Bruxelles – Industria e competitività, commercio, e poi ancora sostenibilità, difesa degli oceani e sicurezza. Le priorità dell’Unione europea per il 2026, appena definite sono già rimesse in discussione dall’operato degli Stati Uniti, che impongono ripensamenti ad un’agenda di per sé non proprio semplice. Il centro studi e ricerche del Parlamento europeo ha messo a punto un documento di lavoro per gli europarlamentari che racchiude dieci tematiche considerate come prioritarie per il nuovo anno. Nello specifico si tratta di prossimo bilancio a lungo termine (MFF 2028-2034), integrazione dell’Ucraina nell’UE, difesa, relazioni UE-Cina, impatto dell’intelligenza artificiale sul web, potenziale delle start-up, immigrazione irregolare, politica climatica, azione per gli oceani e gli insegnamenti tratti dal programma di ripresa finanziato col Recovery Fund.
Di questi dieci temi messi in alto nell’agenda dei lavori a dodici stelle ce ne sono almeno due che appaiono già rimessi in discussione dalle mosse dell’amministrazione Trump: politica climatica e start-up. Il rovesciamento di Nicolas Maduro in Venezuela con l’annuncio di appropriazione delle riserve di greggio venezuelano aprono scenari tutti nuovi che vanno nella direzione di una produzione a trazione fossile, e quindi lontana dalle fonti rinnovabili e pulite su cui l’UE punta. Questo cambio di passo rischia di imporre un ripensamento industriale, e quindi anche a livello di imprese da avviare o da poco avviate (le start-up, appunto).
Legato al tema della sostenibilità quella degli oceani. Con l’America di Trump disimpegnata e disinteressata a tutto ciò che è ecologico e ambientale, la voglia di accordi globali in materia potrebbe ‘naufragare’ proprio per il dissenso degli USA, comunque gelosi delle proprie industria del web e desiderosi di scardinare le leggi europee in materia di servizi digitali e mercato digitale. Ecco che anche alla voce ‘impatto dell’intelligenza artificiale sul web’ il peso americano potrebbe sentirsi, e l’UE potrebbe essere costretta ad un 2026 di pressioni, tensioni e attriti.
Dazi, clima, diritto internazionale: Trump detta l’agenda del Parlamento europeo
Ma anche il capitolo difesa e la questione ucraina risentono già di quello che gli Stati Uniti hanno intenzione di fare. Le mire espansionistiche USA in Groenlandia, che accompagnano la rinnovata dottrina imperialistica a stelle e strisce, rischiano di imporre un ripensamento in termini di scelte e di politiche europee. Non appena un anno fa il segretario generale della NATO, Marc Rutte, sosteneva che di Washington ci si può fidare, ma oggi, a distanza di un anno, non appare più così. La difesa europea passa per la capacità di difendersi da un partner che non è più tale, nonostante si continui a considerarlo tale.
Quanto alle promesse di futuro comunitario per l’Ucraina, anche qui molto si deciderà sulla base di un processo di pace saldamente nella mani americane. Nonostante il frenetico attivismo europeo è Washington che muove le fila di una soluzione del conflitto russo-ucraina, e solo una pace che al momento appare ancora lontana può aprire la strada per un’eventuale adesione di Kiev. Sempre che questa condizione risulti nell’eventuale trattato di pace.
Questione commercio e relazioni con la Cina: nei sempre più complessi rapporti euro-atlantici la politica UE nei confronti di Pechino potrebbe risentirne. Come? In modo tutto da scoprire, ovviamente. L’accordo sui dazi siglato dalla Commissione europea con l’amministrazione Trump viene considerato come vantaggioso se considerato al trattamento riservato ad altri attori globali. In virtù di questo trattamento ‘di favore’ la tentazione rischia di essere nel senso di scelte che non scontentino Washington, per non perderne i favori. Tuttavia Bruxelles guarda a Pechino per la riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO).

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