tra l’Ue e i suoi Stati membri e Paesi terzi, sia a livello governativo che aziendale. Allo stesso tempo – sottolinea l’autore -, la pressione sugli Stati membri per il raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica rimane alta, soprattutto perché secondo una recente valutazione della Commissione Europea, l’Ue non è sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030“.

    Tuttavia, sebbene di accordi a favore della transizione verde ce ne siano, il database “mostra che l’Ue e i suoi Stati membri si sono concentrati in larga misura sulla diplomazia della crisi energetica – osserva Kardaś -, dando priorità a un accesso rapido e sicuro all’energia. Ben il 45 per cento degli accordi ha riguardato la cooperazione nel settore del gas, garantendo l’approvvigionamento da fonti alternative alla Russia”.

    Secondo il ricercatore, però, sebbene gli sforzi per diversificare l’approvvigionamento di combustibili fossili o di combustibile nucleare “siano uno sviluppo positivo per la sicurezza energetica dell’Europa, a volte questo ha minato l’obiettivo del Green Deal europeo di introdurre gradualmente combustibili puliti”. Per Kardaś “particolarmente preoccupanti sono i contratti di gas a lungo termine che le aziende europee hanno concluso con il Qatar nell’autunno del 2023 per la fornitura di gas naturale liquefatto a Paesi Bassi, Italia e Francia. In effetti, alcuni dei contratti a lungo termine si estendono oltre il 2050, anno in cui l’Ue intende raggiungere l’azzeramento delle emissioni di gas serra”.

    Kardaś sottolinea poi che i dati raccolti dall’Energy Deals Tracker negli ultimi due anni “mostrano anche che la diplomazia energetica dell’Ue è molto frammentata. Sebbene l’Unione abbia concluso diversi importanti accordi di cooperazione energetica con Paesi terzi, come le partnership con Azerbaigian, Kazakistan, Marocco, Norvegia e Stati Uniti, il ruolo principale nel contesto della diplomazia energetica è svolto dagli Stati membri. Dei 183 accordi individuati nel nostro database, ben 169 sono iniziative di Stati membri e aziende private e solo 14 accordi sono stati conclusi solo a livello europeo”.

    Per ottenere la massima efficienza e sinergia dagli accordi conclusi tra gli Stati membri e Bruxelles e i Paesi terzi e le imprese, secondo l’analisi del ricercatore dell’Ecfr “la Commissione dovrebbe considerare la possibilità di istituire un meccanismo per monitorare gli sforzi individuali di ciascuno Stato membro. Un primo passo potrebbe essere la creazione di banche dati settoriali degli accordi energetici conclusi, che consentirebbero all’Ue e ai suoi Stati membri di comprendere meglio, ad esempio, la quantità di gas che si prevede di fornire all’Ue nel breve, medio o lungo termine”. U sistema del genere, sostiene Kardaś, “consentirebbe agli Stati membri di evitare un possibile eccesso di offerta di materie prime importate o di evitare di impegnarsi in uno sviluppo infrastrutturale non necessario che creerebbe il rischio di attività incagliate. A loro volta, nel caso di accordi indicativi sulla cooperazione in materia di energie rinnovabili o progetti di decarbonizzazione, gli Stati membri e l’Ue stessa potrebbero monitorare i passi successivi, intervenendo per stimolare o rimuovere gli ostacoli alla loro attuazione”.

    Affinché gli europei possano ottenere un coordinamento efficace tra le azioni dell’Ue e quelle degli Stati membri, “sono fondamentali verifiche periodiche della realtà a livello europeo. Con un quadro più coeso degli accordi energetici dell’Ue – conclude l’analisi -, la sua diplomazia energetica può iniziare a passare dalla modalità crisi a quella incentrata sulla transizione verde”.

    Tags: diplomazia energeticaEcfrgas

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