Bruxelles – Sono oltre 20mila, secondo le autorità ucraine, i bambini ucraini deportati in Russia e nei territori occupati dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina nel 2022. Un tema a cui l’Unione Europea si è mostrata attenta fin da subito e oggi (21 aprile) ha annunciato che, insieme a Canada e Ucraina, l’11 maggio ospiterà a Bruxelles una riunione di alto livello della Coalizione internazionale per il ritorno dei bambini ucraini. “La guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina non è costata solo territori e vite umane: ha rubato l’infanzia a molti bambini”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
A copresiedere la riunione saranno l’Alta rappresentante UE per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, la commissaria per l’Allargamento, Marta Kos, il ministro degli Affari esteri ucraino, Andrii Sybiha, e la ministra degli Affari esteri canadese, Anita Anand. L’obiettivo sarà quello di sostenere l’impegno dell’Ucraina nel rintracciare i bambini presi e riportarli a casa e per garantire che “i responsabili ne paghino le conseguenze”, ha aggiunto von der Leyen.
La Coalizione internazionale per il ritorno dei bambini ucraini è stata istituita a Kiev il 2 febbraio 2024 ed è presieduta dall’Ucraina e dal Canada. Riunisce quarantasette membri tra Paesi e organizzazioni internazionali e funge da piattaforma per il coordinamento delle iniziative diplomatiche, umanitarie e giuridiche di coloro che si impegnano contro la deportazione dei minori. L’UE ne è diventata membro a pieno titolo nel settembre 2025 e nella riunione di maggio i partecipanti affronteranno anche il tema di azioni e misure coordinate contro i responsabili di tali crimini. “L’11 maggio, insieme all’Ucraina e al Canada, riuniremo il mondo per chiedere giustizia”, ha sottolineato von der Leyen.
Intanto, l’ONU evidenzia che “la guerra in Ucraina sta avendo un impatto devastante sui 7,5 milioni di bambini del Paese”, con “condizioni umanitarie” che “continuano a deteriorarsi”. Degli almeno 20mila bambini ucraini deportati dal 2022, Kiev è riuscita finora a rimpatriarne poco più di 1.850. Mentre, alla data di ottobre 2024, circa 1,6 milioni di bambini ucraini di età compresa tra 0 e 18 anni risiedevano nelle aree dell’Ucraina attualmente controllate prevalentemente dalla Russia e quasi un bambino su cinque in età scolare frequentava la scuola in questi territori.
Più in generale, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), alla fine di luglio 2024 si contavano non meno di 6.168 milioni di rifugiati ucraini registrati in tutta Europa – si tratta della “più grande crisi di sfollamento di popolazione dalla Seconda Guerra Mondiale, con quasi un terzo della popolazione costretta ad abbandonare le proprie case”. Altri 571mila ucraini sono in esilio al di fuori dell’Europa, portando il totale globale di questa comunità a 6,74 milioni di persone. Inoltre, secondo le Nazioni Unite, 3,7 milioni di persone sono sfollate internamente all’interno dei confini ucraini. Nel 2021, prima della guerra, l’Ucraina contava 43,5 milioni di abitanti. Ora ne conta solo 37,9 milioni. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), il conflitto ha causato la morte di 11.662 civili tra il 24 febbraio 2022 e la metà di agosto 2024. Tra le vittime figurano 639 bambini. Inoltre, 24.207 civili sono rimasti feriti, tra cui 1.577 bambini.
Il 30 aprile la società civile, insieme alla comunità di esperti, si riunirà a Kiev per elaborare delle raccomandazioni sul tema della deportazione dei bambini, che verranno poi discusse nella riunione di maggio. “La Russia ha commesso numerosi crimini atroci nella sua guerra contro l’Ucraina, ma il rapimento dei bambini ucraini è uno dei più gravi“, ha scritto Kallas sul suo profilo X. Questo, unito agli sforzi sistematici della Russia volti a nascondere la loro identità e il luogo in cui si trovano, richiede un sostegno internazionale costante che l’UE intende garantire. “Il nostro obiettivo è riportarli a casa e chiamare a rendere conto i responsabili”, ha concluso l’Alta rappresentante.



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