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    Home » Economia » L’Ue vara la stretta sui crypto-asset: tracciabilità e tasse sui profitti

    L’Ue vara la stretta sui crypto-asset: tracciabilità e tasse sui profitti

    La decisione presa in consiglio Ecofin. Gentiloni: "Gli utili realizzati vanno tassati in tutti i Paesi europei"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Maggio 2023
    in Economia
    L'ue vara la stretta sui crypsto-asset

    L'ue vara la stretta sui crypsto-asset [foto: imagoeconomica]

    Bruxelles – Bitcoin e affini, possessori ed emittitori ora dovranno iniziare a pagare le tasse sugli utili derivanti lo scambio di valute e azioni digitali. Il consiglio Ecofin trova l’accordo di principio per mettere ordine nel settore dei crypto-asset, fin qui lasciato alla libertà degli Stati membri. Con due voti separati, l’Ue impone nuove regole di tracciabilità e per una imposizione fiscale. Da una parte si vuole garantire il controllo delle transazioni, in modo da poter identificare possibili attività sospette e bloccarle. In base alle nuove regole, i fornitori di servizi di criptovalute sono obbligati a raccogliere e rendere accessibili determinate informazioni sul mittente e sul beneficiario dei trasferimenti di criptovalute che operano, indipendentemente dalla quantità di criptovalute oggetto di transazione.

    Dall’altra parte si introduce, per la prima volta, l’obbligo di pagamento delle imposte. “I profitti realizzati con crypto-asset vanno tassati in tutti i Paesi europei e la direttiva indica la via per più trasparenza anche su scala internazionale”, scandisce il commissario per l’Economia e la fiscalità, Paolo Gentiloni, commentando l’accordo raggiunto tra i Ventisette. Non si tratta di armonizzare le regole. L’imposizione fiscale diretta resta competenza degli Stati membri dell’Ue, che però dall’1 gennaio 2026 dovranno iniziare a cooperare e scambiare le informazioni richieste.

    La proposta della Commissione chiarisce gli ambiti di applicazione delle regole. Un fornitore di servizi di criptovalute è considerato “significativo” se ha all’interno del territorio dell’Unione “almeno 15 milioni di utenti attivi, in media, in un anno solare”. Tale fornitore di servizi dovrà notificare alle autorità nazionali le loro operazioni e fornire informazioni. Gli Stati membri dovranno a loro volta trasmettere queste informazioni all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma).

    Si stabilisce inoltre che un servizio di crypto-asset è “ampiamente utilizzato” come mezzo di scambio quando il numero medio e il valore aggregato medio delle transazioni giornaliere all’interno di un’unica area monetaria è superiore a un milione di scambi per un valore di 200 milioni di euro. L’accordo trovato in Consiglio chiude un percorso iniziato nel 2019, quando il Parlamento europeo chiese di intervenire su un settore fin qui non coperto da alcuna regola. 

    Soddisfatta Elisabeth Svantesson, ministro delle finanze della Svezia, governo col presidente di turno del Consiglio Ue. “Sono molto lieta che oggi manteniamo la nostra promessa di iniziare a regolamentare il settore delle criptovalute”. Perché, spiega, c’è “l’urgente necessità di imporre regole che tutelino meglio gli europei che hanno investito in questi beni e impediscano l’uso improprio dell’industria delle criptovalute a fini di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo”.

    Tags: criptovaluteecofinfiscoPaolo Gentilonitasseue

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