Bruxelles – Risposta decisa, ma senza strappi. Contromisure, ma non alla Donald Trump e i suoi dazi facili. Sul commercio internazionale e competitività i capi di Stato e di governo dei Paesi dell’UE provano a gettare le basi per una strategia europea che possa mettere l’Unione in una situazione di maggior equilibrio economico-commerciale, e quindi competitivo, ma senza compromettere il funzionamento del sistema di regole globali. Un percorso non semplice, delicato, la cui complessità si riflette nell’assenza di conclusioni di un vertice del Consiglio europeo che comunque dà mandato alla Commissione europea di predisporre misure e strategie da qui in avanti.
L’assenza di ‘pezzi di carta’ si spiega anche nella delicatezza di un tema difficile da spiegare senza fare riferimenti. Andrebbe ricordato che l’accordo sui dazi che l’UE ha voluto con gli Stati Uniti conviene più a Washington e assai meno a Bruxelles e le altre capitali europee, e non solo per un balzello del 15 per cento sul ‘made in EU’ venduto oltre Atlantico rispetto allo zero dei prodotti USA venduti nel vecchio continente. C’è con gli Stati Uniti uno squilibrio di politiche industriali e di investimenti che l’UE ha deliberatamente accettato, in nome delle tanto sbandierate competitività e autonomia strategica.
Poi c’è la Cina, mai menzionata neppure nei resoconti degli addetti ai lavori. I leader, riferiscono i bene informati, avrebbero tenuto una discussione di carattere generale. I 27 hanno preso atto dell’esistenza di squilibri macroeconomici globali che richiedono una risposta europea basata su due pilastri: l’unità europea e il dialogo con i principali partner economici“.
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Niente iniziative unilaterali e politica comunque di multilateralismo aperto, dunque. Per questo, e su questo i leader si sono trovati d’accordo, l’UE nel suo complesso deve “continuare a diversificare gli scambi commerciali, a ridurre i rischi, a diminuire le dipendenze e a rafforzare la propria autonomia strategica”. Una posizione di principio, questa, che è anche un voto di fiducia alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al suo voler concludere accordi commerciali con i partner del mondo.
La questione cinese emerge laddove i capi di Stato e di governo insistono sul fatto che “una concorrenza leale a livello globale richiede condizioni di parità“. E’ qui che si parla di Cina senza menzionarla esplicitamente. Del resto, dalla questione dell’acciaio ‘made in China’ risalente a dieci anni fa alle auto elettriche, fino ai dispositivi medici, i rapporti bilaterali tra l’UE e Pechino sono pieni di dimostrazioni pratiche del modo di fare business del Paese asiatico.
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