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    Home » Diritti » L’Eurocamera chiede sanzioni contro Orbán: l’Ungheria si è trasformata in “autocrazia elettorale”

    L’Eurocamera chiede sanzioni contro Orbán: l’Ungheria si è trasformata in “autocrazia elettorale”

    Strasburgo approva a larga maggioranza un durissimo rapporto sullo stato di diritto in Ungheria. E incalza Bruxelles: "La mancanza di un’azione decisiva da parte ha permesso un’erosione continua della democrazia, basta ritardi"

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    25 Novembre 2025
    in Diritti, Politica
    Viktor Orbán

    Il primo ministro ungherese Viktor Orbán (foto: Leon Neal/Afp)

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    Dall’inviato a Strasburgo – Quella tra il Parlamento europeo e Viktor Orbán è una disputa che va avanti da anni. Da quando, nel 2018, l’Aula di Strasburgo chiese di avviare la procedura per sospendere i diritti derivanti dall’adesione all’UE all’Ungheria, a causa di serie e continue violazioni dei valori europei. Oggi (25 novembre), gli eurodeputati hanno accusato Budapest di essersi trasformata in un “regime ibrido di autocrazia elettorale” e hanno spinto nuovamente per imporre sanzioni contro l’Ungheria.

    È un altro Parlamento, con un baricentro spostato verso destra ed un gruppo – quello dei Patrioti per l’Europa – fondato proprio dal premier magiaro. Eppure, il duro rapporto sulla situazione ungherese è stato approvato a larghissima maggioranza: 415 voti favorevoli, 193 contrari e 28 astensioni. Contraria l’ala dell’estrema destra, formata da Conservatori e Riformisti (ECR), Patrioti e Sovranisti (ESN). Ma il Partito popolare europeo, che nel 2021 mise alla porta Fidesz, il partito di Orbán, è rimasto compatto (fatta eccezione per una ventina di franchi tiratori) insieme alla maggioranza europeista.

    Viktor Orban
    Il primo ministro ungherese Viktor Orbán al Parlamento europeo, 8/10/25 (foto: Simone De La Feld)

    Già nell’ottobre del 2024, l’intervento di Orbán all’emiciclo di Strasburgo si trasformò in uno scontro feroce tra i gruppi europeisti e la compagine sovranista. Un anno dopo, la situazione a Budapest è soltanto peggiorata: dal punto di vista interno, con l’ulteriore stretta sui diritti della comunità Lgbtqi+, le leggi per silenziare i dissidenti, le minacce all’indipendenza giudiziaria, le reti clientelari, e a Bruxelles, con i continui ricatti di Budapest in politica estera, dove i 27 decidono all’unanimità, e con le fughe in avanti (o verso Mosca) del premier filo-russo.

    Per l’Eurocamera, nemmeno l’UE è esente da colpe. “La mancanza di un’azione decisiva da parte di Commissione e Consiglio ha permesso un’erosione continua della democrazia e dello stato di diritto”, ha affermato Tineke Strik, eurodeputata dei Verdi e relatrice del rapporto. La richiesta del Parlamento europeo di attivare la procedura ai sensi dell’articolo 7 del Trattato sull’Unione europea è ferma da anni in Consiglio (che dovrebbe adottare le sanzioni all’unanimità, ad eccezione del Paese interessato), e la decisione della Commissione di sbloccare parte dei fondi congelati a Budapest è stata impugnata dall’Eurocamera davanti alla Corte di Giustizia dell’UE.

    Viktor Orban e Ursula von der Leyen (a sinistra) all’Eurocamera, ottobre 2024

    “L’UE non può permettere che la deriva autocratica dell’Ungheria prosegua. Ogni ulteriore ritardo da parte del Consiglio violerebbe i valori stessi che afferma di difendere”, ha insistito Strik. Nel rapporto, gli eurodeputati hanno denunciato la revisione da parte della Corte suprema ungherese delle sentenze della Corte di giustizia dell’UE prima della loro applicazione, il rifiuto sistematico di attuare le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, il “legame tra corruzione e integrità elettorale, incluse reti clientelari”, l’indebolimento sistematico del Consiglio giudiziario nazionale, la mancata tutela dei diritti dei cittadini, le minacce alla libertà accademica, l’assegnazione di pubblicità statale ai media filogovernativi e il divieto de facto delle marce del Pride.

    Orbán non si è fatto mancare nulla, nemmeno il tentativo di prendere di mira alcuni eurodeputati: l’italiana Ilaria Salis, ma soprattutto Peter Magyar, membro del PPE e principale oppositore politico a Budapest. A pochi mesi dalle elezioni legislative – previste nel prossimo aprile – l’Eurocamera ha evidenziato “il crescente uso di contenuti politici generati dall’intelligenza artificiale e non etichettati” in Ungheria, ed in particolare “la diffusione intenzionale di video deepfake su canali social strettamente legati al partito e alla campagna del primo ministro”. La macchina propagandistica di Fidesz – attacca Strasburgo – fa uso deliberato di contenuti generati dall’IA per “ingannare gli elettori e screditare gli avversari”.

    Come se non bastasse, di recente alcuni media hanno rivelato una presunta rete di spionaggio orchestrata da Budapest nelle istituzioni dell’UE. La Commissione europea ha annunciato un’indagine sul caso: il Parlamento europeo ha chiesto che “venga presentata al più presto” e che “eventuali conclusioni abbiano conseguenze concrete”. Ci potrebbe già essere un ulteriore sviluppo a conferma delle dure tesi dell’Eurocamera: secondo diversi media, Orbán si recherà al Cremlino venerdì 28 novembre, per incontrare – per la terza volta dall’inizio della guerra in Ucraina – Vladimir Putin. Un viaggio “molto pericoloso”, ha subito rilanciato Strik, sottolineando che “l’UE non dovrebbe lasciarsi ricattare perché è in gioco la nostra politica di sicurezza comune”.

    Tags: articolo 7parlamento europeostato di dirittoungheria

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