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Fumo: esplode nell'Ue il mercato delle sigarette contraffatte
Ogni anno in Europa 700mila persone muoiono per disturbi legati al fumo

Fumo: esplode nell'Ue il mercato delle sigarette contraffatte

Lo riporta il rapporto annuale di Kpmg commissionato da Philip Morris International che denuncia un aumento del 3,9 per cento, pari a +1,3 miliardi di pezzi rispetto al 2020. L'alta tassazione sotto accusa

Bruxelles – Reti per il contrabbando di sigarette contraffatte. Praticamente un ritorno agli anni ’20 del secolo scorso quando, nell’America del Proibizionismo, nascevano i primi gangster e fioriva il mercato nero. Anche nel 2021, nell’Europa della lotta al fumo come parte del piano di prevenzione al cancro, il consumo complessivo di sigarette illegali è stato pari a 35.5 miliardi di pezzi. Lo riporta il rapporto annuale di Kpmg commissionato da Philip Morris international (Pmi) che denuncia un aumento del 3,9 per cento, pari a +1,3 miliardi di sigarette rispetto al 2020.

La Commissione Europea ha fissato l’obiettivo di ridurre dal 25 per cento di oggi al 5 per cento la popolazione che fa uso di tabacco, con un obiettivo intermedio del 30 per cento entro il 2025. Per arrivare agli obiettivi intende concentrarsi prevalentemente sulla tassazione delle sigarette per disincentivarne l’uso e l’abuso, soprattutto tra i più giovani. Per questo sta lavorando a una revisione della direttiva del 2011 che stabilisce il quadro di riferimento per il regime fiscale, e dunque i prezzi, dei prodotti del tabacco nell’Ue entro la fine dell’anno.

Secondo lo studio di Kpmg sarebbe proprio l’aumento sostenuto dei prezzi delle sigarette però ad alimentare il crescente mercato nero. Il rapporto analizza 30 Paesi europei – i 27 Stati membri dell’Ue, più Regno Unito, Norvegia e Svizzera – e riporta che se queste sigarette fossero state acquistate legalmente i governi avrebbero incassato 10,4 miliardi di euro di tasse in più, finite invece nelle tasche della criminalità organizzata. A trainare il mercato è la Francia, con un aumento di circa il 33 per cento e che l’anno scorso ha raggiunto 15,1 miliardi di sigarette contraffatte, pari al 29 per cento del consumo totale di sigarette nel Paese. Mentre circa la metà degli Stati membri – 16 su 17 – ha registrato un calo o una stabilità dei loro consumi. L’Italia si distingue con solo 1,4 miliardi di sigarette illecite (+2,2 per cento nel 2021), un numero comunque inferiore a quello del 2020 (-0,8 miliardi).

Al mercato avrebbero contribuito anche le continue restrizioni alle frontiere dovute alla pandemia di Covid-19. La criminalità organizzata si è specializzata nella produzione di sigarette contraffatte direttamente all’interno dei confini dell’UE, sintetizza il rapporto, in fabbriche clandestine dove non vengono rispettati gli standard normativi e qualitativi imposti in genere ai produttori. E con maggiori rischi per la salute dei fumatori. Non si avrebbero invece notizie riguardo sequestri di fabbriche illecite specializzati nei prodotti senza combustione, cioè le sigarette elettroniche, i prodotti a tabacco riscaldato e lo snus (stick di nicotina). Un segno che, sempre secondo Kpmg, la loro produzione richiede un processo industriale che la criminalità organizzata non è ancora in grado di allestire.

“I risultati del nuovo report Kpmg dovrebbero rappresentare un campanello d’allarme. È preoccupante che nei paesi con un alto livello di tasse sui prodotti del tabacco, come la Francia, il risultato sia stato una crescita dei consumi illeciti e una diminuzione marginale dei fumatori adulti di sigarette tradizionali”, ha commentato Gregoire Verdeaux, vice presidente senior per le relazioni esterne di Pmi. “I paesi dell’Ue che hanno adottato politiche differenziate per le alternative alle sigarette tradizionali stanno registrando risultati incoraggianti, favorendo il continuo declino del numero di chi consuma sigarette tradizionali a combustione e riducendo al contempo il mercato illecito”. Anche i prodotti senza combustione entreranno a far parte dei prodotti da tassare, per quanto con la possibilità di accise minori come dispositivi alternativi al fumo tradizionale, in un’ottica di riduzione del danno alla lotta al fumo.