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    Home » Economia » La Commissione propone aiuti a fondo perduto e prestiti, ma gli Stati dovranno fare delle riforme

    La Commissione propone aiuti a fondo perduto e prestiti, ma gli Stati dovranno fare delle riforme

    Oggi la proposta dell'esecutivo europeo: nessuna nuova Troika, ma per ottenere i finanziamenti bisognerà proporre programmo coerenti con gli obiettivi di sviluppo dell'Unione in digitale, green e resilienza. Sassoli: "L'ultima parola spetta al Parlamento"

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    27 Maggio 2020
    in Economia
    Ursula von der Leyen

    Ursula von der Leyen

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    AGGIORNAMENTO

    Prima dell’annuncio ufficiale di Ursula von der Leyen in Parlamento europeo, il commissario all’Economia Paolo Gentiloni “rompe l’embargo” ed annuncia che il Fondo per il rilancio proposto dalla Commissione non sarà di 500, ma di 750 miliardi. Eunews vi aveva anticipato che sarebbe stato superiore alla cifra proposta da Francia e Germania.

    Commissione propone un Fondo di Recovery da 750 miliardi che si aggiunge agli strumenti comuni già varati. Una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti. #NextGenerationEu

    — Paolo Gentiloni (@PaoloGentiloni) May 27, 2020

    Bruxelles – C’è fretta, “il tempo stringe” ripetono alla Commissione europea, e dunque gli Stati rispondono: lavoriamo con calma.

    Il rilancio dell’economia europea è faccenda enorme, complicata, vitale, soprattutto oggetto di scontro politico e di ricatto “pro domo sua” da parte di qualcuno, come i quattro “frugali” Austria, Paesi Bassi, Danimarca, e Svezia, (i primi due nell’euro, i secondi fuori) che mettono sul tavolo una proposta completamente opposta a quella di Francia e Germania certo non per vedersela approvare, ma per tentare di avere “scappatoie” individuali.

    E’ una situazione difficile per la quale la notizia del giorno è che il Consiglio europeo del 19 giugno, tanto atteso, non sarà quello nel quale si prenderanno le decisioni definitive sul Bilancio pluriennale dell’Unione (QFP) e sul Recovery fund che oggi la Commissione europea presenterà in Parlamento. E’ vero che proprio le misure in se stesse sono complicate, ma è anche vero che gli Stati puntano i piedi.

    La proposta franco tedesca prevede un fondo straordinario di 500 miliardi che duri due anni, composto di sovvenzioni a fondo perduto e prestiti, finanziato attraverso bond che la Commissione andrà a piazzare sul mercato dei capitali. I soldi, in sostanza, saranno divisi secondo i bisogni e i progetti degli Stati, senza nessuna condizionalità specifica se non di investire per progetti legati ai danni portati dalla pandemia e poi, tutti insieme, si ripagano i creditori. I quattro frugali dicono ‘no’, niente soldi a fondo perduto, niente debiti condivisi e tante condizionalità, dalla riforme ad una troika composta da Corte dei conti europea, Antifrode europea e Procura europea. Chiaramente inaccettabile, chiaramente una provocazione, chiaramente una carta per aprire una trattativa, perché senza il consenso di tutti il progetti di rilancio non può partire, dunque ogni governo deve essere a bordo.

    Anche perché non è che questi soldi Berlino e Parigi li hanno pensati solo per l’Italia o la Spagna. No, anche in Francia c’è bisogno di un robusto sostegno all’economia, ed anche in molte zone della Germania, che non è tutta locomotiva”, anche lì ci sono i vagoni scalcagnati tda trascinare avanti.

    Ascolta cosa le imprese ritengono necessario perché la proposta della @EU_Commission su #RecoveryFund e #QFP possa funzionare in #Italia. Segui lo SmartEvent di Eunews con Teroni di @FacilityLive , Barreca di @federturismo e Scordamaglia di @Filiera_Italiahttps://t.co/7cAeLVowZP https://t.co/gBluFzod1y

    — eunews.it (@eunewsit) May 28, 2020

    La Commissione ha detto di aver preso atto di tutte le proposte, anche se per quella di Emmanuel Macron e Angela Merkel ha manifestato un sincero entusiasmo, ed oggi alle 13.30 in Parlamento presenterà la sua. Non è dato sapere quanti soldi metterà, ma è facile prevedere che, QFP a parte, vanterà un totale di oltre mille miliardi di interventi straordinari, considerando anche quelli per 540 già varati nelle scorse settimane. Bisognerà vedere se, come auspica il Parlamento europeo per voce del suo presidente David Sassoli, ci sarà il coraggio di fare di più. L’italiano ricorda che “l’ultima parola spetta al Parlamento”, che dovrà approvare il pacchetto di misure varato dagli Stati, ed è una minaccia solida questa volta, tra i deputati c’è una certa unità trasversale in questi mesi. Sassoli ieri ha anche visto Merkel, e ne è uscito soddisfatto, parlando della presidenza di turno del Consiglio Ue che toccherà a Berlino dal primo luglio dice che l’ambizione della presidenza tedesca “è molto alta”.

    Dunque se il prossimo QFP e il Recovery Fund non passeranno, come conferma anche Sassoli, il 18 giugno, fatalmente passeranno sotto la gestione della presidenza tedesca e il peso di Mekel si sentirà ancora più forte, certo sarà una guida più autorevole di quella attuale in mano alla Croazia.

    Intanto le ipotesi si rincorrono. Si parte dalla base di un Fondo da almeno 500 miliardi (ma potrebbero essere di più) e da un QFP da 1.000, più i 540 di MES, SURE (fondo per la cassa integrazione) e prestiti della BEI. La Commissione vede i primi 1.500 miliardi come un progetto unico, nel senso che anche il Fondo rientrerà nel quadro del bilancio pluriennale (con bond fino a 30 anni) e dunque i progetti che potranno essere finanziati dovranno essere in linea con due elementi di base: le raccomandazioni che la Commissione ha fatto agli Stati per risanare le loro economie e l’inquadrare gli investimenti all’interno del quadro delle politiche UE su digitale, Green Deal e resilienza, cioè il rafforzamento della capacità di reagire alle crisi.

    Il nome che avrà il Fondo sarà “Recovery and resilience Facility”, base del primo di tre pilasti sui quali la Commissione organizza la sua proposta, sul quale poggiano sostegni diretti a Enti locali, ospedali, PMI, il fondo rurale e il Just Transition fund per la transizione verde previsto dal Green Deal. Secondo pilastro saranno interventi per ricapitalizzare le imprese che ne hanno bisogno dopo la crisi pandemica e per investimenti, il terzo è dedicato alla resilienza, la capacità di rafforzare la risposta degli Stati alle crisi sanitarie.

    Quanto andrà ai prestiti e quanto a fondo perduto non è ancora certo, ma l’intenzione di Bruxelles è che il fondo perduto abbia una percentuale maggiore, almeno il 60 per cento.

    La Commissione pensa anche a rafforzare la situazione finanziaria dell’Unione aumentando le risorse proprie, anche allo scopo di ripagare almeno in parte (se non tutto) il debito che assumerà sui mercati. Le idee che potrebbero essere oggi sul tavolo potrebbero prevedere una estensione della tassa sullo scambio delle emissioni, una tassa sulle emissioni dei Paesi terzi, una per le multinazionali che intendono operare nel mercato interno e una digital tax.

    Tags: commissione europeacoronavirusmesmffPaolo GentiloniQfprecovery fund

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