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    Home » Cronaca » Il G20 Salute: le lezioni della pandemia e le questioni ancora irrisolte

    Il G20 Salute: le lezioni della pandemia e le questioni ancora irrisolte

    Si è concluso a Roma il Vertice del G20 sulla salute. Al centro della discussione il rapporto tra salute e obiettivi di sviluppo sostenibile, una concezione onnicomprensiva di salute e investimenti su ricerca e innovazione per rendere i sistemi sanitari nazionali resilienti

    Pamela Preschern</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@PamPre84" target="_blank">@PamPre84</a> di Pamela Preschern @PamPre84
    7 Settembre 2021
    in Cronaca
    salute

    Se si potesse riassumere in poche parole la riunione dei Ministri della Salute dei paesi del G20 tenutasi ai Musei Capitolini di Roma il 5 e 6 settembre quattro sono i punti principali che si dovrebbero menzionare:

    • il riconoscimento degli insegnamenti della pandemia e dei benefici della cooperazione internazionale;
    • il richiamo a investire nella ricerca e innovazione per sistemi sanitari nazionali efficienti e resilienti;
    • l’adozione di una visione globale della salute che riconosca pari rilevanza alle componenti umana, animale e ambientale;
    • la costruzione di un impianto universalista che per rendere la salute un diritto accessibile a tutti.

    La riunione, in continuità con il Global Health Summit ospitato lo scorso maggio a Roma congiuntamente dal governo italiano rappresentato dal primo ministro Mario Draghi e dalla Commissione europea rappresentata dalla presidente Ursula von der Leyen, si è conclusa con l’approvazione all’unanimità  del Patto di Roma. Si tratta di un esito tutt’altro che scontato, considerando che al termine del G20 dello scorso anno non era stata adottata alcuna dichiarazione finale. “È il segnale di un impegno condiviso, una visione comune battaglia e una sfida aperta che tutti vogliamo vincere: quella del rilancio dei sistemi sanitari nazionali e delle politiche della salute“, come ha affermato il ministro della Salute italiano Roberto Speranza, durante la conferenza stampa a margine del Summit.

    La struttura del Vertice e i contenuti del Patto di Roma

    La riunione si è articolata in tre sessioni principali in ognuna delle quali sono stati affrontati punti cruciali, confluiti nella Dichiarazione finale, il Patto di Roma.

    Nella prima sessione i leader hanno affrontato il tema della ricostruzione post Covid-19 e dello sviluppo di una sanità pubblica più resiliente. La pandemia ha messo a dura prova le capacità dei servizi sanitari nazionali di affrontare situazioni di emergenza e ha reso evidente la necessità e l’urgenza di investire risorse nella sanità pubblica rendendo equo e universale l’accesso alle cure. Strutture sanitarie efficienti e resilienti sono imprescindibili non sono per gestire adeguatamente le prossime sfide in materia di salute ma anche per un  progresso socio economico su scala mondiale. A questo proposito è stato evidenziato il legame tra salute e obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, con particolare riferimento a quelli in materia di salute, benessere e parità di genere. E’ chiaro che il raggiungimento di questi target sia stato e sia tuttora fortemente ostacolato dalla pandemia, in particolare nelle aree del mondo più fragili e che pertanto l’ impegno dei paesi occidentali a sostegno di queste non può venir meno.

    La seconda sessione è stata dedicata alla presentazione di proposte specifiche per poter affrontare in modo efficace future emergenze. Innanzitutto è emersa l’importanza di una concezione olistica della salute che comprenda, oltre a quella umana, la salute animale e ambientale. A livello pratico è stata ribadita la necessità di un coordinamento tra i sistemi sanitari nazionali attraverso modalità di interconnessione che permettano ai dati raccolti di esser condivisi (anche attraverso l’utilizzo della tecnologia digitale) e della formazione e dispiegamento di personale sanitario in situazioni di emergenza.

    Infine nella terza sessione si è trattato degli strumenti di controllo e strategie di contrasto della pandemia, con riferimento sia a quelli già disponibili come i vaccini, sottolineando i successi raggiunti grazie alla ricerca scientifica, alla collaborazione internazionale e ai partenariati misti (pubblico-privati) ,sia a ulteriori misure di sostegno nella lotta contro il virus che richiedono massicci investimenti in ricerca e innovazione.

    Le altre questioni affrontate

    Oggetto di discussione è stato anche il rafforzamento delle capacità di produzione locale e il trasferimento tecnologico tramite il rafforzamento di meccanismi di collaborazione esistenti come il Covax per garantire un accesso equo e universale ai vaccini. Ques’ultimo è un obiettivo da considerare prioritario se non si vuole che cooperazione, solidarietà e equità restino solo parole vuote e per evitare che il richiamo più volte ripetuto nelle sedi istituzionali europee e ribadito dal ministro Roberto Speranza affinché “nessuno resti indietro” rimanga inascoltato.

    Sullo sfondo poi la compatibilità della proposta recentemente avanzata dai paesi economicamente avanzati (inclusi quelli europei) di una terza dose di vaccino per le categorie più fragili, con la necessità di assicurare una copertura vaccinale adeguata per quelle popolazioni che non hanno ancora ricevuto neanche la prima dose. Non si tratta di una questione puramente morale ma anche sanitaria, tenuto conto che la diffusione delle varianti è facilitata da campaagne di vaccinazione disomogenee e diversificate a livello globale.

    In attesa di trovare soluzioni a tali questioni di notevole complessità i ministri della salute si preparano al prossimo appuntamento a fine ottobre in cui torneranno a discutere di salute con i ministri delle finanze per affrontare il tema dell’architettura globale del sistema sanitario, in primis della riforma dell’OMS e di un adeguato sostegno finanziario alla salute pubblica.

    Tags: coronavirusG20italiaSaluteursula von der leyen

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