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    Home » Economia » Con il Coronavirus la necessità di più innovazione, la strategia CDP per le startup

    Con il Coronavirus la necessità di più innovazione, la strategia CDP per le startup

    Un fondo speciale per creare quello che deve diventare l'asse portante del sistema Paese, finora troppo indietro rispetto al resto d'Europa

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    23 Giugno 2020
    in Economia

    Bruxelles – Il Coronavirus porta con sé non solo crisi, ma anche l’opportunità di imprimere un cambio di passo nelle politiche a sostegno dell’innovazione. Cassa Depositi e Prestiti (CDP) lo ha capito, mettendo sul piatto un miliardo di euro – 800 milioni dei quali già sottoscritti – attraverso uno speciale fondo per sostenere quello che è diventato improvvisamente un comparto ancor più strategico di quanto fosse prima della pandemia di COVID-19, grazie alle risorse allocate pariteticamente dal Governo, in particolare dal ministero dello Sviluppo economico – e dal gruppo CDP. L’obiettivo è sostenere il venture capital, la forma d’investimento ad alto rischio tipicamente orientata a finanziare start-up innovative, e farne l’asse portante del sistema Paese.

    Il seminario on-line sulla presentazione del piano industriale 2020-2022 di CDP Venture Capital è stata l’occasione per fare il punto della situazione e tracciare la rotta per il futuro. E il futuro che inizia oggi è già una sfida. “Nel prossimo anno e mezzo l’accelerazione tecnologica sarà a pari a quella che avrebbe interessato cinque anni, senza pandemia di COVID”, sottolinea il ministro per lo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Il mercato si è messo a correre, e non è una buona notizia per l’Italia, già indietro quando non si correva così tanto.

    In media in Europa si investe il 2% del Prodotto interno lordo in ricerca e sviluppo, l’Italia è ferma all’1,18%. Mentre sul fronte degli investimenti privati, nel 2019 in Italia il flusso di Venture Capital ha mosso 0,5 miliardi di euro, per un incidenza sul PIL pari allo 0,02%. Nel Regno Unito questa forma di finanziamento per le start-up ha raggiunto i 10,5 miliardi di euro, in Germania 5,4 miliardi, in Francia 4,4 miliardi. Non ci siamo. Il ritardo va colmato. “Vogliamo portare questo 500-600 milioni ad un livello di 2,5 miliardi di euro, che riteniamo un livello giusto per un Paese come l’Italia”, spiega Enrico Resmini, amministratore delegato di CDP Venture Capital. “Vogliamo che il sistema di Venture Capital sia un asse portante del Paese”.

    Per farlo servirà un contesto normativo favorevole, e da questo punto di vista il governo assicura che intende favorire l’accelerazione innovativo-competitiva del Paese. “Occorre lavorare sulle start-up, che sono in grado di leggere le esigenze del mercato e offrire una risposta”, riconosce Patunelli. Questo implica “fornire strumenti alle 11mila start-up esistenti e quelle che verranno”. La politica tende la mano, ma CDP chiama chiede non solo sforzi legislativi e finanziari. Permane “una questione culturale”, rileva l’ad di CDP Venture Capital. “In Italia non si insegna a fare start-up, dobbiamo insegnare ai giovani a fare start-up”.

    Quella della cultura d’impresa è una faccia della medaglia. Investimenti rischiosi come quelli per le start-up certamente risentono di imprenditori poco esperti della materia. Bisogna avere persone capaci e un ambiente normativo-produttivo favorevole. Solo così si trovano investitori. Cassa Depositi e Prestiti intende lavorare a questo cambiamento. “Il Fondo per l’innovazione è la leva per trasformare l’Italia del futuro, è il primo soggetto di venture capital del Paese, e vogliamo attrarre nuovi investitori, anche esteri”, rileva Francesca Bria, presidente di CDP Venture Capital. “E’ una sfida impegnativa, ma l’Italia è in ritardo, siamo al decimo posto per capitale investito in venture capital”.

    C’è anche un altro aspetto, da non sottovalutare: il Mezzogiorno. Se il piano di Cassa Depositi e Prestiti funziona, si potrà lavorare al rilancio delle regioni meridionali. Tra gli obiettivi, sottolinea Bria, quello di “catalizzare interventi al sud”.

    Più in generale “Venture Capital deve divenire lo strumento sistematico per generare nuova imprenditorialità”, sottolinea Fabrizio Palermo, amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti. “Non vogliamo dedicare solo un fondo, ma sostenere un intero sistema”. L’obiettivo di fondo è aiutare le imprese di nuova creazione per farle diventare protagonisti della ripresa e del rilancio. “Vogliamo creare una serie di fondi per le varie fasi, per fare in modo che le start-up diventino impresa”. C’è già un piano d’azione. “Entro il 2022 puntiamo a investire in oltre 1000 startup, sfruttano più di 15 acceleratori di nuova generazione, formano più di 20 nuovi team di gestori”.

    Tags: Cassa depositi e prestitiCdpcoronavirusCovid 19enrico resminiFabrizio Palermofrancesca briaimpreseinnovazioneitaliaMezzogiornonuove tecnologieripresastartupStefano PatuanelliSudtecnologiaventure capital

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