Bruxelles – Arriva l’ok del Parlamento europeo all’intesa con gli Stati Uniti sui dazi commerciali, ma con alcune clausole. Gli eurodeputati, riuniti in plenaria a Bruxelles, hanno adottato la loro posizione su due proposte legislative che attuano gli aspetti tariffari dell’accordo commerciale tra UE e USA trovato a luglio in Scozia dai presidenti Ursula von der Leyen e Donald Trump. Di fatto, l’Aula ha deciso di istituire una serie di paletti per il commercio di prodotti agricoli e industriali: una clausola che permette di sospendere l’accordo in caso di nuovi dazi da parte degli USA; una clausola ‘Sunrise‘ che subordina l’entrata in vigore delle nuove regole al rispetto degli impegni da parte di Washington; una clausola ‘Sunset’ che fissa la scadenza delle misure al 31 marzo 2028, salvo rinnovo. Il relatore del testo, il socialista tedesco Bernd Lange, ha avvertito: “Qualsiasi ulteriore minaccia tariffaria, oppure il mancato conseguimento di benefici per produttori e consumatori dell’UE, comporterà la cessazione della normativa”. Con l’ok dell’Aula, ora potranno partire i negoziati con il Consiglio dell’UE e la Commissione per arrivare alla loro versione definitiva.
Il voto di oggi, 26 marzo, sulle due proposte legislative è un ulteriore tassello della già lunga lista di passaggi iniziata il 27 luglio scorso, quando von der Leyen è volata a Turnberry, in Scozia, per incontrare Trump nel suo lussuoso resort di proprietà e chiudere – e accettare – l’intesa sui dazi. I testi votati oggi dal Parlamento, se saranno concordati con i governi dell’UE, elimineranno la maggior parte dei dazi sui beni industriali statunitensi e garantiranno un accesso preferenziale al mercato per un’ampia gamma di prodotti ittici, tra cui le aragoste, e agricoli statunitensi, in linea con gli impegni assunti nell’estate 2025 tra l’UE e gli Stati Uniti.
Più nel dettaglio delle tre clausole, i deputati hanno deciso di rafforzare la clausola di sospensione. Ad esempio, la Commissione potrebbe proporre la sospensione totale o parziale delle preferenze commerciali se gli Stati Uniti imponessero dazi aggiuntivi superiori al limite concordato del 15 per cento, o nuovi tipi di dazi sui beni provenienti dall’UE. Inoltre, la clausola potrebbe essere attivata anche se gli Stati Uniti, ad esempio, decidessero di compromettere gli obiettivi dell’accordo, discriminare gli operatori economici dell’UE, minacciare l’integrità territoriale degli Stati membri o le loro politiche estere e di difesa, oppure ricorrere a coercizione economica.
Inoltre, i deputati hanno introdotto la ‘clausola di entrata in vigore’, la clausola sunrise, secondo cui le nuove preferenze commerciali entreranno in vigore solo se gli Stati Uniti rispetteranno i loro impegni che includono la riduzione da parte degli Stati Uniti dei dazi sui prodotti dell’UE con contenuto di acciaio e alluminio inferiore al 50 per cento, fino a un massimo del 15 per cento. “Per i prodotti dell’UE con contenuto di acciaio e alluminio superiore al 50 per cento, qualora gli Stati Uniti non riducano i loro dazi a un massimo del 15 per cento, le preferenze tariffarie dell’UE per le esportazioni statunitensi di acciaio, alluminio e prodotti derivati cesserebbero di applicarsi sei mesi dopo l’entrata in vigore del regolamento”, precisa il Parlamento.
Infine, la clausola ‘Sunset’: i deputati hanno fissato al 31 marzo 2028 la data di scadenza per il regolamento principale. Questo termine potrà essere prorogato solo con una nuova proposta legislativa, da presentare dopo una valutazione d’impatto approfondita sugli effetti del regolamento. Alle tre clausole, si aggiunge il meccanismo di salvaguardia: la Commissione europea avrà il compito di monitorare l’impatto delle nuove norme e potrà decidere autonomamente di sospendere i nuovi dazi qualora le importazioni dagli Stati Uniti raggiungano livelli tali da causare danni all’industria dell’UE (ad esempio aumentando del 10 per cento delle importazioni di un determinato gruppo di prodotti). Il presidente della Delegazione per le relazioni con gli Stati Uniti ed eurodeputato del Partito Democratico, Brando Benifei, ha spiegato che “con questo testo emendato abbiamo corretto squilibri e introdotto condizioni chiare e strumenti di tutela per l’Unione, affinché siano contrastati efficacemente ricatti e pressioni dell’amministrazione americana e si realizzi invece quella sufficiente stabilità e certezza che ci chiedono le nostre imprese e i loro lavoratori”.
Adesso la palla passa ai triloghi – i negoziati informali tra Parlamento europeo, Consiglio dell’UE e Commissione europea – che inizieranno il 13 aprile e che proveranno a raggiungere un accordo interno per arrivare rapidamente a compromessi legislativi. Benifei ha invocato il sostegno “degli Stati membri in Consiglio, incluso il governo di Giorgia Meloni” affinché questi ultimi “non annacquino le tutele votate oggi dal Parlamento europeo: farlo significherebbe rischiare di far deragliare ogni possibile accordo”. Anche il relatore dei testi approvati, Bernd Lange, ha sostenuto che “è assolutamente chiaro che questa è una posizione forte da parte del Parlamento, e ci aspettiamo che il Consiglio e la Commissione si allineino alla posizione del Parlamento, poiché alcuni di questi elementi sono davvero importanti e determinanti per il corretto funzionamento di un accordo del genere; oggi non si tratta solo di una decisione, ma di una posizione chiara e sicura di sé da parte del Parlamento europeo”.
Durante il briefing di mezzogiorno con la stampa, la Commissione UE ha dichiarato di “attendere con impazienza” di partecipare attivamente alla fase successiva del negoziato interistituzionale, sottolineando che “quella sarà l’occasione per discutere questi emendamenti in dettaglio e vedere come procedere“. L’esecutivo europeo si aspetta che “l’amministrazione statunitense adempia alla sua parte dell’accordo e mantenga gli impegni assunti nella dichiarazione congiunta” dell’estate scorsa. “Continueremo a collaborare in modo costruttivo con gli Stati Uniti su altri filoni di lavoro della dichiarazione congiunta, in particolare per quanto riguarda l’acciaio, i derivati dell’acciaio e altre aree per possibili esenzioni tariffarie”, spiega Palazzo Berlaymont.


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