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    Home » Cronaca » Crisi senza fine, in Italia il più alto numero di famiglie a rischio povertà dell’Ue

    Crisi senza fine, in Italia il più alto numero di famiglie a rischio povertà dell’Ue

    In termini assoluti sono oltre 17 milioni, che rappresentano il 28,7% della popolazione a fronte di una media europea del 23,4%

    Veronica Di Norcia</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Veronicadin" target="_blank">@Veronicadin</a> di Veronica Di Norcia @Veronicadin
    16 Ottobre 2017
    in Cronaca
    Eurostat, aumenta rischio povertà in Italia del 3%

    Eurostat, aumenta rischio povertà in Italia del 3%

    Bruxelles – Sono più di 100 milioni i cittadini dell’Unione a rischio povertà. A dirlo è l’Eurostat, che, in occasione della Giornata internazionale per lo sradicamento della povertà indetta per il 17 ottobre, ha pubblicato i dati relativi alla ricerca che ha condotto sul benessere delle famiglie comunitarie. Secondo lo studio l’Italia è il Paese con il maggior numero di persone “a rischio di povertà” in termini assoluti: 17 milioni 470 mila nella Penisola nel 2016, ovvero oltre due milioni e mezzo in più rispetto ai 15,08 milioni che si contavano nel 2008. IN termini percentuali leggendo la tabella si vede che, rispetto al totale della popolazione, mentre nel 2008 era circa il 25,5% dei nuclei familiari a rischiare l’esclusione sociale, nel 2016 si è arrivati al 28,7%, un incremento di oltre il 3%, a fronte di una media europea del 23,4%.

    L’indice viene fatto sulla base di tre possibili criteri. Il primo è quello di appartenere a un nucleo familiare con un reddito, (inclusi i trasferimenti sociali) inferiore all’equivalente del 60% del reddito medio nazionale, tenuto contro di una ponderazione variabile rispetto ai componenti del nucleo stesso. Il secondo parametro è quello di subire “gravi deprivazioni”, come la difficoltà a pagare rate e bollette, a scaldare adeguatamente l’abitazione, a mangiare carne, pesce o proteine equivalenti un giorno su due e a possedere alcuni beni come l’auto, la lavatrice, un cellulare o una Tv a colori. Infine, il terzo possibile parametro è quello di esser parte di un nucleo con intensità lavorativa molto bassa, con meno del 20% di ore lavorate rispetto al potenziale dell’ultimo anno (da cui sono esclusi minori e studenti).

    Sul podio dell’infelice classifica, c’è in testa la Bulgaria con una percentuale di rischio povertà del 40,4%, seconda la Romania con il 38, 8% e terza la Grecia con il 35%. La Repubblica Ceca invece con solo il 13% di cittadini con un reddito basso, è al primo posto tra le popolazioni meno in crisi, seguita da Finlandia, Olanda e Danimarca. Nei tre paesi nordici, è più dell’80% delle famiglie ad avere un reddito superiore al minimo.

    Se la Grecia negli ultimi 8 anni ha visto aumentare il rischio povertà quasi dell’8%,  la Polonia, che si conferma un paese in rapida crescita, con una riduzione di quasi il 10% della popolazione a reddito limite.

    Anche per far fronte a questa situazione la Commissione europea ha annunciato di aver adottato delle guide linee per facilitare la donazione di cibo in surplus, in linea con il Circular Economy Action Plan. Vyrtenis Andriukaitis, commissario per la Salute e la sicurezza del cibo, ha garantito che l’elargizione di alimenti in surplus avverrà nel rispetto di tutte le norme igienico sanitarie necessarie.

    Tags: ciboeurostat italiaitaliaRischio povertàVyrtenis Andriukaitis

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