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    Home » Cronaca » Covid, la Commissione respinge le accuse di non trasparenza sugli scambi di messaggi con Pfizer

    Covid, la Commissione respinge le accuse di non trasparenza sugli scambi di messaggi con Pfizer

    Mercoledì la sentenza della Corte di giustizia. L'esecutivo comunitario mette le mani avanti: trasparenza non in discussione, e gli sms non avevano contenuto rilevante

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    12 Maggio 2025
    in Cronaca, Salute
    L'amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla (Photo by Fabrice COFFRINI / AFP)

    L'amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla (Photo by Fabrice COFFRINI / AFP)

    Bruxelles – Moderna, AstraZeneca, Novavax, ma soprattutto Pfizer: tutti i vaccini anti-Covid e i contratti di acquisto sono un caso legale che la Commissione europea intende disinnescare. Mercoledì (14 maggio) è attesa la sentenza della Corte di giustizia dell’Ue sulla presunta violazione delle regole di trasparenza per il mancato accesso ai messaggi di testo scambiati tramite il telefono tra la presidente dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen e l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, tra l’1 maggio 2021 e l’11 maggio 2022. Accuse che a Bruxelles si respingono da sempre e che si torna a respingere alla vigilia di una sentenza che comunque produce apprensioni e malumori.

    I malumori sono per gli attacchi riferiti ad una “situazione senza precedenti”, non solo per ciò che riguarda una crisi sanitaria per cui praticamente nessuno, nell’Ue, era preparato, e per contratti tutti da inventare. Se negli Stati Uniti, al tempo della pandemia di Coronavirus, esisteva già una legislazione che prevedeva che il governo federale potesse ordinare alle industrie di produrre con priorità per il governo, “noi non avevamo questo tipo di legislazione”, si ricorda: “Per l’Ue questo tipo di contratti Covid sono una situazione senza precedenti, da dover creare per l’occasione”.

    I messaggi tra Ursula von der Leyen e l’amministratore delegato di Pfizer sono al centro di un’indagine UE

    Già, i contratti. La Commissione e la sua presidente von der Leyen hanno iniziato a puntare sui sieri di Pfzier a novembre 2020, ma si erano portate avanti siglando accordi di prelazione per fornitura già anticipo, e a fine novembre erano già cinque le case farmaceutiche con intese raggiunte. Gli ultimi giorni di dicembre il via alla campagna vaccinale europea, dopo il via libera all’uso anche delle fiale Pfzier.

    A gennaio 2021 l’acquisto per nuove 300 milioni di dosi Pfizer, a cui si aggiungono acquisti per ulteriori 100 milioni di dosi ad aprile. Pochi giorni dopo l’annuncio di un altro contratto. Tante dosi, tanti soldi in ballo. Il New York Times chiede di visionare la corrispondenza tra i principali protagonisti di questa storia, la presidente della Commissione e l’amministratore delegato di Pfizer. Un accesso negato perché i messaggi di testo non sono disponibili.

    La Commissione non nega lo scambio di messaggini, ma semplicemente spiega che sono stati ‘derubricati’ ad atti di nessuna importanza. Si salvano e si archiviano solo i documenti dal contenuto rilevante, e non sarebbe questo il caso. “I messaggini servivano solo per velocizzare la comunicazione”, spiegano a Bruxelles. Non erano uno strumento politico né utile alla definizione di politiche e contratti. Con la Commissione incaricata di agire a nome dei Ventisette Stati membri e riferire, l’ulteriore canale di comunicazione era considerato come informale ma funzionale al processo di gestione di una situazione mai vista prima, ma nulla di sensibile sarebbe passato per le vie del telefono personale di von der Leyen, e quindi non è stato archiviato.

    Court of Justice of the European Union, Luxembourg

    Dunque la Commissione europea presenta già la sua versione dei fatti, come già fatto ai giudici di Lussemburgo per la causa di cui la sentenza è in arrivo. La trasparenza non è in discussione, e la difesa di Bruxelles è che tutti i contratti sottoscritti sono stati resi pubblici e sono consultabili sul portale della Commissione. Si chiarisce che la questione riguarda una specifica richiesta, quella di messaggi di testo che sono ‘spariti’ e per questo, pur volendo, non diffondibili, per la natura non rilevante del loro contenuto.

    Se la Corte dovesse accogliere le ragioni dell’accusa la Commissione avrebbe di fronte a sé due possibilità: fare ricorso o rivalutare la richiesta di accesso alla documentazione richiesta alla luce della sentenza. Peccato che i messaggini in questione potrebbero comunque non esserci. “Non è von der Leyen che decide cosa conservare o no”, fanno sapere a Bruxelles. “C’è una persona incaricata di gestire i messaggi, che ha ritenuto di non doverli salvare”. Questo renderebbe impossibile rispettare anche l’eventuale sentenza contro von der Leyen.

    Tags: commissione europeacorte di giustiziaCovid 19crisi sanitariaModernaPfizertrasparenzauevaccini

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